Roma, 12 gennaio 2026 – Mario Burlò, imprenditore piemontese di 53 anni, è stato scarcerato a Caracas ieri sera, dopo più di sette mesi dietro le sbarre in Venezuela. La notizia è arrivata poco dopo le 20, ora italiana, quando i suoi avvocati, Benedetto Buratti e Maurizio Basile, hanno confermato il rilascio. Burlò ha già potuto parlare con la figlia, rassicurandola sulle sue condizioni di salute. Un finale atteso, che chiude una vicenda seguita con ansia da famiglia e istituzioni italiane.
Mario Burlò libero, il lavoro dietro le quinte delle istituzioni
La liberazione di Burlò è stata definita dai suoi legali “un risultato importante, soprattutto considerando la situazione politica e sociale del Venezuela e i rapporti con l’Italia”. Negli ultimi anni, infatti, i rapporti tra Roma e Caracas sono stati tesi, complicando spesso le trattative per difendere i cittadini italiani all’estero. Buratti e Basile spiegano che “le istituzioni diplomatiche non si sono mai fermate, hanno lavorato costantemente per liberare i nostri connazionali, tenendoci sempre aggiornati”. Un impegno silenzioso, fatto di continui contatti tra il Ministero degli Esteri, l’ambasciata italiana a Caracas e le autorità locali.
Sette mesi di attesa e battaglie in tribunale
Mario Burlò era stato arrestato a fine maggio 2025 a Caracas con l’accusa di presunte irregolarità amministrative legate alla sua attività nel settore delle importazioni. La notizia aveva subito preoccupato la comunità italiana in Sud America e la sua famiglia in Piemonte. Nei mesi seguenti, la difesa ha sempre sostenuto la sua innocenza, sottolineando l’assenza di prove concrete. Solo ieri, dopo una lunga serie di rinvii e udienze a porte chiuse, il tribunale venezuelano ha deciso per la scarcerazione.
La famiglia tira un sospiro di sollievo
“Siamo molto felici che Mario sia finalmente libero”, hanno detto Buratti e Basile in una nota diffusa ieri sera. I due avvocati hanno aggiunto che Burlò “ha già parlato con la figlia e l’ha rassicurata sulle sue condizioni”. Un momento di sollievo dopo mesi di incertezza e attesa. “Vogliamo ringraziare le istituzioni diplomatiche”, hanno concluso, sottolineando come la collaborazione tra le parti sia stata fondamentale per arrivare a questo risultato.
Il contesto difficile del Venezuela e i rapporti con l’Italia
Il caso di Mario Burlò si inserisce in un quadro complicato. Il Venezuela vive da anni una crisi politica ed economica che rende difficile gestire i casi giudiziari di cittadini stranieri. Fonti diplomatiche italiane riferiscono che negli ultimi dodici mesi sono aumentati i casi di imprenditori italiani coinvolti in problemi legali nel Paese. La Farnesina, contattata ieri sera, ha confermato “il massimo impegno per tutelare i nostri cittadini”, senza però entrare nei dettagli sulla liberazione.
Il futuro: il ritorno in Italia è la priorità
Al momento, Mario Burlò è ancora a Caracas, in attesa di completare le pratiche per tornare in Italia. I suoi avvocati spiegano che “la priorità ora è farlo rientrare a casa al più presto”. Non si esclude che nei prossimi giorni vengano resi noti altri dettagli sulle condizioni imposte dal tribunale venezuelano per la scarcerazione. Intanto, tra parenti e amici dell’imprenditore – molti tra Torino e Cuneo – regna il sollievo. “Sono stati mesi duri”, racconta una cugina raggiunta al telefono ieri sera. “Solo ora possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo”.
Così si chiude la vicenda di Mario Burlò, con un lieto fine molto atteso. Ma resta alta l’attenzione sulle condizioni degli italiani all’estero, soprattutto in Paesi dove la situazione politica e giudiziaria resta incerta.
