Milano dice basta: ordine di demolizione per il progetto di via Fauchè

Milano dice basta: ordine di demolizione per il progetto di via Fauchè

Milano dice basta: ordine di demolizione per il progetto di via Fauchè

Matteo Rigamonti

Gennaio 13, 2026

Milano, 13 gennaio 2026 – Il Comune di Milano ha emesso il primo ordine di demolizione legato alla maxi inchiesta sull’urbanistica cittadina. La misura riguarda il cantiere di via Fauchè 9, dove la costruzione di una nuova palazzina era finita sotto la lente della Procura. Il provvedimento, notificato in queste ore, arriva dopo la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso novembre che ha chiuso il contenzioso sul progetto. Da Palazzo Marino parlano di “un atto dovuto”, un passo decisivo nella gestione dei tanti casi ancora aperti in città.

Via Fauchè 9, il progetto sotto accusa

I lavori in via Fauchè 9 erano iniziati nell’ottobre 2022. Doveva nascere una palazzina di tre piani, due fuori terra, al posto di un vecchio laboratorio usato come deposito. Tutto era partito con una Scia presentata come semplice ristrutturazione edilizia all’interno del cortile. Ma per i giudici amministrativi non è andata così. La demolizione totale dell’edificio vecchio e la nuova costruzione non potevano passare per ristrutturazione.

Il cuore della questione, spiegano i giudici nella sentenza depositata il 4 novembre 2025 dal Consiglio di Stato, riguarda proprio cosa si intende per ristrutturazione edilizia. Negli ultimi anni la definizione è stata allargata da varie leggi, ma – sottolineano i magistrati – non si può andare oltre certi limiti. Per parlare di ristrutturazione servono alcune condizioni: l’immobile originale deve restare riconoscibile, la demolizione e la ricostruzione devono avvenire senza pause troppo lunghe e la volumetria non deve cambiare. Se manca anche solo uno di questi elementi, allora si tratta di una nuova costruzione, con regole e costi diversi.

Il condominio vicino e il procedimento in tribunale

A far scattare l’allarme era stato il grande condominio tra via Fauchè e via Castelvetro, guidato dall’avvocata Wanda Mastrojanni. Si tratta di un complesso con circa 200 appartamenti che si affacciano proprio sull’area del cantiere. Il condominio è parte civile nel procedimento penale aperto presso la decima sezione del tribunale di Milano.

Nel fascicolo, il pm Paolo Filippini contesta presunti abusi edilizi a Luigi Gigio D’Ambrosio, titolare della società Fauchè 9 srl, insieme al direttore dei lavori e progettista Marco Colombo e all’impresario Gaetano Risi. Le prime indagini hanno fatto emergere discrepanze tra quanto dichiarato e quanto effettivamente costruito. “Abbiamo agito per difendere i diritti dei condomini”, ha detto Mastrojanni dopo la notifica della sentenza.

Cosa succede con l’ordine di demolizione

Con l’arrivo dell’ordine di demolizione, il proprietario ha ora 90 giorni per riportare l’area com’era prima. Se non lo farà, dal 91esimo giorno scatterà una multa tra 2mila e 20mila euro. In più, il Comune potrà anche prendere possesso gratuitamente del terreno.

Quello di via Fauchè è il primo ordine di demolizione tra i tanti cantieri coinvolti nella maxi inchiesta sull’urbanistica milanese. Un segnale forte che arriva in un momento delicato per l’amministrazione comunale, impegnata a rivedere regole e procedure dopo i cambi normativi del 2024 e 2025. Negli ultimi mesi, Palazzo Marino ha approvato una serie di delibere e chiarimenti per sbloccare o chiudere definitivamente i lavori sospesi.

Un precedente che pesa su tante altre costruzioni

Il caso di via Fauchè apre una strada importante: in certi casi, la sanatoria non è più possibile. “La sentenza fa chiarezza sui limiti della ristrutturazione edilizia”, ha commentato un funzionario di Palazzo Marino incontrato stamattina. Ma restano ancora decine di pratiche in sospeso. Proprietari e imprese aspettano di capire se potranno andare avanti o se li aspetta la stessa sorte.

Nel quartiere, intanto, si respira un clima di attesa. Alcuni residenti hanno accolto con sollievo la decisione: “Era ora che si facesse un po’ di ordine”, ha raccontato una signora dal balcone al civico 11. Altri temono che tutto questo possa bloccare ancora di più lo sviluppo della zona. Solo nelle prossime settimane si capirà se l’ordine di demolizione resterà un caso isolato o diventerà la norma per i cantieri sotto la lente della Procura.