Los Angeles, 13 gennaio 2026 – Il telescopio spaziale Pandora della Nasa è finalmente in orbita dopo il lancio dalla Vandenberg Space Force Base in California, avvenuto nelle prime ore di ieri. Il satellite, portato in cielo da un razzo Falcon 9 di SpaceX, si è staccato regolarmente dal vettore, dando il via alla sua missione: nel corso del 2027, Pandora studierà le atmosfere di almeno 20 pianeti fuori dal Sistema solare e le loro stelle. Un passo avanti importante per la ricerca sugli esopianeti, con l’obiettivo di capire meglio di cosa sono fatti e che condizioni regnano su questi mondi lontani.
Pandora, la nuova occhiata della Nasa sugli esopianeti
Con i suoi 325 chilogrammi e un telescopio dal diametro di 45 centimetri, Pandora si prepara a osservare una selezione di esopianeti che passano davanti alle loro stelle. La Nasa punta a studiare la luce che filtra attraverso le atmosfere di questi pianeti, alla ricerca di tracce di vapore acqueo, foschie e nubi. Non è un compito facile: “Le stelle non sono superfici uniformi”, ha spiegato un portavoce della Nasa. “Spesso hanno macchie con luminosità variabile, proprio come il Sole”. Queste irregolarità rischiano di confondere i dati, e per questo sarà fondamentale distinguere bene lo spettro della stella da quello del pianeta.
Come Pandora osserva e cosa vuole scoprire
Secondo la Nasa, Pandora “vuole separare gli spettri di stelle e pianeti controllando la luminosità della stella in luce visibile e raccogliendo insieme dati nell’infrarosso”. In pratica, il telescopio seguirà i cambiamenti di luce a diverse lunghezze d’onda, incrociando le informazioni per isolare i segni dell’atmosfera del pianeta da quelli della stella. Un metodo che dovrebbe aiutare a capire meglio la presenza e la distribuzione delle macchie stellari, permettendo agli astronomi di pulire i dati e vedere più chiaro.
Pandora si concentrerà in particolare su esopianeti con atmosfere ricche di acqua o idrogeno, elementi chiave per cercare condizioni favorevoli alla vita. Gli scienziati sperano così di avere dettagli più precisi sulla chimica e le caratteristiche di questi mondi, ma anche di capire meglio le dinamiche delle loro stelle.
Un aiuto prezioso per la ricerca sugli esopianeti
La missione Pandora arriva in un momento di grande fermento nella ricerca sugli esopianeti. Dal telescopio Kepler al James Webb, la caccia ai pianeti extrasolari è diventata una delle sfide più importanti dell’astrofisica. “Ogni nuovo strumento ci fa affinare le tecniche e allarga la lista dei mondi che conosciamo”, ha detto un ricercatore del Jet Propulsion Laboratory, raggiunto telefonicamente nel pomeriggio. “Pandora ci darà una mano a capire quali pianeti possono davvero avere condizioni simili alla Terra”.
Non solo: saper distinguere i segnali dell’atmosfera di un pianeta da quelli legati alle macchie delle stelle è una sfida tecnica che potrebbe aprire la strada a nuove scoperte e migliorare altre missioni future. Gli astronomi aspettano con ansia i primi dati, previsti per il 2027.
Cosa ci aspetta nei prossimi mesi
Al momento, Pandora sta completando le prime fasi di calibrazione degli strumenti a bordo. La Nasa conta di iniziare le osservazioni scientifiche entro la fine del prossimo anno. La lista definitiva dei pianeti da osservare non è ancora stata resa nota, ma fonti vicine al progetto parlano di una selezione che includerà sia giganti gassosi sia pianeti più piccoli, simili alla Terra.
Tutti gli occhi degli astronomi sono puntati su Pandora. In attesa dei primi risultati, la comunità scientifica guarda con interesse a questa nuova finestra sull’universo degli esopianeti. Un universo che, grazie a strumenti come questo, sembra ogni giorno un po’ meno lontano.
