Roma, 11 gennaio 2026 – Ali Asgari torna a raccontare l’Iran con ironia e satira leggera. Dal 15 gennaio arriva nelle sale italiane “Divine Comedy”, distribuito da Teodora, mentre nel Paese le proteste continuano a scuotere le piazze. Il regista, già conosciuto per “La bambina segreta” e “Kafka a Teheran”, questa volta sceglie la commedia per parlare di censura e integralismo religioso. Un tema caldo, in un momento in cui l’Iran sembra diviso tra voglia di cambiamento e durezza delle istituzioni.
Bahram e la burocrazia: una lotta all’italiana
Al centro di “Divine Comedy” c’è Bahram, un regista quarantenne interpretato da Bahman Ark. Il suo personaggio ricorda un mix tra Woody Allen, Nanni Moretti e Buster Keaton, con gesti nervosi e un’ironia amara. Bahram è bloccato da anni in un loop fatto di attese infinite e rifiuti: i suoi film non hanno mai il via libera per essere mostrati in Iran. Un calvario che si trasforma in una battaglia quotidiana contro la macchina lenta e opaca del Ministero della Cultura.
La scena si apre con un altro incontro tra Bahram e un funzionario. Il dialogo, a tratti surreale e grottesco, mette in chiaro le assurdità della censura: “Ma chi mai mette un animale in un film? Non è corretto”, dice il funzionario, riferendosi a un cane presente nella pellicola. Nonostante qualche sporadica apertura, la risposta resta la stessa: il film è “indecente” e non si può proiettare.
Tra amici, jazz e citazioni: il viaggio di Bahram
Bahram non si dà per vinto. A bordo della Vespa rosa della giovane produttrice Sadaf (Sadaf Asgari), con i capelli blu e l’hijab appena accennato, attraversa una Teheran fatta di cinema nascosti e salotti borghesi. Prima cerca aiuto da un amico attore, vanitoso ma con una sala tutta sua, poi si affida al fratello, anche lui regista ma più consono al sistema, che gli presta un vecchio proiettore. Solo una ricca signora di Teheran sembra pronta a dargli una mano concreta.
Il film è un mix di citazioni cinefile – da Matrix a Godard – e una colonna sonora jazz che ricorda le atmosfere dei film di Woody Allen. Ogni dettaglio costruisce un racconto sospeso tra realtà e finzione, dove l’ironia diventa l’unico modo per sopravvivere.
L’umorismo che diventa resistenza
“Questo film vuole raccontare la lenta e soffocante burocrazia iraniana che intrappola il protagonista”, ha spiegato Ali Asgari, che arriverà in Italia nei prossimi giorni per una retrospettiva alla Cineteca di Bologna. Per lui, la staticità delle immagini riflette l’immobilismo del sistema: “Lo spettatore vive in prima persona la routine della censura”, ha detto.
L’umorismo nasce proprio dall’assurdità di questa oppressione. I personaggi non sfidano apertamente il potere – troppo rischioso in Iran – ma rispondono con sarcasmo e furbizia alle sue contraddizioni. “I rigidi meccanismi di censura sono così illogici che si sgretolano da soli”, ha aggiunto Asgari. Per il regista, girare questo film è già un atto di ribellione: “La verità, anche quando la si vuole mettere a tacere, trova sempre il modo di farsi sentire”.
Uno specchio dell’Iran di oggi
In un momento in cui le proteste continuano a infiammare l’Iran, specialmente tra i giovani e nelle grandi città come Teheran, “Divine Comedy” si propone come una riflessione lucida e amara sulla condizione degli artisti e dei cittadini. La frase del protagonista – “Voglio proiettare il mio film per diventare umano” – riassume il cuore del film: il desiderio di esprimersi a ogni costo.
Il film esce in Italia mentre cresce l’attenzione del mondo verso le vicende iraniane. La retrospettiva alla Cineteca di Bologna darà al pubblico la possibilità di scoprire un autore che ha scelto la leggerezza e l’ironia per raccontare l’orrore della repressione. Ed è proprio grazie a questa leggerezza che Asgari riesce a far emergere con forza la voglia di cambiamento che attraversa oggi l’Iran.
