Usa pronti a lanciare cyberattacchi contro il regime iraniano

Usa pronti a lanciare cyberattacchi contro il regime iraniano

Usa pronti a lanciare cyberattacchi contro il regime iraniano

Matteo Rigamonti

Gennaio 12, 2026

Washington, 12 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti stanno pensando a operazioni informatiche contro l’Iran, dopo la dura repressione dei manifestanti antigovernativi a Teheran. A rivelarlo sono fonti dell’amministrazione americana, che hanno parlato con la stampa nella tarda serata di ieri, mantenendo l’anonimato. La notizia, diffusa dal Telegraph e confermata da funzionari statunitensi, arriva in un momento di forte tensione tra i due Paesi. La Casa Bianca vuole reagire alle violenze messe in atto dalle autorità iraniane contro le proteste esplose nelle principali città del Paese.

Cyber-attacchi: la risposta digitale degli Usa

Secondo le prime informazioni, Washington ha già iniziato a valutare come colpire le infrastrutture digitali legate al governo iraniano. L’idea è chiara: “punire la leadership di Teheran senza scatenare una guerra aperta”. Lo spiegano fonti vicine al Dipartimento della Difesa. “Stiamo guardando a tutte le opzioni, anche quelle nel mondo cibernetico”, ha confidato un funzionario del Pentagono nella notte tra l’11 e il 12 gennaio.

Non è la prima volta che gli Stati Uniti usano strumenti digitali per mettere pressione a Paesi considerati nemici. In passato, operazioni simili hanno preso di mira sistemi energetici e di comunicazione, con l’obiettivo di indebolire la capacità decisionale delle autorità locali. Qui, però, il quadro è quello delle proteste che da settimane scuotono l’Iran: migliaia di persone sono scese in piazza a Teheran, Shiraz e Isfahan, chiedendo riforme e più libertà.

Teheran risponde con durezza, rischio di escalation

Le forze di sicurezza iraniane hanno reagito subito e con fermezza. Secondo le stime di organizzazioni internazionali, nelle ultime 48 ore sono stati arrestati almeno 120 manifestanti. Alcuni video circolati sui social mostrano scontri notturni vicino a piazza Azadi, nel cuore della capitale, con agenti in assetto antisommossa e lancio di lacrimogeni. Da parte sua, il governo iraniano accusa “potenze straniere” di soffiare sul fuoco del dissenso interno.

“Non accetteremo interferenze negli affari dell’Iran”, ha detto ieri sera il portavoce del ministero degli Esteri, Nasser Kanaani, durante una conferenza stampa trasmessa dalla tv di Stato. Tuttavia, secondo analisti occidentali, la leadership iraniana teme proprio una risposta fuori dagli schemi da parte degli Stati Uniti, come già successo con il virus Stuxnet che nel 2010 aveva colpito le centrali nucleari di Natanz.

L’Europa in allerta, gli alleati si coordinano

L’ipotesi di un attacco informatico americano contro l’Iran preoccupa anche gli alleati europei. A Bruxelles, fonti diplomatiche hanno spiegato che la questione sarà sul tavolo del prossimo Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea. “Seguiamo la situazione con molta attenzione”, ha detto un funzionario della Commissione, avvertendo che una risposta digitale potrebbe colpire anche infrastrutture civili e sistemi bancari nella regione.

Nel frattempo, il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha parlato al telefono con il ministro degli Esteri britannico David Lammy. Da fonti diplomatiche a Londra arriva la notizia che i due hanno concordato sull’importanza di “coordinare ogni eventuale azione” per evitare danni collaterali e proteggere i cittadini stranieri presenti in Iran.

Cyber-attacchi: un’arma a doppio taglio

Negli ultimi anni, gli attacchi informatici sono diventati uno strumento sempre più usato per fare pressione politica. Gli Stati Uniti hanno unità specializzate, come la Cyber Command, capaci di colpire reti governative e militari nemiche. Ma, avvertono gli esperti, ogni operazione porta con sé rischi difficili da prevedere. “Un attacco informatico può scatenare effetti a catena in settori vitali come energia, trasporti o sanità”, ha ricordato ieri sera John Hultquist, analista della società Mandiant.

Al momento non ci sono dettagli sulle tempistiche o sulle modalità delle possibili azioni americane. La Casa Bianca ribadisce solo che “tutte le opzioni restano sul tavolo”, mentre a Teheran cresce la preoccupazione per una nuova fase di tensione con l’Occidente. Sullo sfondo restano le immagini delle proteste e le voci dei manifestanti che, anche stanotte, hanno sfidato il coprifuoco nelle strade della capitale.