Roma, 12 gennaio 2026 – Per la prima volta, un gruppo di astronomi internazionali ha osservato da vicino la nascita dei pianeti più comuni nella Via Lattea. Il sistema planetario è giovanissimo: ha appena venti milioni di anni. Lo studio, pubblicato su Nature, è stato guidato da John Livingston del Centro di Astrobiologia di Tokyo, con la collaborazione degli italiani Lorenzo Pino (Osservatorio di Arcetri, INAF) e Alessandro Trani (INFN Trieste). La scoperta getta nuova luce su come si formano le cosiddette super-Terre e i sub-Nettuniani: pianeti che non abbiamo nel nostro Sistema Solare, ma che sono molto diffusi nella galassia.
Un sistema planetario giovane sotto la lente
Il sistema gira attorno alla stella V1298 Tau, nella costellazione del Toro. Qui orbitano quattro pianeti, più o meno della dimensione di Saturno, ma con una densità incredibilmente bassa. I ricercatori li hanno paragonati al polistirolo, per capirci. Livingston ha spiegato che “stiamo vedendo in anteprima cosa diventerà un sistema planetario normale”. Questi pianeti stanno perdendo massa velocemente. È un processo che li farà rimpicciolire e trasformare in super-Terre e sub-Nettuniani.
Super-Terre e sub-Nettuniani, i veri protagonisti della galassia
La notizia è importante perché riguarda proprio i due tipi di pianeti più diffusi nella Via Lattea. Le super-Terre sono mondi rocciosi, più o meno il doppio della Terra in diametro. I sub-Nettuniani, invece, sono giganti gassosi più piccoli di Nettuno. “Dal 1992, quando è stato scoperto il primo esopianeta, ne abbiamo trovati migliaia, molti con caratteristiche molto diverse dal nostro sistema”, ha ricordato Valerio Nascimbeni dell’Osservatorio di Padova (INAF) commentando la ricerca.
Un colpo di fortuna per la scienza
Gli studiosi parlano di un vero e proprio “colpo di fortuna”. Osservare un sistema così giovane – venti milioni di anni sono un attimo rispetto ai 4,5 miliardi del nostro Sole – permette di vedere una fase rarissima: quella in cui i pianeti stanno ancora cambiando forma e struttura. “È come avere una fotografia della crescita”, ha detto Trani da Trieste. I quattro pianeti attorno a V1298 Tau stanno perdendo quasi tutta la loro atmosfera originaria, probabilmente a causa della forte radiazione della stella. Solo così, secondo i modelli, diventeranno i pianeti più comuni della galassia.
Un laboratorio naturale per capire come nascono i pianeti
V1298 Tau è diventato un vero e proprio laboratorio per capire la formazione dei pianeti. Gli scienziati hanno usato dati raccolti da telescopi spaziali e osservatori a terra, incrociando misure spettroscopiche e fotometriche. “Abbiamo potuto seguire in tempo reale l’evoluzione di questi mondi”, ha spiegato Lorenzo Pino da Firenze. La densità bassissima indica che i pianeti sono ancora circondati da spesse atmosfere gassose, destinate però a sparire in qualche milione di anni.
Cosa ci aspetta nel futuro
Lo studio apre nuove strade per il futuro. Con telescopi come il James Webb e le prossime missioni europee, si potrà studiare altri sistemi simili e capire se quello di V1298 Tau è un caso normale o un’eccezione. “Abbiamo appena iniziato a grattare la superficie”, ha ammesso Livingston. Ma questa scoperta è già un passo avanti importante per capire come si formano i pianeti più diffusi nella nostra galassia.
Insomma, il sistema di V1298 Tau offre agli astronomi una finestra sul passato remoto dei sistemi planetari, una finestra che fino a oggi era rimasta chiusa.
