Roma, 12 gennaio 2026 – Nei primi undici mesi del 2025, le entrate tributarie erariali in Italia hanno toccato i 530,6 miliardi di euro, con un aumento di 11,3 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, pari a un +2,2%. A dirlo è il Bollettino del Dipartimento Finanze del Mef pubblicato oggi, che mostra una crescita stabile ma in lieve accelerazione rispetto ai mesi passati. A spingere in alto il dato sono sia le imposte dirette che quelle indirette.
Imposte dirette e indirette, come si dividono i numeri
Secondo il report del Ministero dell’Economia e delle Finanze, le imposte dirette – principalmente Irpef e Ires – hanno raggiunto i 294,8 miliardi di euro. Rispetto a gennaio-novembre 2024, si registra un aumento di quasi 1,5 miliardi, pari a un +0,5%. Una crescita contenuta, che riflette una sostanziale stabilità dei redditi tassabili.
Più deciso invece l’aumento delle imposte indirette, salite a 235,7 miliardi di euro, con un balzo di 9,8 miliardi rispetto all’anno precedente (+4,3%). A trainare è soprattutto il gettito dell’Iva, che secondo fonti del Mef ha beneficiato della ripresa dei consumi e di settori chiave come turismo e ristorazione.
Novembre in rialzo: quasi 59 miliardi incassati
Solo a novembre 2025, le entrate tributarie sono arrivate a sfiorare i 59 miliardi di euro, con un aumento di 1,92 miliardi rispetto a novembre 2024 (+3,4%). Le imposte dirette hanno portato a casa 28,6 miliardi, in crescita di 545 milioni (+1,9%). Le imposte indirette invece hanno toccato i 30,3 miliardi, con un balzo di 1,37 miliardi (+4,7%).
Il mese conferma una tendenza ormai consolidata: sono le imposte indirette a spingere la crescita complessiva. “L’andamento positivo dell’Iva e delle accise – ha spiegato un funzionario del Dipartimento Finanze – riflette sia l’aumento dei consumi sia gli effetti delle misure anti-evasione introdotte negli ultimi mesi”.
Consumi e lotta all’evasione dietro la crescita
Dietro l’aumento delle entrate tributarie, spiegano gli analisti del Mef, ci sono due fattori principali. Da un lato la ripresa dei consumi interni, che ha sostenuto l’Iva e le altre imposte indirette. Dall’altro, l’effetto delle nuove tecnologie usate per i controlli fiscali e delle campagne mirate contro l’evasione.
“Le misure adottate nel 2025 – sottolinea una fonte ministeriale – hanno permesso di recuperare basi imponibili che fino a poco tempo fa sfuggivano al fisco. Solo nei prossimi mesi capiremo se questa tendenza si confermerà”. Restano però alcune incognite: l’andamento dell’economia mondiale e le tensioni sui prezzi dell’energia potrebbero influenzare le entrate nei trimestri a venire.
Il confronto con il 2024 e le sfide per il 2026
Rispetto a gennaio-novembre 2024, il quadro del Mef mostra una crescita più forte delle imposte indirette rispetto a quelle dirette. Un segnale che, per alcuni osservatori, potrebbe indicare una maggiore voglia di spendere da parte di famiglie e imprese. “I dati sono positivi – spiega un esperto fiscale contattato da alanews.it – ma serve cautela: la pressione fiscale resta alta e il margine per aumenti è ridotto”.
Per il 2026, le previsioni sono più caute. Il governo punta a consolidare i risultati nella lotta all’evasione e a sostenere la crescita con misure mirate. Il prossimo Bollettino del Dipartimento Finanze darà un quadro più chiaro sull’andamento delle entrate nell’intero anno.
Intanto, a via XX Settembre si guarda con attenzione ai dati dei primi mesi del 2026. L’obiettivo è chiaro: mantenere i conti pubblici in equilibrio senza frenare la ripresa economica. Un equilibrio delicato, che richiederà scelte attente e un controllo costante dei principali indicatori fiscali.
