Venezia, 12 gennaio 2026 – Il caso dell’omicidio di Sergiu Tarna, il giovane barman moldavo di 25 anni ucciso con un colpo di pistola alla testa nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, tiene ancora banco. I carabinieri di Venezia stanno scavando a fondo, ma tante domande restano senza risposta. Al centro dell’inchiesta c’è Riccardo Salvagno, vigile urbano di 40 anni, arrestato dopo una breve fuga in Spagna. Ora dovrà chiarire diversi punti oscuri davanti agli inquirenti.
Il video hard che potrebbe aver scatenato tutto
Dai documenti emerge che gli investigatori sono sulle tracce di un video compromettente. Un filmato che avrebbe messo in mezzo Tarna e Salvagno, in una spirale fatta di ricatti e minacce. Nelle immagini, stando alle prime ricostruzioni, ci sarebbero proprio Salvagno e una persona transessuale. Un dettaglio che potrebbe aver spinto il vigile a temere la diffusione del video. Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Claudia Ardita e al pm Christian Del Turco, Salvagno ha parlato del contenuto, ma senza entrare nei dettagli decisivi. “Volevamo solo spaventarlo”, avrebbe detto, lasciando intendere che la situazione è sfuggita di mano.
La fuga da Mestre a Gorizia, fino alla Spagna
La notte dell’omicidio, le telecamere hanno ripreso Salvagno insieme a un complice fuori dal locale di via Miranese, a Mestre, intorno alle 2.15. Poco dopo, alle 2.45, la loro auto viene intercettata in via Pallada, a Mira. Il complice, un uomo albanese sui trent’anni, è sparito da giorni. Gli investigatori pensano che sia fuggito dall’Italia poco dopo il delitto. Alle 7.41 del mattino del 31 dicembre, un sistema di lettura targhe registra la Volkswagen Polo di Salvagno al confine di Gorizia. Da lì, Salvagno si dirige verso Siviglia, dove resta nascosto meno di una settimana. Il 5 gennaio rientra in Italia con un volo di linea, dove lo aspettano i carabinieri.
L’arma sparita e le versioni che non convincono
Un altro nodo da sciogliere è la pistola con cui è stato ucciso Tarna. Gli investigatori sospettano si tratti dell’arma d’ordinanza di Salvagno, ma lui non ha mai ammesso di aver sparato. “Il colpo è partito per sbaglio”, avrebbe detto, sostenendo di aver voluto solo spaventare il barman. L’arma, però, non è stata ancora trovata. I carabinieri del reparto operativo, guidati dal comandante Giuseppe Battaglia, stanno controllando tutti i luoghi attraversati da Salvagno nella notte della fuga.
La misteriosa sparizione della Volkswagen Polo
Un dettaglio che complica ancora di più le cose è la scomparsa della Volkswagen Polo di Salvagno. L’auto usata quella notte si perde di vista a Verona. Da lì, più nessuna traccia. Alcune testimonianze raccolte tra gli appassionati di motori – un ambiente frequentato dal vigile – raccontano che la macchina sarebbe stata caricata su un furgone da un conoscente e fatta sparire. “Appena arrivati a Verona hanno tolto la targa e caricato la Polo su un furgone”, racconta un uomo che conosce bene Salvagno. “Chi lo ha aiutato probabilmente non sapeva nulla di quello che era successo”.
I legami nella comunità degli appassionati di auto
Salvagno era conosciuto tra gli amanti delle auto modificate e dei raduni. Proprio qui avrebbe cercato aiuto per far perdere le proprie tracce subito dopo l’omicidio. Un conoscente, raggiunto dal Gazzettino, ha raccontato: “So già che i carabinieri mi chiameranno, perché Riccardo era venuto da me a Tenerife. Non sapevo nulla di quello che aveva fatto. Dirò tutto quello che so: è giusto che paghi”.
Indagini ancora aperte, tanti nodi da sciogliere
Restano diversi punti da chiarire: il ruolo del complice albanese, che fine ha fatto la pistola d’ordinanza e soprattutto il vero movente dietro l’omicidio di Sergiu Tarna. Gli inquirenti lavorano su più fronti, dai tabulati telefonici alla ricerca del video hard. Nel frattempo, la comunità locale aspetta risposte su una vicenda che ha scosso profondamente Mestre e dintorni.
