Roma, 13 gennaio 2026 – Il Governo italiano ha espresso oggi una “forte preoccupazione” per quanto sta accadendo in Iran, dove negli ultimi giorni si contano numerose vittime tra i manifestanti. In una nota diffusa da Palazzo Chigi, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha chiesto con forza alle autorità di Teheran di rispettare i diritti fondamentali della popolazione, a cominciare dalla libertà di espressione e dal diritto di riunirsi pacificamente. L’appello arriva in un momento di forte tensione, con le proteste nelle principali città iraniane che continuano a scuotere l’attenzione della comunità internazionale.
Italia: un appello chiaro per i diritti in Iran
Nel comunicato ufficiale, il Governo italiano ha messo l’accento sulla necessità di proteggere “l’incolumità di chi scende in piazza”. La richiesta, rivolta direttamente alle Autorità iraniane, invita a “rispettare i diritti del popolo”, soprattutto quelli legati alla libertà di parola e alla possibilità di manifestare senza paura di repressioni. Fonti diplomatiche italiane, contattate nel pomeriggio, hanno confermato che questa posizione è condivisa anche dai partner europei e dai paesi del G7.
Proteste sempre più dure, aumentano le vittime
Negli ultimi giorni sono stati segnalati “numerosi” morti tra i manifestanti in diverse città iraniane. I dati ufficiali diffusi da Teheran restano incompleti, ma organizzazioni per i diritti umani parlano di decine di vittime solo nell’ultima settimana. Le proteste sono esplose dopo l’annuncio di nuove restrizioni da parte del governo e si sono rapidamente diffuse da Teheran a città come Isfahan, Shiraz e Tabriz. Testimoni locali, citati da agenzie internazionali, raccontano di una presenza massiccia delle forze di sicurezza e di scontri anche nelle ore notturne.
Roma spinge per un fronte europeo e G7 unito
“Insieme ai partner europei e del G7, il Governo italiano lavora per una soluzione positiva alla crisi”, si legge ancora nella nota di Palazzo Chigi. L’obiettivo è sostenere una risposta che rispetti “le aspirazioni di libertà e di pari diritti del popolo iraniano”. Fonti del Ministero degli Esteri hanno confermato che nelle ultime 48 ore sono stati intensificati i contatti con le principali cancellerie europee per coordinare possibili iniziative comuni. “Seguiamo la situazione con attenzione”, ha detto un funzionario della Farnesina, “e stiamo valutando tutte le strade diplomatiche possibili”.
L’eco internazionale e il ruolo italiano
La crisi in Iran torna a tenere banco anche a livello europeo. A Bruxelles, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito l’importanza di “proteggere i diritti umani ovunque nel mondo”. Intanto, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto “un’indagine indipendente sulle violenze”. In questo scenario, l’Italia si muove allineata con gli altri paesi occidentali ma mantiene aperto un canale diretto con Teheran, grazie all’ambasciata nella capitale iraniana. “Il dialogo resta fondamentale”, ha spiegato un diplomatico italiano, “ma non possiamo chiudere gli occhi su quello che sta succedendo”.
Società civile in piazza: verità e giustizia
Dall’inizio delle proteste, molte associazioni italiane e internazionali hanno sollecitato il governo a prendere una posizione netta. Nel pomeriggio, un gruppo di attivisti si è radunato davanti all’ambasciata iraniana in via Nomentana, chiedendo “verità e giustizia” per le vittime. Alcuni manifestanti hanno esposto cartelli con le foto dei giovani uccisi durante gli scontri. “Non possiamo restare indifferenti”, ha detto una portavoce della rete Non Una Di Meno, “serve una risposta chiara da parte dell’Europa”.
Cosa ci aspetta: incertezza e tensioni
Al momento non si vedono segnali di distensione in Iran. Le autorità parlano di “infiltrazioni straniere” dietro le proteste, mentre le opposizioni denunciano una repressione sempre più dura. L’Italia, insieme agli altri paesi del G7, ribadisce la richiesta di rispetto per i diritti fondamentali e tiene alta l’attenzione sulla sorte dei manifestanti. Solo nelle prossime settimane sarà chiaro se la pressione internazionale potrà aprire la strada a una soluzione meno violenta della crisi.
