Burlò: un messaggio di conforto per la figlia

Burlò: un messaggio di conforto per la figlia

Burlò: un messaggio di conforto per la figlia

Matteo Rigamonti

Gennaio 12, 2026

Torino, 12 gennaio 2026 – Mario Burlò, imprenditore torinese di 63 anni, ha chiamato la figlia Gianna nella notte tra venerdì e sabato, appena uscito dal carcere in Venezuela. Voleva rassicurarla sulle sue condizioni di salute e annunciare che era finalmente libero. La telefonata è partita dagli uffici consolari italiani a Caracas intorno alle 2 del mattino, ora italiana. È stato il primo contatto diretto tra padre e figlia dopo quasi un anno di prigionia.

Mario Burlò torna libero: la telefonata che spezza il silenzio

Secondo l’avvocato torinese, Maurizio Basile, la voce di Burlò era “ferma, quasi allegra”, nonostante i lunghi mesi passati in carcere in Venezuela. “Sta bene”, ha detto Basile all’ANSA, aggiungendo che il suo assistito “ha una forza d’animo e una vitalità fuori dal comune”. La chiamata, attesa con ansia dalla famiglia, è arrivata nel cuore della notte italiana. Gianna, la figlia maggiore, ha risposto a stento, sorpresa e commossa. “Papà mi ha detto solo: sono libero, sto bene. Non ho chiesto altro”, ha raccontato a chi le sta vicino.

Dodici mesi di attesa e paura

Mario Burlò era stato arrestato a Caracas nel gennaio 2025 con l’accusa di irregolarità amministrative legate a lavori immobiliari nella capitale venezuelana. Da allora, la famiglia – divisa tra Torino e la provincia di Asti – aveva stretto una rete fitta di contatti con la Farnesina e con gli avvocati locali. “Abbiamo passato mesi di grande angoscia”, dicono amici e parenti. Solo negli ultimi giorni si erano rincorse voci di una possibile scarcerazione, ma nessuno in Italia aveva avuto conferme fino a quella telefonata.

Il lavoro della diplomazia italiana a Caracas

Fonti vicine al consolato italiano raccontano che la liberazione è arrivata grazie a una serie di “negoziati riservati” tra funzionari italiani e autorità venezuelane. “Abbiamo seguito il caso con molta attenzione fin dall’inizio”, spiega un funzionario che preferisce rimanere anonimo. Nei mesi scorsi, diversi parlamentari piemontesi avevano chiesto al Ministero degli Esteri di muoversi. “L’obiettivo era garantire condizioni dignitose in carcere e un processo giusto”, ha ricordato un portavoce della Farnesina.

Le condizioni di salute dopo la detenzione

Nonostante l’anno passato dietro le sbarre, Burlò ha rassicurato la famiglia sulle sue condizioni fisiche. “Ha detto che sta bene, che non ha subito maltrattamenti”, riferisce l’avvocato Basile. Però, secondo fonti vicine alla famiglia, l’imprenditore ha perso diversi chili e appare stanco. “Finalmente possiamo tirare un sospiro di sollievo”, ha detto un cugino raggiunto al telefono a Torino.

I procedimenti giudiziari ancora aperti in Italia

La vicenda venezuelana si intreccia con alcune questioni giudiziarie che Burlò deve affrontare in Italia. Basile conferma che il suo assistito “è pronto a spiegare tutto davanti ai giudici italiani”. Nei prossimi giorni si attendono novità sulle date delle udienze a Torino e Milano. “Mario vuole tornare a casa, rivedere la famiglia e riprendere in mano la sua vita”, ha detto il legale.

La città accoglie la notizia con sollievo

A Torino, dove Burlò è noto per il suo lavoro nel settore immobiliare e per l’impegno nel volontariato sportivo, la notizia della liberazione si è sparsa in fretta tra amici e colleghi. In via Po, davanti allo storico bar che frequenta da anni, ieri mattina qualcuno ha stappato una bottiglia di spumante per festeggiare. “È sempre stato uno che non molla mai”, ha commentato un vecchio compagno di scuola.

Per ora non è chiaro quando Mario Burlò potrà tornare in Italia. La famiglia aspetta aggiornamenti dalla Farnesina e spera di riabbracciarlo a Torino entro fine mese. Nel frattempo, quella breve telefonata nel cuore della notte resta il simbolo di una libertà tanto attesa.