Roma, 13 gennaio 2026 – La crisi in Iran mette in ginocchio i rapporti tra Italia e Paese mediorientale. A raccontare ad alanews.it il clima di incertezza tra gli imprenditori italiani è Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia – Iran & Paesi E.c.o.. “È il momento più difficile degli ultimi anni, anche più complicato di due anni fa. Siamo praticamente fermi, non c’è niente da fare”, dice Zampini, raggiunto al telefono nella sede romana dell’ente.
Imprenditori italiani bloccati: i rapporti sono congelati
Secondo il presidente della Camera di commercio Italia-Iran, la tensione è forte. “C’è molta preoccupazione da parte nostra”, confida. Gli imprenditori italiani che lavorano regolarmente con Teheran sono una cinquantina circa, ma hanno dovuto ridurre drasticamente le attività. Nonostante tutto, l’interesse per il mercato iraniano non si è spento. “Guardiamo con preoccupazione alla situazione, ma la speranza non l’abbiamo persa”, aggiunge.
Uno dei problemi principali è il blocco delle comunicazioni. “Ho provato a contattare amici e colleghi in Iran, sia al telefono che su Whatsapp, anche ieri sera. Nessuna risposta”, racconta Zampini. Un segnale chiaro dell’isolamento che vive la popolazione locale e, di riflesso, chi ha rapporti commerciali o personali con loro.
Proteste e caro vita: un quadro che non regge più
Le manifestazioni in Iran hanno preso dimensioni nuove, secondo Zampini. “Questa protesta è molto più ampia delle precedenti. C’è una reazione compatta contro il governo”, spiega il presidente della Camera di commercio. Il costo della vita, già alto negli ultimi mesi, è salito ancora, rendendo la situazione “insostenibile” per molti.
“Mi auguro che si trovi presto una soluzione”, dice Zampini, con un filo di rassegnazione. La crisi economica si riflette direttamente sui rapporti tra aziende italiane e iraniane: “Questi legami non sono solo politici – precisa – ma tra persone che lavorano insieme. E oggi sono messi a dura prova”.
Export italiano sotto osservazione: meccanica, farmaceutico e agroalimentare
Nonostante tutto, l’interesse iraniano per i macchinari italiani resta vivo. “Ultimamente l’Iran guarda con attenzione alla parte meccanica delle nostre esportazioni”, sottolinea Zampini. Tuttavia, i settori legati all’oil & gas sono ancora soggetti a sanzioni internazionali e quindi esclusi dai rapporti ufficiali.
L’attenzione si è spostata su settori meno esposti: “Le banche sono molto caute, ma ci sono aperture nel farmaceutico e nell’agroalimentare”, spiega ancora Zampini. Una delle ultime delegazioni italiane in Iran è arrivata proprio dal Corazan, a nord-est di Teheran, zona nota per la produzione agroalimentare e mineraria.
Visti e delegazioni: gli ostacoli agli scambi crescono
Negli ultimi mesi, la crisi interna ha complicato anche gli spostamenti. “Abbiamo ricevuto due delegazioni iraniane tra giugno e oggi”, ricorda Zampini. Ma ottenere il visto per l’Italia è diventato più difficile: “L’Italia resta il Paese europeo che concede più visti agli iraniani, ma le concessioni sono diminuite molto”.
L’incertezza pesa sul futuro dei rapporti commerciali. “Adesso siamo fermi”, conferma il presidente della Camera di commercio. Eppure, dietro le sue parole si sente la speranza che la situazione possa cambiare: “Siamo preoccupati per le persone che conosciamo e per tutto il popolo iraniano”.
La crisi in Iran, quindi, non è solo una questione di numeri o scambi interrotti. È anche una storia di rapporti personali sospesi, di attese e di timori condivisi da chi, da Roma a Teheran, continua a credere nel valore del dialogo, sia economico che umano.
