Pechino, 12 gennaio 2026 – La Cina ribadisce il suo no deciso alle interferenze straniere in Iran, mentre nel Paese mediorientale continuano le proteste di massa contro il regime. A dirlo è stata oggi la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, durante il consueto briefing con la stampa, a poche ore dalle parole del presidente americano Donald Trump sulle possibili “opzioni molto concrete” che i militari statunitensi stanno valutando nei confronti di Teheran.
Cina e Iran: Pechino chiama alla calma
Durante la conferenza, Mao Ning ha voluto sottolineare come la Cina speri in un ritorno alla “pace” in Iran, invitando tutte le parti coinvolte a “fare di più per riportare stabilità in Medio Oriente”. Nel linguaggio diplomatico di Pechino, è un chiaro invito sia a Washington sia agli altri attori regionali. “Siamo contrari a qualsiasi tipo di interferenza straniera negli affari interni dell’Iran”, ha detto Mao, aggiungendo che la priorità è “evitare un’escalation” in una regione già fortemente segnata dalle tensioni.
Le sue parole arrivano in un momento delicato. Da giorni, le grandi città iraniane – da Teheran a Shiraz, passando per Isfahan – sono il palcoscenico di manifestazioni che chiedono riforme e più libertà civili. Le autorità hanno risposto con un massiccio schieramento delle forze di sicurezza e, secondo alcune ONG locali, almeno 25 persone sono morte negli scontri. Numeri però non confermati ufficialmente dal governo di Teheran.
Trump alza la voce: pressione americana su Teheran
La tensione internazionale è cresciuta dopo le dichiarazioni di Donald Trump. Ieri sera, durante un comizio in Ohio, ha detto che i militari americani stanno valutando “opzioni molto concrete” contro l’Iran. Una frase che ha subito fatto il giro del mondo, aumentando i timori di un possibile intervento militare. “Non possiamo restare a guardare mentre Teheran reprime il suo popolo”, ha aggiunto Trump, senza però entrare nei dettagli sulle misure allo studio.
A Washington, però, si mantiene il riserbo. Fonti vicine al Dipartimento di Stato spiegano che “tutte le opzioni restano sul tavolo”, ma al momento non ci sono decisioni operative imminenti. Nel frattempo, il Segretario di Stato americano ha parlato al telefono con il suo omologo francese per coordinare una risposta comune alle proteste in Iran.
La Cina punta su stabilità e dialogo
La Cina, che da tempo ha legami economici e strategici con l’Iran – basti pensare agli accordi energetici firmati negli ultimi anni – fa molta attenzione. Pechino teme che un intervento esterno possa far saltare ancora di più gli equilibri e mettere a rischio i propri interessi. “La stabilità del Medio Oriente è fondamentale per la sicurezza globale”, ha ribadito Mao Ning, lasciando intendere che la Cina continuerà a spingere per una via diplomatica.
Secondo alcuni esperti, dietro questa posizione c’è anche la voglia di Pechino di rafforzare il suo ruolo da mediatore internazionale. Negli ultimi mesi, infatti, ha intensificato i contatti con le cancellerie della regione, proponendosi come interlocutore affidabile sia per Teheran sia per i Paesi del Golfo.
Iran, proteste ancora in crescita
Intanto in Iran la situazione resta molto tesa. Le proteste – scoppiate una settimana fa dopo l’arresto di alcuni attivisti – si sono rapidamente allargate, coinvolgendo studenti universitari e lavoratori. Secondo i media locali, nella notte tra venerdì e sabato ci sono stati nuovi scontri nella zona sud di Teheran. Testimoni parlano di colonne di fumo e di colpi d’arma da fuoco che si sono sentiti fino all’alba.
Le autorità iraniane continuano a parlare di “complotti stranieri” dietro le proteste, mentre l’accesso ai social network resta limitato in molte zone del Paese. La comunità internazionale segue da vicino gli eventi: nelle ultime ore anche l’Unione Europea ha chiesto “moderazione” e il rispetto dei diritti umani.
Un futuro incerto, la parola d’ordine è prudenza
In questo scenario complicato, la voce della Cina spicca come un appello alla prudenza. Pechino osserva con preoccupazione l’evolversi della crisi iraniana e teme ripercussioni sui mercati energetici e sulla sicurezza regionale. Solo nelle prossime settimane si capirà se prevarrà la strada del dialogo o se assisteremo a nuove tensioni tra le grandi potenze. Per ora, la parola d’ordine è una sola: cautela.
