Inail: oltre mille denunce di infortuni mortali in soli 11 mesi

Inail: oltre mille denunce di infortuni mortali in soli 11 mesi

Inail: oltre mille denunce di infortuni mortali in soli 11 mesi

Matteo Rigamonti

Gennaio 12, 2026

Roma, 12 gennaio 2026 – Nei primi undici mesi del 2025, secondo i dati diffusi dall’Inail, le denunce di infortunio mortale sul lavoro in Italia hanno superato quota 1.000, escludendo gli studenti. Un dato in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che riapre il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, tema ancora al centro dell’agenda sindacale e politica.

Morti sul lavoro, il numero sale ancora

Nel dettaglio, le denunce di infortunio mortale sul lavoro presentate entro novembre sono state 729, leggermente più delle 722 registrate nei primi undici mesi del 2024. Un aumento dell’1%, che però – come sottolinea l’Inail – va preso con cautela, visto che i dati sono ancora provvisori. Più evidente la crescita dei casi mortali “in itinere”, cioè durante il tragitto casa-lavoro: 273 denunce contro le 264 dell’anno prima, un +3,4%.

“Non possiamo farci l’abitudine a questi numeri”, ha detto ieri pomeriggio il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine di un incontro a Piazza Santi Apostoli. “Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per tutti. Serve un impegno serio da parte di istituzioni e imprese”.

Quasi mezzo milione di infortuni denunciati

Anche il totale degli infortuni sul lavoro registra una leggera crescita. Da gennaio a novembre 2025 sono state presentate 476.898 denunce. Di queste, 385.435 riguardano incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa, in aumento dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre 91.463 sono infortuni “in itinere”, cresciuti del 3%.

L’Inail invita a leggere questi numeri tenendo conto della ripresa delle attività produttive e della maggiore mobilità rispetto agli anni più duri della pandemia. Però, anche se la crescita è contenuta, resta chiaro che la sicurezza sul lavoro è ancora un problema aperto.

Sindacati e istituzioni: più controlli e prevenzione

Le cifre diffuse dall’Inail hanno subito acceso le reazioni di sindacati e associazioni di categoria. “Non basta dire ‘ci dispiace’ ogni volta che succede una tragedia”, ha detto Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil. “Servono soldi veri per la prevenzione e più ispettori nei cantieri e nelle fabbriche”. Anche la ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha ribadito l’impegno del governo: “Stiamo lavorando a un piano nazionale per rafforzare controlli e formazione sulla sicurezza”.

Sul fronte delle imprese, Confindustria ha sottolineato l’importanza di “un lavoro comune tra pubblico e privato”, puntando su tecnologia e una cultura più forte della prevenzione. “La sicurezza non è un costo, ma un investimento”, ha spiegato il vicepresidente Maurizio Stirpe.

Edilizia, agricoltura e logistica: i settori più a rischio

Secondo le prime analisi dell’Inail, i settori più colpiti dagli infortuni mortali sono ancora l’edilizia, l’agricoltura e la logistica. Sul fronte geografico, nelle province del Nord-Est – come Padova, Treviso e Verona – si registra un numero di incidenti più alto della media nazionale. Nel Mezzogiorno, invece, il fenomeno è più sparso ma non meno grave.

“Bisogna lavorare di più sulla cultura della sicurezza, soprattutto nelle piccole imprese”, ha spiegato un funzionario Inail della sede di Bologna. “Spesso mancano risorse e formazione adeguata”.

Sicurezza sul lavoro: una battaglia ancora aperta

Il tema della sicurezza sul lavoro resta una delle emergenze sociali più urgenti in Italia. I dati degli ultimi mesi mostrano che il rischio è ancora diffuso, senza distinzioni nette tra settori o aree del Paese.

Solo nelle prossime settimane si potranno vedere gli effetti delle nuove misure annunciate dal governo. Intanto, dietro ogni numero c’è una storia vera: famiglie che piangono, colleghi segnati da lutti improvvisi. E la consapevolezza che la prevenzione non può più aspettare.