La Nasa annulla la missione per riportare le rocce marziane sulla Terra: cosa significa per il futuro dell’esplorazione spaziale

La Nasa annulla la missione per riportare le rocce marziane sulla Terra: cosa significa per il futuro dell'esplorazione spaziale

La Nasa annulla la missione per riportare le rocce marziane sulla Terra: cosa significa per il futuro dell'esplorazione spaziale

Giada Liguori

Gennaio 11, 2026

Washington, 11 gennaio 2026 – La missione Mars Sample Return della Nasa, pensata per riportare sulla Terra campioni di rocce marziane, è stata cancellata. Nel testo attuale della legge di bilancio degli Stati Uniti non è previsto alcun finanziamento per il programma. La decisione, che deve ancora passare l’ok definitivo di entrambe le Camere del Congresso, segna la fine di un progetto che aveva acceso il dibattito nella comunità scientifica e tra le agenzie spaziali di tutto il mondo.

Mars Sample Return, il progetto si ferma

A darne notizia è stata la stessa Nasa, attraverso la rivista Science. Senza fondi nel bilancio federale, si chiude un capitolo importante dell’esplorazione spaziale. Le decine di carote di roccia raccolte dal rover Perseverance tra il 2021 e il 2025 nel cratere Jezero resteranno quindi su Marte, almeno per ora. L’idea iniziale era di farle arrivare sulla Terra con una missione congiunta tra Nasa e Agenzia Spaziale Europea (ESA), per poterle studiare nei laboratori terrestri.

Il taglio dei fondi arriva dopo mesi di trattative sul costo totale del programma, che nel 2024 aveva raggiunto gli 11 miliardi di dollari. Una cifra giudicata troppo alta da molti membri del Congresso, soprattutto in un momento in cui si guarda con attenzione alla spesa pubblica. Il budget della Nasa per le missioni scientifiche nel 2026 è stato fissato a 7,25 miliardi di dollari: un taglio rispetto agli anni passati, anche se si è evitata una riduzione del 50% che si era ipotizzata in un primo momento.

Gli effetti sulla comunità scientifica e sull’Europa

La cancellazione pesa anche oltre oceano. L’ESA avrebbe dovuto fornire l’Earth Return Orbiter, il veicolo che avrebbe dovuto portare i campioni marziani a casa. Ora, con il progetto sospeso, anche il ruolo europeo è a rischio. “Sospendere la missione MSR significa perdere un’occasione fondamentale per la ricerca e vanificare anni di lavoro e conoscenze”, spiega John Robert Brucato, astrobiologo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e collaboratore degli strumenti Sherloc e SuperCam a bordo di Perseverance.

Brucato racconta a Media Inaf che “la ricerca di tracce di vita su altri pianeti è uno degli obiettivi principali della scienza”. Centinaia di ricercatori in tutto il mondo si stavano preparando da anni per analizzare quei campioni nei laboratori terrestri, con la speranza di trovare segni di vita microscopica.

Il futuro delle missioni su Marte resta incerto

Nonostante la cancellazione della Mars Sample Return, il bilancio Nasa prevede comunque 110 milioni di dollari per sviluppare tecnologie legate alle future missioni marziane. L’agenzia americana ha fatto sapere che questi soldi serviranno per continuare a lavorare su sistemi di atterraggio avanzati e altre tecnologie chiave, lasciando aperta la porta a nuove spedizioni in futuro.

Il dibattito sul futuro dell’esplorazione di Marte è più acceso che mai. Da una parte c’è la necessità di contenere i costi, dall’altra la consapevolezza che ogni rinuncia rallenta la corsa verso nuove scoperte. “È una grande perdita di slancio per gli Stati Uniti e l’Europa”, ammette Brucato. Per ora, però, le rocce raccolte da Perseverance rimarranno sulla superficie rossa, in attesa che nuove generazioni – o nuovi bilanci – possano riportarle a casa.

Tra scienza e politica, un bilancio amaro

La storia della Mars Sample Return si chiude tra polemiche sui costi e rimpianti per le occasioni perse. Il progetto aveva già subito tagli negli ultimi anni: dai quasi 11 miliardi stimati nel 2024 ai 7 miliardi previsti in seguito, comunque considerati troppi dai decisori americani. Ora, con il blocco dei fondi, la priorità sembra spostarsi su programmi meno costosi ma comunque in grado di garantire progressi tecnologici.

La delusione nella comunità scientifica è palpabile. “Centinaia di ricercatori si stavano preparando da anni”, ricorda Brucato. Solo col tempo si capirà davvero quanto peserà questa scelta sul futuro della ricerca spaziale nei prossimi decenni.