Zurigo, 13 gennaio 2026 – L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando la sicurezza informatica globale, spinta da una tensione geopolitica in crescita. Lo rivela il nuovo Global Cybersecurity Outlook 2026, pubblicato dal Forum economico mondiale insieme ad Accenture, a pochi giorni dall’apertura del summit di Davos. Secondo il report, le frodi cibernetiche sono ormai la preoccupazione numero uno per i CEO delle grandi aziende, superando il ransomware, che fino a poco tempo fa era il timore principale dei responsabili IT.
L’IA spinge sempre più forte la sfida tra attacco e difesa
Il rapporto, presentato oggi nella sede del World Economic Forum a Zurigo, mette in chiaro come l’intelligenza artificiale stia dando una spinta senza precedenti sia alle armi degli hacker che alle contromisure delle aziende. Gli esperti di Accenture sottolineano che la velocità con cui si evolvono le minacce sta diventando un problema serio. “Molte aziende fanno fatica a stare al passo”, ha detto Julie Sweet, CEO di Accenture, durante la conferenza stampa online delle 9.30.
Da una parte ci sono strumenti di attacco sempre più sofisticati, dall’altra una situazione geopolitica sempre più frammentata. Stati e gruppi criminali sfruttano le tensioni internazionali per colpire. Nel rapporto si legge che, solo negli ultimi sei mesi, gli attacchi contro infrastrutture critiche in Europa e Nord America sono aumentati del 30%.
Frodi digitali: la minaccia che spaventa di più i CEO
Un dato salta all’occhio: per la prima volta, le frodi cibernetiche – quelle truffe digitali che colpiscono aziende e consumatori con furti d’identità, phishing e manipolazioni dei pagamenti – hanno scavalcato il ransomware come rischio principale agli occhi dei vertici aziendali. Il 54% dei CEO intervistati vede nelle frodi la minaccia più grave per il 2026, contro il 37% che teme ancora il blocco dei dati con il ransomware.
“Le frodi digitali sono diventate più subdole e difficili da scovare”, confida un dirigente di una multinazionale farmaceutica di Basilea, che ha scelto di restare anonimo. “Gli attacchi sono sempre più mirati e sfruttano dati presi da social network o da fughe di informazioni”.
Geopolitica e cybercrime: un legame sempre più stretto
Il report mette in luce come la crescente frammentazione geopolitica stia alimentando nuove forme di cybercrime. La guerra in Ucraina e le tensioni tra Stati Uniti e Cina hanno favorito la nascita di gruppi hacker legati a governi o interessi nazionali.
“Non si tratta più solo di criminalità comune”, spiega Kevin Brown, esperto di cybersecurity all’Università di Oxford. “Ora vediamo attacchi organizzati che puntano a mettere in crisi interi settori produttivi o a influenzare le scelte politiche”. Secondo il rapporto, il 42% delle aziende nel mondo ha subito almeno un tentativo di intrusione motivato da ragioni geopolitiche nell’ultimo anno.
Difese in affanno: servono nuove strategie
Nonostante gli investimenti in crescita – nel 2025 la spesa globale per la sicurezza informatica ha superato i 200 miliardi di dollari – molte aziende si sentono ancora impreparate. Il 61% dei responsabili IT ammette che le proprie difese non bastano contro le minacce generate dall’intelligenza artificiale.
“Serve un cambio di passo”, dice Julie Sweet. “Le aziende devono puntare su formazione continua, collaborazione tra paesi e sistemi di difesa automatizzati basati sull’IA”. Solo così, secondo gli esperti del Forum economico mondiale, si potrà ridurre il gap tra chi attacca e chi difende.
Davos: la cybersecurity al centro del dibattito
Anche al prossimo World Economic Forum di Davos, che apre il 15 gennaio, la cybersecurity sarà uno dei temi caldi. Sono in programma diversi panel sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella sicurezza digitale e sulle strategie per rafforzare la collaborazione tra governi e imprese. “Non possiamo permetterci di sottovalutare il rischio cyber”, ha chiuso Klaus Schwab, fondatore del Forum. “La fiducia nell’economia digitale passa dalla capacità di proteggere dati e infrastrutture”.
