Roma, 13 gennaio 2026 – Nel corso del 2025, le sale operative dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) hanno registrato 15.759 terremoti in Italia, una media di poco più di 43 scosse al giorno. Il dato, pubblicato oggi nello “Speciale 2025” dell’ente, conferma una tendenza stabile rispetto agli ultimi anni. Sono numeri leggermente inferiori a quelli del 2024 e ben lontani dai picchi del 2016-2017, quando la sequenza sismica che colpì l’Italia centrale fece parlare tutta la cronaca.
Sismicità stabile ma con l’ombra del 2016 ancora presente
Secondo l’Ingv, il numero di terremoti localizzati ogni anno si aggira tra i 16.000 e i 17.000 dal 2019 in poi. Un calo netto rispetto agli anni segnati dal sisma di Accumoli, iniziato il 24 agosto 2016, che aveva fatto schizzare gli eventi sismici. “Quella sequenza pesa ancora molto sulla sismicità del Paese”, si legge nel report, “anche se ora gli eventi sono meno numerosi e con magnitudo più basse”. In pratica, l’eredità di quella crisi si sente ancora nei dati, anche se la situazione è decisamente meno critica.
La scossa più forte del 2025: magnitudo 4.8 al largo della Puglia
Il 14 marzo 2025, nelle prime ore del mattino, si è registrata la scossa più intensa dell’anno. È avvenuta al largo della provincia di Foggia, vicino al Lago di Lesina, con una magnitudo momento (Mw) di 4.8. Fa parte della sequenza sismica attiva a nord del promontorio del Gargano. Non si sono segnalati danni, ma la scossa è stata avvertita chiaramente anche nei comuni sulla costa. “Molte persone hanno chiamato i vigili del fuoco per avere informazioni”, racconta un operatore della sala di Foggia.
Solo il 10% dei terremoti supera magnitudo 2.0
Dai dati emerge che poco più del 10% dei terremoti rilevati dalle sale operative di Roma, Napoli e Catania ha avuto una magnitudo pari o superiore a 2.0. Gli eventi tra 4.0 e 4.9 sono stati 21: sedici in Italia o nei mari intorno, cinque invece tra Croazia e Albania. Nessun terremoto ha raggiunto o superato la magnitudo 5.0, una differenza significativa rispetto agli anni passati, come sottolineano gli esperti.
Campi Flegrei e Mar Tirreno: le zone sotto osservazione
Nel 2025 sono continuate alcune sequenze sismiche già attive da tempo, con magnitudo non elevate ma tenute d’occhio dagli specialisti. In particolare ai Campi Flegrei, dove il 13 marzo e il 30 giugno si sono verificati i due terremoti più forti della crisi bradisismica in corso, entrambi con magnitudo durata (Md) 4.6. “La situazione è sotto controllo, ma la sorveglianza resta costante”, spiega un tecnico dell’Ingv di Napoli.
Molti terremoti anche nel Mar Tirreno meridionale: i più forti, di magnitudo locale (Ml) 4.7, sono stati registrati il 7 febbraio vicino alle Isole Eolie e il 26 agosto al largo delle Isole Egadi. In ottobre, infine, una piccola sequenza ha interessato la provincia di Avellino, con un forte risentimento nella popolazione locale.
La rete sismica nazionale: un patrimonio da difendere
“La nostra infrastruttura di ricerca, a partire dalla Rete Sismica Nazionale (Rsn), permette alle sale operative di monitorare ogni giorno l’attività sismica”, spiega Salvatore Stramondo, direttore del dipartimento Terremoti dell’Ingv. “I dati raccolti dalla Rsn sono un patrimonio prezioso, condiviso con tutta la comunità scientifica”, aggiunge Stramondo, sottolineando come questo lavoro aiuti i sismologi italiani a migliorare costantemente la conoscenza del fenomeno.
Un Paese che convive con i terremoti
In Italia la sismicità è una realtà di tutti i giorni: secondo le statistiche dell’Ingv nel 2025 si è verificato un terremoto ogni 33 minuti. Eppure, solo una minima parte di questi eventi è percepita dalla gente o preoccupa davvero. La sorveglianza resta alta, così come l’impegno degli enti scientifici nel monitorare e studiare i fenomeni che caratterizzano il nostro territorio.
