Taranto, 12 gennaio 2026 – Un altro dramma ha colpito questa mattina le Acciaierie d’Italia di Taranto, l’ex Ilva. A perdere la vita è stato il 47enne Claudio Salamida, durante il suo turno di lavoro. L’incidente, avvenuto poco dopo le 8 nell’area produttiva, ha scatenato la reazione immediata dei sindacati Fim, Fiom e Uilm, che hanno proclamato uno sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti del gruppo. Le modalità saranno decise a livello locale.
Sciopero subito in tutti gli stabilimenti
La decisione è arrivata in poche ore. “Dopo l’incidente mortale a Taranto – hanno detto i sindacati – facciamo partire subito 24 ore di sciopero in tutti i siti del gruppo, con modalità decise sul territorio”. La notizia si è sparsa veloce tra i reparti: telefoni che squillano, capisquadra che chiamano gli operai, facce tese. In pochi minuti la produzione si è fermata anche negli altri impianti, da Genova a Novi Ligure.
Le prime informazioni, arrivate dai sindacati, dicono che Claudio Salamida stava lavorando in un’area di manutenzione quando è accaduto l’incidente. I dettagli, però, sono ancora da chiarire: le autorità hanno aperto le indagini, e la Procura di Taranto ha avviato un fascicolo per omicidio colposo. “Aspettiamo di capire cosa è successo”, hanno spiegato i delegati Fiom durante un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento.
Lutto e rabbia tra i lavoratori
La morte di Salamida ha lasciato un segno profondo nella comunità operaia. “Era un collega esperto, uno che conosceva bene il lavoro”, ha raccontato un operaio, ancora scosso. Nel piazzale davanti all’ingresso D, poco dopo le 9, si sono radunate decine di persone: il silenzio è stato rotto solo dalle sirene delle ambulanze e dai sussurri tra chi si conosce da anni.
I sindacati hanno espresso vicinanza alla famiglia del lavoratore. “Tutti gli operai dell’ex Ilva e del settore metalmeccanico sono vicini alla famiglia di Claudio”, si legge nella nota diffusa poco dopo l’incidente. Ma insieme al cordoglio, arriva anche una richiesta chiara e urgente: più sicurezza negli impianti.
Sicurezza sul lavoro, un problema sempre aperto
Il tema della sicurezza sul lavoro torna al centro dell’attenzione. Nel 2025, secondo i dati Inail, negli stabilimenti siderurgici italiani ci sono stati oltre 1.200 infortuni, di cui 7 mortali. Taranto rimane uno dei luoghi più delicati: negli ultimi dieci anni si contano almeno venti morti sul lavoro.
“Non possiamo più accettare di entrare in fabbrica senza la certezza di tornare a casa”, ha detto il segretario provinciale della Uilm, Giovanni D’Errico, contattato alle 10.30. “Chiediamo un incontro urgente con l’azienda e il commissario straordinario per parlare di sicurezza”. La richiesta è stata inviata anche al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Le istituzioni rispondono, indagini in corso
Nel primo pomeriggio sono arrivate le prime reazioni ufficiali. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha espresso “profondo cordoglio” alla famiglia Salamida e ha chiesto “chiarezza su quanto accaduto”. Anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha definito la tragedia “inaccettabile e dolorosa”.
Sul posto sono intervenuti i tecnici dello Spesal (Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) e i carabinieri del Nucleo operativo. Gli investigatori stanno raccogliendo le immagini delle telecamere interne e ascoltando i colleghi presenti al momento dell’incidente. Fonti aziendali confermano che Salamida lavorava in fabbrica da oltre vent’anni ed era considerato uno dei più esperti nel suo settore.
Una ferita che coinvolge tutta la città
A Taranto la notizia si è diffusa rapidamente anche fuori dai cancelli dello stabilimento. Nei bar del quartiere Tamburi, tra un caffè e una sigaretta, si torna a parlare dei rischi del lavoro in acciaieria. “Qui ogni famiglia ha qualcuno che lavora dentro”, racconta una signora sulla cinquantina seduta al tavolo vicino alla vetrina.
Lo sciopero continuerà fino a domani mattina. Nel frattempo, la città aspetta risposte: sulle cause dell’incidente e sulle misure da prendere per evitare altre tragedie. Perché – come ripetono in tanti – non si può morire di lavoro.
