Viterbo, 12 gennaio 2026 – Un tredicenne trovato morto nella notte dell’Epifania. Artem, ragazzo di origini ucraine, è stato scoperto dalla madre nel cortile sotto la finestra di casa, nel quartiere Pilastro di Viterbo. La procura ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio, mentre la polizia sta cercando di capire se dietro la tragedia ci sia una sfida online. Un particolare che ha colpito gli investigatori riguarda la distanza tra il corpo e la finestra da cui, presumibilmente, il ragazzo sarebbe caduto.
Sfida online nel mirino: la polizia indaga
Le prime ricostruzioni degli agenti della polizia di Stato dicono che Artem era connesso a internet poco prima del fatto. Sono stati sequestrati il suo cellulare e il tablet, affidati alla polizia postale che ora sta analizzando chat, messaggi e app. Gli investigatori sono concentrati sulle cosiddette challenge: quei giochi pericolosi che girano sui social e nelle chat, spesso sottovalutati dagli adulti ma che attirano molto i ragazzi.
Il procuratore capo di Viterbo, Mario Palazzi, ha detto chiaro: “Stiamo cercando di capire cosa sia successo. Al momento è troppo presto per fare ipotesi. Non vogliamo concentrarci sul bullismo”. Una frase pensata per frenare voci e speculazioni che nelle ultime ore si sono diffuse tra compagni di scuola e residenti del quartiere.
La dinamica è un vero mistero
La sera tra il 5 e il 6 gennaio, intorno alle 23.30, la madre di Artem si è affacciata al balcone e ha visto il corpo del figlio a terra, vicino al portone. I soccorsi sono arrivati in fretta, ma per il ragazzo non c’era più nulla da fare. Gli agenti hanno notato subito una stranezza: la posizione del corpo non combaciava con quella di una caduta diretta dalla finestra. Questo ha spinto la procura a guardare ogni possibile pista.
L’autopsia, fatta all’ospedale Belcolle di Viterbo, ha confermato la morte per politrauma da caduta. Ma i dubbi sulla dinamica restano. “Stiamo valutando ogni possibilità”, ha detto uno degli investigatori presenti ai rilievi.
Compagni di scuola ascoltati
Nei prossimi giorni, i compagni di Artem – che frequentava la seconda media all’istituto comprensivo Canevari – potrebbero essere convocati per essere ascoltati in audizione protetta dai magistrati. Lo scopo è capire se qualcuno abbia notato qualcosa di strano o segnali di disagio nei giorni prima della tragedia. “Era un ragazzo tranquillo, non dava problemi”, ha raccontato una docente, visibilmente scossa all’uscita da scuola.
Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita del ragazzo. Secondo alcuni amici, Artem avrebbe dovuto tornare a scuola proprio il giorno dopo la tragedia, al termine delle vacanze. Al momento, però, nessuno parla di episodi di bullismo o litigi recenti.
I social sotto la lente
La tragedia ha riacceso il dibattito sul ruolo dei social network nella vita dei ragazzi. Le cosiddette “sfide online”, spesso diffuse su piattaforme come TikTok o Telegram, sono già finite sotto la lente delle autorità per i rischi che portano. In questo caso, gli investigatori non escludono che Artem possa essere stato spinto a partecipare a uno di questi giochi estremi, magari sotto pressione di altri utenti o gruppi virtuali.
“Non si può demonizzare internet”, ha detto un esperto della polizia postale, “ma è importante che genitori e insegnanti stiano attenti a quello che fanno i ragazzi online”. Un monito che torna ogni volta che una tragedia come questa scuote una comunità.
Il quartiere Pilastro sotto choc
Nel quartiere Pilastro, tra via della Palazzina e via Polidori, il dolore è forte. I vicini ricordano Artem come un ragazzo riservato, spesso con la madre. “Non ci sono parole”, mormora una signora affacciata al cancello. I funerali si terranno nei prossimi giorni nella chiesa ortodossa locale. Intanto, la città aspetta risposte dalle indagini. Solo così si potrà capire se dietro quel gesto disperato c’è davvero l’ombra di una sfida online.
