Roma, 12 gennaio 2026 – L’inflazione nella zona OCSE ha rallentato, scendendo al 3,9% a novembre 2025. È un passo indietro rispetto al 4,2% di settembre, come ha reso noto oggi l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Il dato, diffuso dalla sede parigina, mette in luce una situazione in movimento che tocca da vicino famiglie e imprese nei paesi membri. In Italia, nello stesso periodo, l’inflazione si è fermata al 2,9%, leggermente sotto il 3% di ottobre.
Inflazione OCSE in discesa: cosa dicono i numeri
Nel suo ultimo report, l’OCSE conferma un rallentamento nei prezzi negli ultimi mesi del 2025. Il 3,9% di novembre è un segnale chiaro: l’inflazione sta perdendo forza rispetto a settembre, quando era al 4,2%. Gli esperti dell’organizzazione spiegano che questa frenata deriva da una minore pressione sui prezzi in diversi settori, anche se non mancano ancora alcune oscillazioni.
A spiccare è soprattutto la frenata dei prezzi alimentari, scesi dell’1% fino al 4%. Un dato importante, perché – sottolineano all’OCSE – può dare un po’ di respiro ai bilanci delle famiglie, specie in quei paesi dove la spesa per il cibo pesa molto sul reddito. Ma attenzione: la situazione non è uguale ovunque e ci sono differenze tra i vari Stati membri.
Energia in salita: l’altra faccia della medaglia
Se da una parte il carrello della spesa tira un sospiro di sollievo, dall’altra il capitolo energia resta un problema. L’inflazione nel settore energetico è salita al 3,5% nello stesso periodo, segnalano dall’OCSE. Una stangata che pesa non solo sulle famiglie ma anche sulle aziende che consumano molta energia. “Il rincaro dei costi energetici rischia di cancellare parte dei vantaggi arrivati dal calo dei prezzi alimentari”, spiega un economista della sede parigina.
Le ragioni sono diverse: tensioni sui mercati internazionali, oscillazioni del prezzo del petrolio e del gas. In alcuni paesi europei, come Germania e Francia, gli aumenti sono stati più forti rispetto alla media OCSE. In Italia, invece, i dati Istat mostrano un impatto più contenuto dell’energia sui prezzi al consumo.
Italia: inflazione sotto il 3%, ma con qualche incognita
Nel nostro Paese, l’inflazione a novembre si è fermata al 2,9%, leggermente sotto il 3% di ottobre. È un segnale che conferma il rallentamento già visto negli ultimi mesi. “La situazione dei prezzi in Italia resta sotto controllo”, commenta un funzionario del Ministero dell’Economia. Ma non mancano i punti interrogativi, soprattutto legati ai costi dell’energia e alle tensioni geopolitiche che potrebbero influire sui mercati nel prossimo futuro.
Le prime analisi parlano di un calo legato alla stabilità dei prezzi alimentari e a una crescita contenuta dei servizi. Però, avvertono gli esperti, serve cautela. “Bisogna tenere d’occhio l’andamento dei prezzi dell’energia”, aggiunge lo stesso funzionario.
Cosa aspettarsi e le reazioni sul campo
La discesa dell’inflazione OCSE viene accolta con prudenza. Le associazioni dei consumatori vedono di buon occhio il calo dei prezzi alimentari, ma chiedono misure per frenare i costi dell’energia. Le imprese, invece, restano in allerta per la situazione internazionale. “La volatilità dei mercati resta un rischio”, avverte un rappresentante di Confindustria.
Secondo l’OCSE, nei prossimi mesi l’inflazione potrebbe restare su questi livelli, a meno che non arrivino nuovi shock esterni. Gli analisti invitano a non abbassare la guardia: “La situazione è ancora molto incerta e può cambiare rapidamente”, si legge nel rapporto.
In attesa dei dati di dicembre, il quadro che arriva dall’OCSE è chiaro ma complesso: da un lato, segnali di rallentamento dell’inflazione generale e dei prezzi alimentari; dall’altro, la salita dei costi energetici che continua a pesare su famiglie e imprese. Un equilibrio delicato, che le prossime settimane metteranno alla prova.
