Faccetta nera al Luna Park invernale di Genova: un errore da correggere con provvedimenti immediati

Faccetta nera al Luna Park invernale di Genova: un errore da correggere con provvedimenti immediati

Faccetta nera al Luna Park invernale di Genova: un errore da correggere con provvedimenti immediati

Matteo Rigamonti

Gennaio 12, 2026

Genova, 12 gennaio 2026 – Sabato sera, mentre il Luna Park invernale di Genova era pieno di giovani e famiglie, dagli altoparlanti degli autoscontri è partita all’improvviso “Faccetta nera”, la canzone simbolo del Ventennio fascista. L’episodio, avvenuto intorno alle 21 a Ponte Parodi, ha scatenato reazioni immediate tra i presenti e ha riaperto il dibattito sulla memoria storica e i limiti della libertà di espressione nei luoghi pubblici.

Centinaia di persone sotto choc: la musica che fa discutere

Diversi testimoni raccontano che la canzone fascista è stata trasmessa per alcuni minuti, tra lo stupore e la rabbia di chi si trovava sulle giostre. Un ragazzo, visibilmente indignato, si è avvicinato al banco del giostraio e ha protestato: “Questa è apologia del fascismo, è un reato. Non si può sentire una cosa del genere”, ha detto con voce decisa. Il responsabile dell’attrazione ha provato a minimizzare – “È solo una canzone” – ma l’atmosfera era già tesa. Alcuni ragazzi hanno ripreso la scena con i cellulari, altri si sono allontanati scuotendo la testa, senza parole.

Anpi e istituzioni: nessuna giustificazione possibile

La diffusione di “Faccetta nera” in una città che vanta la medaglia d’oro per la Resistenza ha provocato una reazione durissima da parte delle istituzioni e delle associazioni partigiane. Massimo Bisca, presidente dell’Anpi di Genova, ha definito l’accaduto “inaccettabile e vergognoso”, parlando di comportamenti “vomitevoli” che non possono trovare spazio in una città come Genova. Sulla stessa linea la sindaca Silvia Salis, che in una nota ufficiale ha scritto: “Far sentire ‘Faccetta nera’ dagli altoparlanti di un’attrazione del Winter Park a Ponte Parodi, come è successo ieri sera, è un gesto gravissimo. Lo è ancora di più se si pensa che quel luogo è frequentato ogni giorno da migliaia di bambini, giovani e famiglie e che il Winter Park riceve contributi pubblici dal Comune. A Genova non c’è e non ci sarà mai spazio per nostalgie fasciste”.

Winter Park: “Un errore di un singolo, condanniamo tutto”

Gli organizzatori del Winter Park non hanno tardato a reagire. Mattia Gutris, portavoce dello staff, ha diffuso una nota domenica sera: “Condanniamo fermamente quanto è successo il 10 gennaio. Da più di cento anni il nostro scopo è unire persone e generazioni con il divertimento e la socializzazione. Tutto ciò che divide e richiama idee nefaste non fa parte dei nostri valori”. Gutris ha poi spiegato che al Luna Park lavorano più di trecento persone e che l’episodio sarebbe colpa di un singolo operatore: “Un errore grave, per il quale prenderemo provvedimenti severi. Ma non si può far ricadere la colpa su tutta la categoria o sull’intera manifestazione”.

Un caso che torna a far discutere l’Italia

Non è la prima volta che succede qualcosa del genere in Italia nelle ultime settimane: alla fine di dicembre, un episodio simile era stato segnalato alla pista di pattinaggio di Campobasso, dove la stessa canzone era stata diffusa dagli altoparlanti. Ma il caso di Genova assume un peso particolare, proprio per il legame forte della città con la Resistenza e il suo ruolo nella memoria nazionale.

Indagini in corso e possibili provvedimenti

Fonti vicine all’organizzazione confermano che sono già in corso controlli interni per individuare le responsabilità. Non si esclude che vengano presi provvedimenti disciplinari contro l’operatore coinvolto. Sul fronte istituzionale, la sindaca Salis ha chiesto un incontro urgente con i gestori del Winter Park per fare chiarezza e valutare eventuali misure aggiuntive.

Genova non dimentica: la memoria che torna a farsi sentire

In queste ore, sui social e nelle chat dei genovesi, il tema della memoria storica è tornato al centro delle conversazioni. “A Genova certe cose non si possono ignorare”, scrive un utente su X (ex Twitter). Eppure, tra le luci colorate delle giostre e le risate dei bambini, sabato sera qualcosa si è rotto. Solo quando la musica si è spenta, molti hanno capito che la storia può ancora irrompere nella vita di tutti i giorni. E lasciare il segno.