Risarcimenti da 7 miliardi: la sfida dei commissari all’Ex Ilva e Mittal

Risarcimenti da 7 miliardi: la sfida dei commissari all'Ex Ilva e Mittal

Risarcimenti da 7 miliardi: la sfida dei commissari all'Ex Ilva e Mittal

Matteo Rigamonti

Gennaio 13, 2026

Taranto, 13 gennaio 2026 – I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia hanno deciso di avviare una causa da 7 miliardi di euro contro gli ex amministratori e contro ArcelorMittal, accusando la multinazionale di aver messo in atto una strategia dannosa per l’azienda. La notizia arriva da un documento riservato, visionato nelle ultime ore, firmato dai commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli con i loro legali. Nel testo si sostiene che il tracollo finanziario non sia stato frutto di errori casuali o eventi imprevedibili, ma il risultato di una condotta voluta e prolungata nel tempo.

Acciaierie d’Italia, i commissari puntano il dito contro ArcelorMittal

Nel documento, i commissari straordinari spiegano che la crisi di Acciaierie d’Italia non è da imputare a semplici errori di gestione o a un improvviso calo del mercato dell’acciaio. “Non si tratta di sbagli occasionali – si legge – ma di una strategia chiara, consapevole e durata anni”. L’obiettivo, secondo loro, sarebbe stato quello di spostare risorse in modo sistematico e a senso unico verso la multinazionale ArcelorMittal, danneggiando proprio Acciaierie d’Italia.

La richiesta di risarcimento danni da 7 miliardi di euro è uno dei passaggi più importanti in questa lunga vicenda industriale che coinvolge lo stabilimento di Taranto. Secondo i legali della procedura straordinaria, questa cifra rappresenta il danno economico subito dall’azienda e dall’intero sistema produttivo italiano.

Le accuse: “Una strategia consapevole e prolungata”

Il documento, scritto dai commissari e dai loro avvocati, ricostruisce le tappe che hanno portato al fallimento. Secondo la loro versione, le decisioni prese negli ultimi anni hanno favorito gli interessi della capogruppo internazionale. “Parliamo di trasferimenti sistematici di risorse”, ha spiegato una fonte vicina al dossier. Le modalità sarebbero state diverse: dalla gestione dei flussi di denaro, alle scelte sugli investimenti, fino alla distribuzione dei profitti.

Nel testo si sottolinea come questa condotta abbia avuto effetti diretti non solo sui conti dell’azienda, ma anche sull’occupazione e sull’indotto locale. “Il danno – si legge – non riguarda solo la proprietà, ma tutto il tessuto economico e sociale di Taranto e delle zone coinvolte”.

ArcelorMittal tace, ma la tensione resta alta

Al momento, ArcelorMittal non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla richiesta dei commissari. Fonti interne si sono limitate a ribadire che tutte le operazioni sono state fatte “nel rispetto degli accordi firmati e delle leggi”. La vicenda si inserisce in un clima già teso tra il governo italiano e il gruppo siderurgico internazionale.

Negli ultimi mesi, lo stabilimento di Taranto è stato al centro di molte polemiche per la riduzione della produzione e i problemi occupazionali. I sindacati hanno più volte denunciato la mancanza di investimenti e la crescente incertezza per i lavoratori. “Serve chiarezza sul futuro dello stabilimento”, ha detto pochi giorni fa Francesco Brigati della Fiom Cgil locale.

Il governo e la magistratura pronti a intervenire

La causa da 7 miliardi è solo uno degli aspetti della crisi di Acciaierie d’Italia. Il governo segue la situazione con attenzione: il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha confermato l’impegno dell’esecutivo per garantire la continuità produttiva e salvaguardare i posti di lavoro. “Non lasceremo soli i lavoratori”, ha assicurato Urso durante un incontro con le parti sociali a Roma.

Sul fronte giudiziario, ora la parola passa ai tribunali. Gli avvocati dei commissari hanno già depositato i documenti per avviare l’azione civile. Nei prossimi mesi saranno chiamati a esprimersi anche i magistrati di Taranto, che dovranno valutare se le accuse contro gli ex amministratori e ArcelorMittal reggono.

Taranto in ansia, il futuro resta un’incognita

Intanto, a Taranto cresce la preoccupazione tra i dipendenti e nelle aziende collegate. All’alba, davanti ai cancelli dello stabilimento, alcuni operai hanno raccontato le loro paure: “Non sappiamo cosa ci aspetta domani”, ha detto uno di loro. La città aspetta risposte concrete, mentre la vertenza si sposta ora nelle aule di tribunale e nelle stanze della politica.

La storia delle Acciaierie d’Italia è ancora aperta. E quello che succederà potrebbe decidere non solo il destino dello stabilimento pugliese, ma anche quello dell’intero settore siderurgico in Italia.