Roma, 11 gennaio 2026 – Amedeo Nazzari, uno dei volti più noti del cinema italiano dagli anni Trenta agli anni Sessanta, torna sotto i riflettori grazie a una nuova biografia firmata da Roberto Liberatori e pubblicata da Edizioni Sabinae. Il libro, che conta 442 pagine e porta semplicemente il suo nome, arriva in libreria proprio in questi giorni. Come spiega l’autore, questa opera “riempie un vuoto che si protraeva da troppo tempo”. Eppure, oggi il nome di Nazzari – un tempo una vera icona pop, inseguita perfino da Hollywood – rischia di cadere nell’oblio, anche tra i più giovani appassionati.
Un attore che ha segnato un’epoca
Nato a Cagliari il 10 dicembre 1907, Amedeo Carlo Leone Buffa – questo il suo vero nome – cresce in una famiglia segnata da una tragedia precoce: il padre, proprietario di un pastificio, muore quando lui ha solo sei anni. La madre, Argenide, decide allora di trasferirsi a Roma con i figli. Qui, nei corridoi del collegio dei Salesiani, Amedeo scopre la passione per la recitazione. Prima sono le recite scolastiche, poi le Filodrammatiche, che lo portano infine a lasciare l’università per dedicarsi al teatro.
Dal palcoscenico al grande schermo, quasi per caso
Il passaggio al cinema arriva quasi senza cercarlo. Sono le grandi attrici dell’epoca – Marta Abba ed Elsa Merlini – a scorgere il suo talento e a spingerlo verso il set. Ma è Anna Magnani, racconta Liberatori, a convincere il marito regista Goffredo Alessandrini a scritturarlo per “Cavalleria” nel 1936. Il film è un successo e Nazzari diventa subito un volto noto. L’anno dopo arriva “Luciano Serra Pilota”, altro grande successo al botteghino. Nel 1942, con “La cena delle beffe” di Alessandro Blasetti, la sua fama si consolida definitivamente.
Gli anni della guerra e la carriera che non si ferma
La guerra non risparmia nemmeno lui. Nei giorni caotici dell’armistizio dell’8 settembre 1943, Nazzari viene incluso tra gli artisti “arruolati” dalla Repubblica di Salò. Eppure, come sottolinea Liberatori, riesce a evitare i film di propaganda. Alla fine del conflitto, riprende la sua carriera con fatica ma anche con grande determinazione. Blasetti lo dirige di nuovo in “Un giorno nella vita” (1946), mentre “Il bandito” di Alberto Lattuada e “La figlia del Capitano” di Mario Camerini segnano la sua rinascita artistica.
Il divo amato dal pubblico, corteggiato da Hollywood
All’inizio degli anni Cinquanta, Amedeo Nazzari è ormai il divo per eccellenza del cinema italiano. Lavora con registi come Luigi Zampa, Pietro Germi, Mario Monicelli e persino Federico Fellini in “Le notti di Cabiria”. Ma è grazie ai melodrammi di Raffaello Matarazzo – sette film insieme a Yvonne Sanson, a partire da “Catene” del 1949 – che conquista soprattutto il pubblico femminile. La critica li snobba, ma il botteghino premia questa formula. Nel 1969, grazie alla televisione e alla programmazione curata da Gian Luigi Rondi, quei film tornano a essere popolari.
Scelte fuori dal coro e un carattere riservato
Nonostante la fama, Nazzari resta fedele a se stesso. Hollywood lo cerca con insistenza: gli offrono persino un ruolo accanto a Marilyn Monroe. Lui rifiuta, preoccupato per l’inglese incerto e la sua timidezza come ballerino. In Argentina gli propongono un contratto milionario per interpretare un italiano senza scrupoli; anche qui dice no, temendo che quel ruolo potesse danneggiare l’immagine del suo Paese. A questo punto interviene perfino Perón, che gli permette di tornare in Italia senza penali.
Un ritratto privato tra mito e realtà
Il libro di Liberatori – realizzato anche grazie alla collaborazione della figlia Evelina Nazzari, che ha messo a disposizione lettere e documenti inediti – offre uno sguardo nuovo sull’uomo dietro la maschera. Un uomo sobrio e rigoroso, timido ma con una presenza scenica impossibile da ignorare: voce baritonale, fisico imponente, lineamenti decisi. “Nella vita era proprio come nei suoi film”, raccontano quelli che l’hanno conosciuto. Un modello d’italiano in cui molti si sono riconosciuti, ma che pochi hanno saputo davvero imitare.
Un’eredità da riscoprire
Oggi la figura di Amedeo Nazzari resta un punto di riferimento per chi studia la storia del cinema italiano. Eppure – sottolinea Liberatori – la sua memoria rischia di sbiadire senza iniziative come questa biografia. Un invito a riscoprire non solo l’attore, ma anche l’uomo che ha attraversato trent’anni di storia nazionale con discrezione e professionalità.
