Roma, 13 gennaio 2026 – Questa mattina il Comitato promotore del referendum sulla Giustizia ha presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento, con sospensione urgente, della delibera del Consiglio dei Ministri che ha fissato al 22 e 23 marzo la data per la consultazione sulla legge di revisione costituzionale. A confermarlo è stato Carlo Guglielmi, portavoce del comitato, che ha spiegato come la decisione sia arrivata dopo aver informato la Presidenza della Repubblica. “Nei prossimi giorni vedremo come andrà a finire. Intanto la raccolta firme va avanti, siamo quasi a 400.000”, ha detto Guglielmi in una nota diffusa nel primo pomeriggio.
Ricorso al Tar: stop alla data del referendum?
Il ricorso è stato depositato questa mattina al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, ha spiegato il comitato. L’obiettivo è ottenere una sospensione immediata della decisione del Consiglio dei Ministri, presa l’8 gennaio, che ha fissato il voto per il referendum costituzionale il 22 e 23 marzo. Il problema, secondo i promotori, è la tempistica troppo stretta rispetto alla fine della raccolta firme e alla verifica da parte della Corte di Cassazione.
Guglielmi ha definito “doveroso” rivolgersi al Tar, dopo aver avvisato il Quirinale. “Abbiamo rispettato tutte le procedure – ha aggiunto – ora aspettiamo la decisione del tribunale”. Fonti vicine al comitato dicono che il Tar potrebbe pronunciarsi già nei prossimi giorni.
Perché si contesta la data
Al centro della polemica ci sono i tempi necessari per completare la raccolta firme e permettere ai cittadini di partecipare davvero al referendum. “Fissare la data a marzo rischia di ridurre i diritti sia dei promotori che degli elettori”, ha sottolineato Guglielmi. La verifica delle firme da parte della Cassazione, spiegano, richiede almeno trenta giorni, mentre la campagna informativa deve essere fatta con un anticipo adeguato, come stabilisce la legge.
La raccolta è partita a novembre e ha già superato quota 370.000 firme, con l’obiettivo di arrivare a 400.000 sottoscrizioni entro fine mese. “C’è grande partecipazione, ma serve tempo per completare tutto”, ha ribadito il portavoce. In queste ore, i banchetti sono attivi in molte città italiane: da Milano a Napoli, da Torino a Palermo.
Il quadro istituzionale e le reazioni
La scelta di fissare il referendum a marzo era stata presa dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giovanni D’Alessandro. Fonti di Palazzo Chigi spiegano che la decisione punta a rispettare i tempi della Costituzione e a evitare sovrapposizioni con le elezioni amministrative in programma in primavera.
Le opposizioni hanno accolto con favore l’iniziativa del comitato promotore. “Va garantita la massima partecipazione possibile”, ha detto la deputata Elena Fabbri (PD). Dal Movimento 5 Stelle arriva una richiesta di “trasparenza e rispetto delle regole”. Più cauta la maggioranza: “Aspettiamo l’esito del ricorso”, ha commentato un esponente di Forza Italia.
Cosa succede adesso
Nei prossimi giorni il Tar del Lazio dovrà decidere sulla sospensione della data fissata. Se accogliesse la richiesta, il referendum potrebbe slittare di settimane o mesi. Nel frattempo, il comitato continua a raccogliere firme. “Non ci fermiamo – assicura Guglielmi – perché è un diritto dei cittadini poter dire la loro su una riforma così importante”.
La vicenda resta aperta. Sullo sfondo, il dibattito sulla riforma della giustizia e sulla partecipazione popolare tiene acceso il confronto politico. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se il calendario del referendum cambierà o resterà com’è.
