Bruxelles, 13 gennaio 2026 – Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, lunedì sarà a Bruxelles per incontrare il ministro della Difesa danese, Troels Lund Poulsen, e la ministra degli Affari internazionali groenlandese, Vivian Motzfeldt. Al centro del confronto, la richiesta di una presenza militare più decisa nell’Artico. È un appello diretto da Copenaghen che arriva in un momento di crescente tensione nella regione, dove la competizione per il controllo delle rotte e delle risorse naturali si fa sempre più agguerrita.
La richiesta danese: più Nato in Groenlandia
“Abbiamo bisogno di una presenza più forte in Groenlandia, senza dubbio anche della Nato”, ha detto il ministro Poulsen, come riportato dall’agenzia danese Ritzau. Una frase che riassume bene il clima di allarme che si respira a Copenaghen e a Nuuk, la capitale groenlandese. Negli ultimi mesi, l’Artico è tornato sotto i riflettori. I ghiacci si stanno ritirando, come confermano i dati dell’Arctic Monitoring and Assessment Programme, e questo spalanca nuove rotte commerciali e rende accessibili risorse finora inarrivabili.
La Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, è un pezzo fondamentale nello scacchiere atlantico. Non solo per la sua posizione strategica, ma anche per la presenza della base americana di Thule, un punto chiave per la difesa missilistica e il monitoraggio spaziale. “La sicurezza dell’Artico è sicurezza europea”, ha confidato una fonte diplomatica a Bruxelles, sottolineando come la questione stia diventando una priorità anche per l’Alleanza Atlantica.
Copenaghen preoccupata, la Nato al lavoro
Il governo danese teme che l’aumento delle attività russe e cinesi nell’Artico possa destabilizzare la regione. Mosca ha potenziato le sue infrastrutture militari lungo la costa, mentre Pechino punta su progetti infrastrutturali e scientifici. “Non possiamo restare indietro”, ha ammesso Poulsen in un’intervista alla tv pubblica DR. Da qui la richiesta formale di un maggiore impegno della Nato.
Mark Rutte, al suo primo anno alla guida dell’Alleanza, si trova subito a gestire un dossier delicato. L’incontro di lunedì, fissato alle 10 nella sede della Nato, servirà a fare il punto sulle esigenze di sicurezza danesi e sulle possibili risposte. “La Nato è pronta a rafforzare la cooperazione con i partner artici”, ha detto un portavoce dell’Alleanza, senza però entrare nei dettagli.
L’Artico: terreno di gioco delle grandi potenze
La sfida nell’Artico coinvolge tutte le grandi potenze. Secondo uno studio dell’Istituto norvegese di affari internazionali (Nupi), negli ultimi cinque anni le esercitazioni militari nella zona sono cresciute del 40%. Gli Stati Uniti hanno rilanciato la loro presenza con nuove missioni navali e accordi con Canada e Norvegia. Anche l’Unione Europea ha messo l’Artico tra le sue priorità strategiche, con il piano “EU Arctic Policy” del 2023.
Con i suoi 2 milioni di chilometri quadrati e meno di 60mila abitanti, la Groenlandia è al centro di un gioco che va ben oltre la sua dimensione demografica. “Sappiamo bene quali responsabilità porta la nostra posizione”, ha detto la ministra Motzfeldt a Nuuk. “Vogliamo contare nelle decisioni che riguardano il nostro futuro”.
Cosa succede ora: passi avanti o attesa?
L’incontro di Bruxelles potrebbe essere il primo passo verso una presenza Nato più visibile in Groenlandia. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono nuove esercitazioni congiunte e un potenziamento delle reti radar. Ma ogni mossa dovrà fare i conti con le sensibilità locali: la popolazione groenlandese osserva con attenzione ogni decisione che potrebbe toccare autonomia e ambiente.
Per ora, la richiesta danese resta sul tavolo. Solo dopo il vertice di lunedì si capirà se e come l’Alleanza risponderà all’appello di Copenaghen. Intanto, l’Artico continua a scaldarsi – non solo per il clima – sotto lo sguardo vigile delle cancellerie europee e nordamericane.
