Frederiksen chiede a Nato di proteggere la Groenlandia come parte del suo territorio

Frederiksen chiede a Nato di proteggere la Groenlandia come parte del suo territorio

Frederiksen chiede a Nato di proteggere la Groenlandia come parte del suo territorio

Matteo Rigamonti

Gennaio 13, 2026

Copenaghen, 13 gennaio 2026 – La Groenlandia non si vende. Lo ha detto chiaro e tondo la premier danese Mette Frederiksen questa mattina, durante una conferenza stampa a Copenaghen con il leader groenlandese Jens-Frederik Nielsen. La risposta arriva dopo settimane di voci e pressioni diplomatiche che hanno riportato l’isola artica sotto i riflettori della geopolitica. “Non vogliamo scontri, ma il messaggio è semplice: la Groenlandia non è in vendita”, ha ribadito Frederiksen poco dopo le 10.30, nella sala stampa del palazzo di Christiansborg.

Groenlandia e Danimarca: sovranità sotto assedio

Negli ultimi mesi la Groenlandia – che dal 1979 gode di autonomia all’interno del Regno di Danimarca e conta circa 56mila abitanti – è tornata a essere al centro dell’interesse di potenze straniere. Fonti diplomatiche parlano di offerte informali per comprarla o per aumentare la presenza militare straniera sull’isola. Ipotesi che hanno fatto scattare subito l’allarme a Copenaghen e Nuuk, la capitale groenlandese. “La nostra posizione non cambia”, ha detto Frederiksen, “la Groenlandia è parte del Regno di Danimarca e la sua sovranità non si discute”.

Anche il leader groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha confermato la linea: “Abbiamo autonomia interna, ma politica estera e difesa spettano alla Danimarca. Su questo siamo d’accordo”. Le sue parole hanno raccolto un applauso breve ma sentito, a dimostrazione della tensione che si respira anche dietro le quinte.

La Nato e la difesa dell’Artico: un nodo cruciale

Al centro del dibattito c’è anche il ruolo della Nato nell’Artico. Frederiksen ha sottolineato che l’Alleanza deve “proteggere la Groenlandia come ogni altro pezzo del suo territorio”. Una presa di posizione che arriva in un momento delicato. Negli ultimi anni l’Artico è diventato un terreno di scontro tra Russia, Stati Uniti e Cina, tutti interessati alle rotte commerciali e alle risorse della zona.

Secondo dati del governo danese, sull’isola c’è già una base militare americana a Thule, nel nord, attiva dal 1951. Dopo l’invasione russa in Ucraina e lo scioglimento dei ghiacci, le richieste di rafforzare la presenza Nato sono aumentate. “La sicurezza della Groenlandia è la sicurezza di tutta l’Alleanza”, ha ribadito la premier.

Pressioni internazionali e l’ombra del “bluff” americano

Non è la prima volta che la Groenlandia finisce nel mirino internazionale. Nel 2019, l’allora presidente Usa Donald Trump aveva fatto trapelare l’idea di comprarla dalla Danimarca. Una proposta che suscitò più di qualche risata e nette smentite da parte danese. Oggi, però, la situazione è diversa: secondo fonti del ministero degli Esteri danese, “le pressioni sono meno rumorose ma più continue”.

Frederiksen ha evitato di fare nomi durante la conferenza, ma ha lanciato un chiaro monito: “Serve trasparenza e rispetto delle regole internazionali”. Nielsen ha aggiunto: “Vogliamo essere ascoltati, non considerati una merce”.

Autonomia e futuro: tra sogni di indipendenza e realtà

La questione della sovranità della Groenlandia resta complicata. L’isola gestisce da sola sanità, scuola e risorse naturali, ma difesa e politica estera sono ancora danesi. Negli ultimi anni alcuni partiti locali hanno parlato di un referendum per l’indipendenza, ma secondo un sondaggio dell’Università di Nuuk di novembre 2025, solo il 38% degli abitanti sarebbe favorevole a lasciare Copenaghen.

Intanto, Frederiksen ha annunciato che nei prossimi mesi si lavorerà a stretto contatto con Nuuk su sicurezza e sviluppo sostenibile. “Andremo avanti insieme per difendere i nostri interessi comuni”, ha detto. Un messaggio chiaro rivolto sia agli alleati sia a chi guarda con attenzione all’Artico.

In chiusura, Nielsen ha scherzato: “La Groenlandia non si compra al mercato, né si mette all’asta”. Una frase che riassume bene lo spirito di questa giornata, in cui l’isola artica ha voluto ribadire con forza la sua identità.