Roma, 11 gennaio 2026 – Il segretario generale della First Cisl, Riccardo Colombani, ha lanciato un avvertimento chiaro durante “Il Confronto”, la trasmissione di Monica Setta su Rai 2: “Non devono essere i lavoratori a pagare per le tasse sulle banche previste dalla Manovra del governo”. Parole nette, arrivate in un momento delicato per il mondo bancario italiano, con i rinnovi dei contratti nazionali alle porte e una nuova pressione fiscale che rischia di ricadere su dipendenti e clienti.
Banche e lavoratori: scadenza dei contratti e tensione in aumento
Colombani ha ricordato che il contratto nazionale Federcasse è scaduto a dicembre 2025, mentre quello dell’Abi scadrà a marzo di quest’anno. “Stiamo per cominciare a lavorare sulle piattaforme delle richieste unitarie”, ha detto il segretario, segnalando che le trattative si preannunciano infuocate. Il sindacato non è disposto a sentire scuse, soprattutto se a portare il peso sarà “il lavoratore”, come ha sottolineato Colombani, riferendosi alla tassa che le banche considerano “ragionevole”.
Il clima resta teso. Da una parte ci sono i lavoratori che aspettano risposte chiare sul rinnovo dei contratti. Dall’altra, le banche devono fare i conti con una nuova tassa che potrebbe pesare sui loro bilanci. Ma la preoccupazione riguarda anche i clienti: i sindacati temono che l’aumento delle imposte venga scaricato sotto forma di maggiori costi o commissioni.
Manovra, Irap alle stelle e ripercussioni sul settore
Al centro della polemica c’è l’aumento di due punti percentuali dell’aliquota Irap per le banche, una delle misure principali della Legge di Bilancio. “Il contributo chiesto alle banche è pesante”, ha sottolineato Colombani. L’aliquota Irap per il settore bancario era già più alta rispetto a quella standard e ora, con questo incremento, rappresenta la principale fonte di gettito fiscale.
Dal Ministero dell’Economia fanno sapere che l’obiettivo è mettere insieme risorse per finanziare interventi sociali e ridurre il deficit. Ma la misura ha acceso dubbi sulla tenuta delle banche e sulle conseguenze per lavoratori e utenti.
Sotto la lente delle autorità di vigilanza
Colombani ha puntato il dito sulle autorità di controllo, in particolare la Banca d’Italia, il Mef e il Comitato interministeriale sul credito e il risparmio (Cicr). “A loro spetta tenere d’occhio la situazione”, ha detto il segretario della First Cisl. Il timore è che le banche, per compensare la nuova tassa, possano scaricare i costi sui clienti.
Il Cicr, guidato dal ministro dell’Economia, ha la responsabilità di vigilare su credito e risparmio. In passato, interventi simili sono stati monitorati con attenzione proprio per evitare che i consumatori finissero per pagare il prezzo più alto. “È fondamentale che le banche non scarichino questi costi sui cittadini”, ha ribadito Colombani.
Il futuro del settore sotto pressione
Nei prossimi mesi, con l’inizio delle trattative per il rinnovo dei contratti e l’entrata in vigore delle nuove tasse, il mondo bancario dovrà trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e tutela dei lavoratori. I sindacati hanno già avvertito che controlleranno con attenzione come sarà applicata la manovra e quali saranno gli effetti pratici.
A via Nazionale, sede della Banca d’Italia, si mantiene un atteggiamento prudente. Fonti vicine all’istituto spiegano che “il monitoraggio sarà continuo”, soprattutto per evitare che famiglie e imprese paghino il conto delle scelte fiscali. La partita è aperta: tra tavoli sindacali, vigilanza pubblica e strategie delle banche, i prossimi mesi diranno se e come il sistema riuscirà a reggere il colpo senza far pagare il prezzo a chi lavora e a chi ogni giorno si affida agli sportelli.
