Budapest, 12 gennaio 2026 – Alcuni cani riescono a imparare i nomi di nuovi oggetti semplicemente ascoltando le conversazioni tra i loro proprietari, senza bisogno di un vero addestramento. A dirlo è uno studio internazionale pubblicato su Science, guidato dall’etologa Claudia Fugazza dell’Eötvös Loránd University di Budapest. La ricerca, svolta tra il 2023 e il 2024, apre nuove strade nella comprensione delle capacità cognitive dei nostri amici a quattro zampe, suggerendo che certi meccanismi di apprendimento sono comuni a specie diverse.
Cani che imparano senza essere chiamati in causa
Sono stati coinvolti dieci cani particolarmente portati a capire le parole. Nel primo esperimento, i proprietari hanno mostrato e nominato due nuovi giocattoli direttamente ai loro animali, ripetendo i nomi più volte. Nel secondo, invece, i cani hanno semplicemente ascoltato una conversazione tra il proprietario e un’altra persona, in cui si parlava degli stessi oggetti, senza che il cane fosse coinvolto. In entrambi i casi, ogni nome è stato ripetuto per circa otto minuti, distribuiti in brevi sessioni.
Al termine, sette su dieci cani avevano imparato i nomi dei giocattoli, sia dopo il contatto diretto sia solo “origliando” la conversazione. “Abbiamo visto che questi cani riescono a collegare la parola all’oggetto anche quando non sono chiamati in causa”, spiega Claudia Fugazza. Un risultato che ricorda molto come imparano i bambini tra i 18 e i 23 mesi.
Un talento che non tutti hanno
Per mettere alla prova i cani, i ricercatori hanno chiesto ai proprietari di mostrare i giocattoli e poi di nasconderli in una cesta, pronunciando i nomi solo quando l’animale non poteva più vederli. Nonostante questa separazione tra parola e oggetto, molti cani hanno comunque memorizzato i nomi.
“Non tutti i cani ce la fanno”, precisa Fugazza. “Quelli che abbiamo scelto hanno una combinazione speciale di predisposizione e esperienza”. In effetti, imparare le parole ascoltando passivamente sembra un’abilità molto rara nel mondo canino. La maggior parte dei nostri animali domestici non la sviluppa, e gli studiosi pensano che giochi un ruolo sia il patrimonio genetico sia l’ambiente, ancora poco chiari.
Cosa c’è dietro questa capacità
La scoperta più interessante riguarda come funziona la mente dei cani in queste situazioni. Secondo gli autori, la capacità di imparare da una conversazione sentita senza partecipare non dipende solo dal linguaggio umano, ma da meccanismi sociali e cognitivi più generali, presenti in diverse specie. In pratica, alcuni cani riescono a “leggere” il contesto sociale e a prendere informazioni utili senza bisogno di un addestramento diretto.
“Questa ricerca apre nuove strade per capire come comunicano uomo e animale”, commenta il neuroscienziato Ádám Miklósi, coautore dello studio e collega di Fugazza all’università di Budapest. “Sapere come alcune specie imparano osservando o ascoltando ci può aiutare a migliorare la convivenza e l’addestramento”.
Cosa ci aspetta e cosa manca
Gli autori sottolineano che lo studio ha coinvolto solo cani con un talento particolare per capire le parole. Non è quindi una capacità comune a tutti i nostri amici a quattro zampe. “Serviranno altri studi per capire se e come si possa stimolare questa abilità anche in altri cani”, aggiunge Fugazza.
Il lavoro del gruppo ungherese – svolto tra laboratori universitari e case private, con sessioni registrate e analizzate fotogramma per fotogramma – è comunque un passo avanti importante. Conferma ancora una volta quanto sia sottile la linea che separa le nostre capacità cognitive da quelle degli animali che ci stanno accanto ogni giorno.
