Iran: il drammatico aumento delle vittime raggiunge quota 466

Iran: il drammatico aumento delle vittime raggiunge quota 466

Iran: il drammatico aumento delle vittime raggiunge quota 466

Matteo Rigamonti

Gennaio 11, 2026

Teheran, 11 gennaio 2026 – Il conto delle vittime nelle proteste in Iran ha superato quota 466 morti, secondo l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), riportata oggi da diversi media internazionali. Il dato, non confermato dalle autorità di Teheran, continua a crescere di ora in ora, mentre la tensione nelle principali città iraniane resta alta.

Proteste ovunque, repressione sempre più dura

Le manifestazioni, scoppiate ormai mesi fa, si sono diffuse in molte province dell’Iran. Da Teheran a Shiraz, passando per Isfahan e le città del nord-ovest, migliaia di persone sono scese in strada per chiedere riforme e più libertà. Hrana parla di una risposta molto dura delle forze di sicurezza: “Abbiamo raccolto centinaia di casi di uso eccessivo della forza”, ha detto un portavoce dell’agenzia, che segue la situazione grazie a una rete di attivisti locali.

Solo nelle ultime 48 ore, il numero dei morti è cresciuto rapidamente. Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio, si sarebbero registrati almeno 15 nuovi decessi nella provincia iraniana del Kurdistan. Le autorità parlano invece di “infiltrazioni straniere” e “atti di sabotaggio”, senza però fornire dati ufficiali sulle vittime civili.

Informazioni difficili da ottenere, fonti indipendenti al lavoro

Raccogliere dati affidabili è un’impresa. Le connessioni internet vengono spesso tagliate nelle zone più calde delle proteste. “Ci arrivano testimonianze frammentarie, ma la situazione è molto più grave di quanto si sappia ufficialmente”, ha raccontato un attivista iraniano a alanews.it, usando una chat criptata. Hrana stima che, oltre ai 466 morti, ci siano migliaia di feriti e più di 18mila arresti da quando sono iniziate le manifestazioni.

Le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno più volte chiesto a Teheran di far entrare osservatori indipendenti. L’ONU, con una nota diffusa ieri sera, ha espresso “profonda preoccupazione” per l’uso della forza contro manifestanti pacifici. “Chiediamo chiarezza e rispetto dei diritti fondamentali”, si legge nel comunicato.

Pressione internazionale e sanzioni in arrivo

La comunità internazionale segue la situazione con attenzione. L’Unione Europea ha convocato una riunione urgente dei ministri degli Esteri per discutere nuove sanzioni contro funzionari iraniani coinvolti nella repressione. Gli Stati Uniti, con il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller, hanno chiesto di “fermare subito la violenza contro i cittadini iraniani”.

Nel frattempo, le ambasciate occidentali a Teheran invitano i propri cittadini a evitare spostamenti non necessari e a mantenere un basso profilo. “La situazione è imprevedibile, soprattutto dopo il tramonto”, ha spiegato un diplomatico europeo che ha preferito restare anonimo.

Cosa scatena la protesta e il clima nelle strade

Tutto è cominciato dopo la morte di Mahsa Amini, una giovane donna fermata dalla polizia morale lo scorso settembre. Da quel momento, la rabbia si è allargata ben oltre i diritti delle donne, toccando temi come la crisi economica, la disoccupazione giovanile e la corruzione. “Non è solo una questione di velo o regole religiose”, dice Amir, studente universitario di Mashhad. “Vogliamo un futuro diverso”.

Nelle strade si sente un misto di paura e determinazione. I negozi chiudono presto, molte scuole restano vuote. Eppure, ogni sera, piccoli gruppi si radunano nei quartieri periferici a urlare slogan contro il governo. I video, spesso girati di nascosto e diffusi sui social, mostrano scontri e barricate improvvisate.

Nessuna soluzione all’orizzonte, appelli al dialogo ignorati

Al momento, non si intravede una via d’uscita politica. Il presidente Ebrahim Raisi ha ribadito che “l’ordine sarà ristabilito con ogni mezzo necessario”. Gli attivisti temono che il numero reale delle vittime sia molto più alto rispetto alle stime di Hrana.

“Serve un dialogo vero tra società civile e istituzioni”, ha detto ieri sera Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace, intervenendo a una conferenza online da Londra. Ma in Iran, almeno per ora, la voce delle piazze si scontra con un muro di silenzio e repressione.

La situazione resta incerta. Le prossime ore saranno decisive per capire se la protesta potrà avere una soluzione pacifica o se il bilancio delle vittime continuerà a salire.