La Groenlandia sceglie la Danimarca: una decisione storica per il futuro dell’isola

La Groenlandia sceglie la Danimarca: una decisione storica per il futuro dell'isola

La Groenlandia sceglie la Danimarca: una decisione storica per il futuro dell'isola

Matteo Rigamonti

Gennaio 13, 2026

Copenaghen, 13 gennaio 2026 – La Groenlandia dice no agli Stati Uniti e sceglie la Danimarca. È il messaggio chiaro lanciato oggi dal premier groenlandese, Jans-Frederik Nielsen, durante una conferenza stampa con la prima ministra danese Mette Frederiksen nella capitale danese. Una risposta netta, arrivata dopo settimane di voci su possibili pressioni americane per aumentare la loro influenza sull’isola artica. “La Groenlandia non è in vendita”, ha scandito Nielsen davanti ai giornalisti, senza lasciare spazio a dubbi.

Nuuk chiude le porte: “Non vogliamo essere comprati”

La questione dell’autonomia della Groenlandia e dei rapporti con le grandi potenze è tornata prepotentemente al centro del dibattito politico. Nielsen ha spiegato che la popolazione, poco più di 56mila persone per lo più concentrate a Nuuk, Sisimiut e Ilulissat, non intende rinunciare a sovranità né farsi controllare da nessuno. “Non vogliamo essere comprati dagli Stati Uniti, né controllati da loro”, ha detto con tono deciso. Parole che arrivano dopo che, secondo fonti diplomatiche, Washington avrebbe intensificato i contatti con i rappresentanti locali per parlare di investimenti e cooperazione militare.

Danimarca e Europa, la scelta di un legame saldo

La presenza di Mette Frederiksen accanto a Nielsen non è un caso. La Groenlandia, pur godendo di ampia autonomia dal 2009, resta parte del Regno di Danimarca. “Se dobbiamo scegliere, scegliamo la Danimarca, la Nato, l’Unione Europea”, ha detto Nielsen, sottolineando il desiderio di mantenere forte il legame con Copenaghen e le istituzioni europee e atlantiche. Frederiksen ha confermato: “La Groenlandia è una parte fondamentale della nostra comunità nazionale”. Ha promesso che ogni decisione sul futuro dell’isola sarà presa “insieme e nel rispetto della volontà dei cittadini groenlandesi”.

Stati Uniti, un interesse strategico che non si nasconde

Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno mostrato un interesse crescente per la Groenlandia. Il motivo è chiaro: la posizione dell’isola, tra l’Artico e il Nord America, è strategica per la difesa e il controllo delle rotte polari. Non solo, le risorse naturali – minerali rari, petrolio, gas – attirano molte potenze. Già nel 2019, l’ex presidente Donald Trump aveva ipotizzato di comprare l’isola, scatenando l’indignazione a Nuuk e a Copenaghen. Da allora i rapporti sono rimasti tesi. Per gli esperti locali, le recenti proposte americane su investimenti infrastrutturali e cooperazione militare rischiano di riaccendere una “nuova corsa all’Artico”.

La voce della gente: voglia di autonomia senza perdere l’identità

A Nuuk, la dichiarazione di Nielsen è stata accolta con sollievo da molti. “Non vogliamo diventare una colonia americana”, ha detto Anna Kristensen, insegnante in città, al termine della conferenza. Altri ricordano l’importanza di mantenere rapporti equilibrati con tutti, ma senza rinunciare all’identità groenlandese. Il dibattito resta vivo: da un lato cresce il desiderio di più autonomia, anche economica; dall’altro, la dipendenza dagli aiuti danesi e dai fondi europei è ancora una realtà.

Tra autonomia e alleanze, un futuro tutto da scrivere

La scelta annunciata oggi dal governo autonomo vuole rassicurare Copenaghen e Bruxelles. Ma il futuro della Groenlandia resta incerto. Le pressioni internazionali non spariranno, soprattutto in un mondo sempre più diviso e competitivo nell’Artico. Nielsen lo sa bene: “Siamo pronti a parlare con tutti, ma la nostra priorità è difendere gli interessi della Groenlandia”, ha concluso. Solo il tempo dirà se questa isola, sospesa tra due mondi, riuscirà a tracciare davvero una strada tutta sua nel grande gioco delle potenze.