Elena Cattaneo: l’Italia in prima linea contro l’anti-scienza

Elena Cattaneo: l'Italia in prima linea contro l'anti-scienza

Elena Cattaneo: l'Italia in prima linea contro l'anti-scienza

Matteo Rigamonti

Gennaio 13, 2026

Roma, 13 gennaio 2026 – La difesa del metodo scientifico nelle istituzioni è stata al centro della conferenza “La Macchina di Majorana, una storia senza prove: l’importanza del metodo scientifico nelle istituzioni”, organizzata ieri al Senato dal Cicap. L’evento, promosso dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, arriva a pochi mesi dal convegno dello scorso ottobre, che ha riportato sotto i riflettori la cosiddetta “macchina di Majorana”. Un apparecchio mai descritto dallo scienziato italiano scomparso nel 1938, ma rilanciato negli ultimi anni da Rolando Pelizza e dai suoi eredi.

Scienza e politica: un equilibrio fragile

Il nostro Paese ha bisogno di cure quotidiane quando si parla di scienza, non è affatto al sicuro”, ha esordito la senatrice Cattaneo davanti a una platea di ricercatori, parlamentari e giornalisti. Per lei, il pericolo che l’anti-scienza si insinui nelle istituzioni è più che reale. “Ecco perché, anche nel 2025, assistiamo a proposte antiscientifiche nelle nostre aule parlamentari. E purtroppo succederà ancora”. Un avvertimento che segue mesi di tensioni e polemiche nate proprio dalla diffusione in Senato di teorie senza alcun fondamento.

Cattaneo ha richiamato alla memoria alcuni episodi recenti in cui idee pseudoscientifiche hanno rischiato di diventare legge: dalla tentata equiparazione tra agricoltura biodinamica e biologica nel 2022 (“quasi magia inserita in una legge dello Stato”, ha detto), al documentario che rilanciava le tesi ormai smentite di Andrew Wakefield sui vaccini nel 2016, fino al caso Stamina. “Le istituzioni devono evitare di confondere conoscenza e fantasia”, ha sottolineato la senatrice. Ma quando nel dibattito pubblico entrano narrazioni false, la politica fatica a restare a guardare, anche senza prove concrete.

La macchina di Majorana: mito senza fondamento

Al centro del confronto c’era la cosiddetta “macchina di Majorana”, un dispositivo che Pelizza ha attribuito al fisico Ettore Majorana, ma che lui non ha mai descritto né nessuno ha mai testato con esperimenti seri. Secondo Pelizza, scomparso nel 2022, la macchina avrebbe poteri straordinari: annichilire la materia, produrre energia infinita, trasformare materiali in oro e addirittura ringiovanire gli esseri viventi. Una storia che, come hanno evidenziato i relatori, non ha mai trovato riscontri concreti. Nessuna spiegazione tecnica chiara, nessuna verifica indipendente delle presunte prove — fotografie, lettere, video — finora mostrate.

Lorenzo Montali, presidente del Cicap, ha messo in luce la mancanza, in Italia, di strutture capaci di aiutare la politica a capire questioni scientifiche complesse. “Non si tratta di far prevalere la scienza sulla politica”, ha detto, “ma di costruire un rapporto più stretto, così che la politica possa fidarsi di più della scienza e non scelga gli esperti a comodo”.

Pericoli della pseudoscienza nei centri decisionali

Montali ha spiegato che il problema nasce quando le istituzioni si tirano indietro e non fanno il loro lavoro di controllo. “Se ci chiediamo perché certe persone credono a cose assurde, ricordiamoci che spesso non hanno gli strumenti per capire e devono fidarsi di qualcuno”, ha detto il presidente del Cicap. Se chi sta al comando non garantisce chiarezza e rigore, il rischio è che i cittadini vengano ingannati da affermazioni false.

Cattaneo ha ribadito che l’obiettivo della conferenza non è mettere un freno al dibattito pubblico, ma farlo su basi solide. “Uscire dai confini della scienza è gravissimo, perché si perde il contatto con la realtà”, ha detto. “Le opinioni sono libere, i fatti no: i fatti non si votano, non si cambiano a piacimento”.

Politica e società civile: una sfida da affrontare insieme

La giornata si è chiusa con un appello alla responsabilità di tutti. Solo un dialogo trasparente tra scienza e politica può impedire che storie infondate trovino spazio nelle sedi istituzionali. Ieri mattina in Senato il messaggio è stato chiaro: difendere il metodo scientifico è fondamentale per mantenere alta la qualità del dibattito pubblico e tutelare l’interesse di tutti.