Milano, 13 gennaio 2026 – A novembre, i prestiti bancari hanno messo a segno un +2,2% rispetto a un anno fa, un’accelerata rispetto all’1,8% di ottobre. A dirlo sono i dati appena pubblicati dalla Banca d’Italia. È un segnale di una domanda di credito in leggero rialzo, sia da parte delle famiglie che delle imprese, nonostante un’economia ancora incerta e tassi d’interesse piuttosto alti.
Prestiti in aumento, famiglie e imprese tornano a chiedere credito
Nel dettaglio, i prestiti alle famiglie sono saliti del 2,3%, confermando il ritmo di ottobre. Mutui e prestiti al consumo rimangono un punto fermo per le spese delle famiglie italiane, anche se il costo del denaro resta più alto rispetto agli anni passati. “La domanda di credito per comprare casa si mantiene stabile”, ha detto un funzionario della Banca d’Italia, sottolineando che le famiglie non hanno rallentato molto nella loro voglia di indebitarsi.
Diverso il discorso per le società non finanziarie. Qui i prestiti sono cresciuti dell’1,8%, più velocemente rispetto all’1,1% di ottobre. Secondo gli esperti, questo riflette sia la necessità di liquidità per far fronte a costi energetici e materie prime ancora alti, sia una ripresa prudente degli investimenti in certi settori. “Le imprese stanno ricominciando a pianificare spese per innovazione e scorte”, spiega un consulente finanziario di Milano, “ma restano caute”.
Depositi e obbligazioni: la raccolta tiene, ma rallenta
Sul fronte della raccolta, i depositi del settore privato sono aumentati del 2,6%, lo stesso ritmo di ottobre. È un segnale di fiducia nelle banche, ma anche di prudenza da parte delle famiglie italiane che, in un contesto di inflazione ancora presente, preferiscono tenere una buona parte dei risparmi liquidi. “Nonostante i rendimenti bassi, i depositi sono la scelta principale”, racconta un direttore di filiale a Torino.
Più evidente il rallentamento nella raccolta obbligazionaria, salita del 2,8% a novembre contro il +4,9% di ottobre. Il calo potrebbe dipendere sia da meno emissioni di nuovi titoli da parte delle banche, sia da una domanda meno vivace da parte degli investitori privati. “Dopo mesi di grande interesse per le obbligazioni bancarie, ora si sta assistendo a una fase di assestamento”, osserva un analista romano.
Tassi alti e inflazione: il quadro attuale
Questi numeri arrivano in un momento in cui la Banca Centrale Europea mantiene i tassi d’interesse alti per tenere sotto controllo l’inflazione. Questo rende il credito più caro, sia per le famiglie che per le imprese. Eppure, come mostrano i dati della Banca d’Italia, la domanda di prestiti non si è fermata. “Le famiglie hanno imparato a gestire meglio il bilancio”, spiega un consulente finanziario di Bologna, “mentre le imprese cercano soluzioni per non rallentare la produzione”.
Secondo l’ABI (Associazione Bancaria Italiana), il costo medio dei nuovi mutui si è stabilizzato intorno al 4% negli ultimi mesi del 2025. Un tasso che frena una parte della domanda, ma non la blocca del tutto. “Chi può, continua a comprare casa”, racconta un agente immobiliare milanese.
Cosa aspettarsi nel 2026: prudenza e attesa
Guardando avanti, gli operatori bancari prevedono una crescita moderata dei prestiti e una sostanziale stabilità nei depositi. Molto dipenderà dalle mosse della BCE sui tassi e dall’andamento dell’economia reale. “Se l’inflazione rallenterà e i tassi scenderanno”, spiega un economista dell’Università Cattolica di Milano, “potremmo vedere una ripresa più decisa della domanda di credito”.
Per ora, però, il quadro resta quello di una lenta normalizzazione dopo anni difficili. Le famiglie continuano a mettere da parte, le imprese sono prudenti nei piani. E le banche – come confermano i dati della Banca d’Italia – restano il fulcro dell’economia italiana, tra esigenze di liquidità e nuove sfide regolamentari.
