Washington, 13 gennaio 2026 – Oltre 200 ricercatori americani hanno firmato una lettera aperta pubblicata su Nature, per dire no alle ultime dichiarazioni del presidente Donald Trump sulla Groenlandia. Il documento, uscito nelle ultime ore, critica il presidente per aver lasciato intendere l’idea di comprare l’isola artica. “Vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà e gratitudine al popolo della Groenlandia, con cui abbiamo costruito anni di amicizia e collaborazione”, si legge nella lettera.
Ricercatori Usa uniti contro le minacce di Trump
La lettera, che ha raccolto in pochi giorni più di 200 firme da scienziati che lavorano in Groenlandia, nasce come risposta diretta alle “posizioni aggressive” attribuite a Trump. Gli autori ribadiscono che la Groenlandia “non è un oggetto da comprare o prendere: è casa della sua gente”. Un messaggio chiaro, rivolto sia al governo americano sia alla comunità internazionale.
Tra i firmatari c’è Yarrow Axford, docente alla Northwestern University, che ha spiegato a Nature come la Groenlandia sia ormai da anni un punto fermo per la ricerca sul clima. “Molti di noi hanno amici, colleghi e collaboratori in Groenlandia”, ha raccontato Axford. “È un posto speciale, dove abbiamo potuto contare sulla generosità delle comunità locali”.
Groenlandia, laboratorio naturale per il clima che cambia
La Groenlandia, dicono i ricercatori, è un vero laboratorio naturale per studiare il cambiamento climatico. Qui il riscaldamento globale corre più veloce che altrove. Lo scioglimento dei ghiacciai ha effetti importanti sul clima mondiale: può far salire il livello dei mari e cambiare le correnti oceaniche.
“Dobbiamo far sapere ai nostri amici in Groenlandia che siamo con loro”, ha aggiunto Axford. La lettera non è solo una presa di posizione politica, ma anche un segnale di vicinanza umana e professionale verso le comunità locali che da anni lavorano insieme ai ricercatori americani.
Una collaborazione scientifica messa a rischio
Negli ultimi anni, la presenza di scienziati americani in Groenlandia è aumentata costantemente. Le basi di Kangerlussuaq e Nuuk ospitano ogni estate decine di studiosi impegnati in progetti internazionali. Ma ora, la tensione diplomatica tra Washington e Nuuk rischia di mettere tutto in discussione.
Secondo Nature, molti ricercatori temono che le parole del presidente possano minare la fiducia costruita negli anni con le comunità locali. “Con questa lettera vogliamo anche invitare i colleghi negli Stati Uniti a farsi sentire”, ha sottolineato Axford. Un appello a non restare in silenzio di fronte a una situazione che potrebbe danneggiare la ricerca.
La scienza risponde compatta
Il documento pubblicato su Nature ha già raccolto adesioni da università come Harvard, MIT e Stanford. Molti firmatari lavorano da anni sul campo, spesso a stretto contatto con le popolazioni groenlandesi. “Non è solo una questione di scienza”, ha confidato uno dei ricercatori. “È anche una questione di rispetto reciproco”.
Per ora, dalla Casa Bianca non arrivano risposte ufficiali. Ma fonti vicine all’amministrazione dicono che la questione resta aperta e potrebbe tornare alla ribalta nelle prossime settimane.
Ricerca artica, un futuro tutto da decidere
Questa vicenda mette in luce quanto la ricerca internazionale sia legata agli equilibri politici. In Groenlandia, dove il clima cambia più in fretta che altrove, ogni stagione di studio conta. Eppure, quando la politica entra nei laboratori, si vede quanto sia fragile il confine tra scienza e diplomazia.
Per ora, i ricercatori americani ribadiscono il loro impegno: “La Groenlandia appartiene al suo popolo”, scrivono nella lettera. Un messaggio semplice, ma con un peso ben chiaro.
