Confcommercio prevede un calo storico del disagio sociale nel 2025

Confcommercio prevede un calo storico del disagio sociale nel 2025

Confcommercio prevede un calo storico del disagio sociale nel 2025

Giada Liguori

Gennaio 13, 2026

Roma, 13 gennaio 2026 – A dicembre 2025, l’indice del disagio sociale (Mic) si è fermato a 9,6, segnando un leggero aumento rispetto a novembre. Un decimo in più, ma gli analisti di Confcommercio sottolineano che il dato resta comunque tra i minimi storici. Per tutto il 2025, la media dell’indicatore è stata di 10,0, il livello più basso mai registrato dall’inizio delle rilevazioni.

Disagio sociale ai minimi storici, ma con qualche segnale in più

Nel report diffuso oggi, Confcommercio spiega che il lieve rialzo di dicembre deriva da due fattori: un piccolo aumento dell’inflazione sui beni e servizi più acquistati, salita al 2,2% dal 2,0% di novembre, e la stabilità del tasso di disoccupazione esteso, fermo al 6,3%. “Nonostante questi piccoli movimenti – si legge nel comunicato – l’indicatore si mantiene su livelli storicamente bassi”.

Il Mic (Misery Index Confcommercio) combina dati su disoccupazione e inflazione per offrire un quadro sintetico del disagio economico delle famiglie italiane. Il valore medio di 10,0 nel 2025 segna una svolta rispetto agli anni scorsi, quando i numeri erano più alti e l’incertezza maggiore.

Lavoro stabile e inflazione sotto controllo

Secondo le stime di Confcommercio, il mercato del lavoro italiano a dicembre è rimasto praticamente fermo nel numero di occupati. La diminuzione di chi cerca lavoro è stata “modesta”: il tasso di disoccupazione ufficiale è rimasto al 5,7%, anche questo ai minimi storici. Un dato che si conferma nelle ultime rilevazioni Istat.

Sulla situazione delle unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate – cioè lavoratori coinvolti in ammortizzatori sociali come Cassa integrazione guadagni (Cig) e Fondo di integrazione salariale (Fis) – la fotografia è quella di un mercato “poco dinamico”. Il tasso di disoccupazione esteso, che comprende anche queste categorie, resta stabile al 6,3%.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi: una tregua?

Gli esperti di Confcommercio guardano avanti con prudenza, prevedendo che il disagio sociale resti più o meno sugli stessi livelli. Le speranze sono legate a una possibile stabilizzazione dell’inflazione e a una moderata tenuta del mercato del lavoro. “Le condizioni generali – spiegano dall’associazione – non fanno pensare a grandi cambiamenti nel breve periodo”.

Il quadro però non è del tutto solido. Pur essendo più bassa rispetto ai picchi degli ultimi due anni, l’inflazione continua a pesare sulle spese quotidiane delle famiglie. Eppure, la tenuta del lavoro sembra aver frenato un peggioramento più serio delle condizioni sociali.

Reazioni: “Segnali incoraggianti, ma serve attenzione”

“Il dato conferma una tendenza positiva – ha detto un portavoce di Confcommercio – ma non possiamo abbassare la guardia. Il rischio di nuove tensioni sui prezzi o di rallentamenti nel lavoro non è da escludere”. Anche tra gli economisti resta la cautela. “La situazione è delicata – ha commentato ieri sera l’analista Marco Ferri – soprattutto per chi è più vulnerabile”.

Tra le vie del centro di Roma, tra i negozi di via Nazionale e le edicole aperte fino a sera, le opinioni sono divise. “Si vive meglio rispetto a qualche anno fa”, racconta Anna, commessa in un negozio di abbigliamento. “Ma basta poco per tornare in difficoltà”. Un sentimento che molti piccoli imprenditori condividono.

Un equilibrio fragile da non sottovalutare

In sintesi, l’indice del disagio sociale resta basso, segnalando una fase di relativa stabilità per l’Italia. Ma la prudenza è d’obbligo: l’equilibrio è ancora fragile e dipende da fattori esterni difficili da prevedere. Tutti gli occhi restano puntati su inflazione e lavoro. Solo nei prossimi mesi capiremo se questo trend positivo potrà durare o se serviranno nuovi interventi per aiutare chi rischia di rimanere indietro.