Milano, 12 gennaio 2026 – Eni ha lanciato oggi una nuova emissione obbligazionaria subordinata ibrida perpetua per un miliardo di euro, rivolta agli investitori istituzionali e collocata sul mercato degli Eurobond. L’operazione, partita questa mattina dalla sede milanese del gruppo, ha raccolto ordini per oltre sei miliardi di euro, con una domanda arrivata soprattutto da Regno Unito, Germania, Francia e Italia. Un segnale forte che, secondo fonti interne, conferma la fiducia degli investitori nella solidità finanziaria della società guidata da Claudio Descalzi.
Domanda robusta dagli investitori europei
La nuova obbligazione ibrida perpetua di Eni, si legge in una nota diffusa nel primo pomeriggio, è stata emessa con un prezzo di re-offer del 99,342% e prevede una cedola annua del 4,125% fino alla prima data di reset, fissata al 19 aprile 2032, cioè a 6 anni e 3 mesi dall’emissione. “La risposta del mercato è stata ben più forte del previsto”, ha spiegato un dirigente coinvolto nell’operazione, sottolineando come gli ordini abbiano superato di sei volte l’offerta iniziale.
Fonti vicine al dossier riferiscono che la maggior parte delle richieste è arrivata da grandi fondi pensione e compagnie assicurative britanniche e tedesche, seguiti da investitori francesi e italiani. “Il collocamento ha visto una partecipazione bilanciata tra i principali paesi europei”, ha aggiunto un analista di Piazza Affari che ha seguito da vicino l’andamento delle trattative.
Come funziona l’emissione
Il nuovo bond Eni rientra nella categoria delle obbligazioni ibride perpetue: titoli senza scadenza fissa, che permettono all’emittente di rimborsare il capitale solo a partire da date prestabilite. In questo caso, la prima opportunità sarà il 19 aprile 2032. Fino a quella data, gli investitori incasseranno una cedola fissa del 4,125% annuo. Dopo, il tasso potrà essere rivisto in base alle condizioni di mercato.
Il prezzo di emissione, detto “re-offer”, è stato fissato al 99,342% del valore nominale. In pratica, chi ha comprato il titolo oggi ha pagato poco meno dei 1.000 euro nominali per ogni obbligazione. “È una struttura tipica per questo genere di strumenti”, ha spiegato un gestore milanese esperto di debito corporate.
Gli obiettivi di Eni
Eni ha spiegato che l’emissione fa parte della strategia per migliorare la struttura del capitale e ampliare le fonti di finanziamento. “Questa operazione ci aiuta a rafforzare la posizione finanziaria e a sostenere i piani di investimento per i prossimi anni”, si legge nella nota ufficiale.
Fonti vicine al management hanno aggiunto che i fondi raccolti serviranno sia a rifinanziare il debito esistente sia a sostenere le attività legate alla transizione energetica. “Il mercato osserva con attenzione le mosse dei grandi gruppi energetici in questa fase di cambiamento”, ha commentato un analista londinese contattato nel tardo pomeriggio.
Reazioni e prospettive sul mercato
Il successo dell’emissione è stato accolto con favore dagli operatori finanziari. A Piazza Affari, il titolo Eni ha chiuso la giornata in leggero rialzo, sopra i 15 euro per azione alle 17:30. “La domanda forte conferma la fiducia degli investitori nella capacità del gruppo di creare valore anche in un momento economico incerto”, ha osservato un trader milanese.
Alcuni esperti sottolineano come le obbligazioni ibride siano strumenti sempre più usati dalle grandi aziende europee per rafforzare il capitale senza diluire la quota degli azionisti. “Per Eni questa operazione rappresenta una leva importante per finanziare la crescita e affrontare le sfide della transizione energetica”, ha spiegato un docente di Finanza dell’Università Bocconi.
Il quadro europeo
Il collocamento di oggi arriva in un momento in cui i tassi d’interesse restano alti e gli investitori guardano con interesse ai titoli a rendimento fisso. Secondo dati Bloomberg, nel solo primo trimestre del 2026 le emissioni di bond corporate in Europa hanno già superato i 70 miliardi di euro.
In questo scenario, la scelta di Eni di puntare su una obbligazione subordinata ibrida perpetua segue la strada già tracciata dai principali gruppi energetici europei. Sarà solo il tempo a dire se questa scommessa sul debito a lungo termine darà i risultati sperati. Per ora, il mercato ha risposto chiaro: la fiducia c’è.
