Roma, 12 gennaio 2026 – Sono 220 gli studenti italiani ammessi a Medicina, ma non nelle aule di Roma o Milano. Il loro percorso partirà da Tirana, in Albania, presso la sede estera dell’Università di Tor Vergata. Una scelta obbligata, spiegano i ragazzi coinvolti, dopo il nuovo sistema del semestre filtro e le graduatorie pubblicate dal Ministero dell’Università. Perché? I loro punteggi non sono bastati per entrare nelle sedi italiane, ma sono stati sufficienti per ottenere un posto nella joint degree con l’università cattolica albanese “Nostra Signora del Buon Consiglio”. Attenzione però: il costo supera i 9.000 euro all’anno.
Tirana, la sorpresa amara per gli studenti italiani
La storia riguarda soprattutto chi ha superato almeno una delle tre prove previste dal semestre filtro e si è ritrovato assegnato alla sede albanese. Gaia Volpe, vent’anni, di Montella (Avellino), racconta: “Quando ho scelto le preferenze non mi sono accorta che la sede fosse in Albania, pensavo fosse quella di Tor Vergata a Roma”. Un errore di distrazione, ma non il solo. Pare che molti candidati abbiano inserito tutte le sedi disponibili senza leggere bene i dettagli.
Il bando ministeriale, uscito ad agosto, indicava chiaramente i 220 posti a Tirana, anche se la sede era ancora in fase di accreditamento. Sul sito di Tor Vergata le informazioni c’erano, ma – come sottolinea lo studio legale Delia – “non tutti avevano capito che le tasse sarebbero state diverse da quelle italiane statali”.
Tasse salate: la retta supera i 9.600 euro
Per molte famiglie la sorpresa è arrivata solo con la pubblicazione delle graduatorie. Alessia, 19 anni, romana, spiega: “Gli esami erano pubblici, ho messo tutte le sedi, ma non sapevo che quella di Tirana fosse privata e costasse così tanto”. La retta annuale richiesta dalla sede albanese è di 9.650 euro, da pagare tutta in un’unica soluzione. Una cifra ben diversa dalle tasse universitarie italiane.
Gli avvocati coinvolti parlano di una scelta “potenzialmente illegittima e ingiusta per chi non può permettersi questi costi”. Il rischio è che il diritto allo studio venga messo in crisi da una comunicazione poco chiara e da costi troppo alti per molte famiglie.
Ricorsi e proteste: migliaia di studenti alzano la voce
La vicenda ha già scatenato una serie di ricorsi. Rita, madre di una studentessa di 22 anni laureata in Scienze biologiche a Salerno, racconta: “Mia figlia non ha capito che quella sede fosse distaccata, nel bando era scritto tra parentesi”. Secondo i dati raccolti dall’Unione degli universitari e dagli studi legali Leone-Fell, Bonetti e Delia, almeno 3.000 studenti hanno già presentato ricorsi, individuali o collettivi. Altri 5.000 sono pronti a fare lo stesso.
Chi è in graduatoria può scegliere se rinunciare o tentare la via legale. Nel frattempo, il dibattito si allarga: “Così il semestre filtro non funziona”, dice una studentessa esclusa da Medicina. Le associazioni studentesche chiedono più trasparenza nei bandi e una revisione del sistema di assegnazione.
Il titolo italiano, ma a quale prezzo?
Alla fine del percorso a Tirana, gli studenti otterranno comunque un titolo di studio italiano. Il corso è riconosciuto dal Ministero e nasce dalla collaborazione tra Tor Vergata e l’ateneo albanese. Restano però i nodi sui costi e sulla mobilità obbligata per chi aveva scelto Medicina sperando di studiare in Italia.
Fonti ministeriali assicurano che la presenza della sede estera era nota e pubblicizzata. Eppure, tra distrazioni e informazioni poco chiare, centinaia di giovani si trovano davanti a un bivio: spendere cifre alte per studiare all’estero o rinunciare al sogno di Medicina.
Il caso di Tirana riapre il dibattito sull’accesso a Medicina in Italia e su come vengono gestite le graduatorie nazionali. Per molti studenti e famiglie, la speranza è che il prossimo anno accademico porti regole più semplici e meno sorprese.
