Milano, 12 gennaio 2026 – Lo spread tra Btp e Bund ha toccato oggi un nuovo minimo da oltre quindici anni, chiudendo a 62,8 punti base. Un segnale che, secondo gli operatori di Piazza Affari, riflette una crescente fiducia verso il debito pubblico italiano. Il rendimento del Btp decennale è sceso al 3,47%, mentre quello del Bund tedesco si è fermato al 2,84%. Nelle sale operative di via Filodrammatici si respira un cauto ottimismo, anche se i commenti restano prudenti.
Spread Btp-Bund ai minimi dal 2008: cosa dicono i mercati
La giornata è iniziata all’insegna della calma sui mercati obbligazionari europei. Fin dalle prime contrattazioni, il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi ha iniziato a ridursi. Poco dopo le 10, il livello di 63 punti base è stato superato in discesa, arrivando a quota 62,8, un valore che mancava dal 2008. “È un segnale chiaro che il rischio percepito sull’Italia sta calando”, spiega un gestore di una grande banca d’affari milanese, che preferisce restare anonimo.
Rendimenti in discesa, le reazioni degli operatori
Il rendimento del Btp decennale al 3,47% è stato accolto con moderata soddisfazione dagli investitori istituzionali. “La domanda rimane solida, soprattutto dai fondi esteri”, confida un trader di una società di gestione del risparmio. Il Bund tedesco, invece, si è stabilizzato al 2,84%, un segnale, secondo alcuni analisti, di una situazione finanziaria nell’area euro che torna lentamente alla normalità.
Cosa ha spinto lo spread a restringersi
Ci sono diversi fattori dietro questo movimento. Da una parte, la percezione di maggiore stabilità politica in Italia dopo settimane di discussioni parlamentari. Dall’altra, le aspettative su una politica monetaria meno rigida da parte della Banca Centrale Europea. “Gli investitori puntano a un possibile taglio dei tassi già nella prima metà dell’anno”, osserva Chiara Bianchi, analista di Intesa Sanpaolo. “Solo allora capiremo se questa tendenza potrà durare”.
Cosa significa per famiglie e imprese
Un calo dello spread si traduce in condizioni più favorevoli per il finanziamento dello Stato e, di riflesso, per famiglie e imprese. Mutui e prestiti potrebbero vedere tassi più bassi nei prossimi mesi. “Non è una cosa automatica, ma la direzione è questa”, spiega un consulente finanziario incontrato in corso Vittorio Emanuele. Restano però alcune incognite legate all’inflazione e alle decisioni della BCE.
Prospettive e rischi in vista
Non tutti però sono convinti. Alcuni esperti invitano alla prudenza. “Il quadro internazionale resta molto incerto”, ricorda Lorenzo Greco, docente di Economia all’Università Bocconi. Le tensioni geopolitiche e possibili revisioni delle stime di crescita potrebbero far tornare la volatilità sui mercati obbligazionari. Per ora, però, la fotografia è quella di uno spread ai minimi dal 2008 e di un’Italia che, almeno sul fronte del debito pubblico, sembra godere di una fiducia ritrovata.
Il punto degli esperti
Tra gli operatori finanziari milanesi, il consenso è che il trend potrebbe continuare nelle prossime settimane, a meno di shock esterni. “Questo livello di spread si può mantenere solo se l’Italia continua a tenere i conti in ordine”, avverte un economista della Cattolica. Altrimenti, il rischio di un’inversione di rotta non è da escludere.
Intanto in Borsa l’umore è cauto ma positivo. Tutti guardano alle prossime mosse della BCE e alle aste dei titoli di Stato previste per fine mese. Il dato di oggi – spread a 62,8 punti base – resta un punto di riferimento importante per chi segue da vicino la finanza pubblica italiana.
