Imperia, 13 gennaio 2026 – Un uomo di 65 anni è finito in manette l’8 gennaio a Ventimiglia, accusato di aver tentato di uccidere la moglie, una donna brasiliana di 44 anni, dopo aver scoperto che si prostituiva. La vicenda ha scosso profondamente la comunità locale. Nel frattempo, il giudice per le indagini preliminari, Massimiliano Botti, ha deciso di togliere l’aggravante di tentato femminicidio, trasformando l’accusa in tentato omicidio. Una scelta che ha acceso un acceso dibattito tra giuristi e opinione pubblica.
Femminicidio, la legge cambia ma il dibattito resta acceso
Nel suo provvedimento, il giudice Botti si è basato sulla legge 181 del 2 dicembre 2025, che introduce l’aggravante del femminicidio solo in casi precisi: l’atto deve nascere da odio, discriminazione, prevaricazione o dal desiderio di controllare o dominare la donna, oppure dal rifiuto della vittima di mantenere un rapporto affettivo o da un tentativo di limitarne la libertà personale. Nel caso di Ventimiglia, ha spiegato il giudice, “l’uomo ha detto agli agenti di aver aggredito la moglie perché aveva scoperto che si prostituiva. Al momento non ci sono elementi che dimostrino un’aggressione motivata da odio o da un’esigenza ossessiva di controllo”.
Questa interpretazione, dicono fonti giudiziarie, è fedele al testo della nuova legge. Ma la decisione di non applicare l’aggravante del femminicidio ha già scatenato reazioni contrastanti da parte di associazioni e legali.
La notte dell’aggressione: la fuga disperata dal balcone
Tutto è successo la sera dell’8 gennaio, in un appartamento nel cuore di Ventimiglia. Secondo le prime indagini, l’uomo ha aggredito la moglie con forbici e coltello dopo aver scoperto la sua attività. Per salvarsi, la donna si è buttata dal balcone del secondo piano. Erano circa le 22 quando i vicini hanno sentito le urla e hanno chiamato il 112. Sul posto sono arrivati carabinieri e 118.
La donna è stata portata d’urgenza all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. I medici hanno riscontrato gravi lesioni alla colonna vertebrale. La prognosi è riservata, ma non sarebbe in pericolo di vita. Nei prossimi giorni sarà sottoposta a un intervento chirurgico.
Tra legge e morale: le parole del giudice
Nell’ordinanza, il giudice Botti osserva che “è dubbio che la prostituzione della vittima sia un’espressione di libertà individuale, considerando che nel matrimonio esistono doveri di rispetto e fedeltà reciproci”. Una frase che tocca un tema delicato, quello dei diritti personali e della libertà sessuale dentro il matrimonio.
Il pubblico ministero Antonella Politi aveva chiesto di contestare l’aggravante del femminicidio, citando la nuova legge che punisce chi commette il fatto “per odio, discriminazione, prevaricazione o per controllare o dominare la donna”. Ma dopo tre ore di camera di consiglio, il giudice ha scelto una strada diversa.
Custodia cautelare confermata: il giudice non abbassa la guardia
Nonostante la derubricazione, il giudice ha confermato la custodia cautelare in carcere per l’uomo. Nell’atto si legge che “se non fosse sotto custodia, potrebbe commettere altri reati simili”. Fondamentale, secondo il magistrato, è stata “la violenza mostrata verso la vittima” e “l’atteggiamento freddo e cinico dell’uomo subito dopo la caduta dal balcone”. Alcuni testimoni raccontano che invece di soccorrere la moglie, l’uomo si sarebbe appoggiato alla ringhiera, fumando una sigaretta e rispondendo con sarcasmo ai soccorritori.
L’avvocato difensore, Alberto Pezzini, ha evitato commenti più approfonditi. “Aspettiamo gli sviluppi dell’indagine”, ha detto fuori dal tribunale.
Un caso che riapre vecchie ferite
La scelta del tribunale di Imperia riporta al centro il dibattito sul confine tra tentato omicidio e femminicidio. In Italia, nel 1981, fu abolito il delitto d’onore, che prevedeva pene più leggere per chi uccideva una donna “in stato d’ira per offesa all’onore proprio o della famiglia”. Oggi la legge cerca di distinguere tra moventi personali e discriminazione di genere. Ma casi come questo mostrano quanto sia sottile – e a volte controverso – il confine tra diritto e giustizia sociale.
