Scimpanzé Ai: un addio che segna la fine di un’era nella scienza

Scimpanzé Ai: un addio che segna la fine di un'era nella scienza

Scimpanzé Ai: un addio che segna la fine di un'era nella scienza

Matteo Rigamonti

Gennaio 13, 2026

Kyoto, 13 gennaio 2026 – Ai, la scimpanzé che ha rivoluzionato lo studio della mente dei primati, è morta venerdì scorso a 49 anni. Il decesso è avvenuto al Centro per le origini evolutive dell’Università di Kyoto, dove era seguita da decenni. La notizia chiude un capitolo importante nella scienza cognitiva degli ultimi cinquant’anni. Nata nel 1976 in Africa occidentale e portata in Giappone da cucciola, Ai è diventata il simbolo di un programma pionieristico dedicato a capire le capacità cognitive degli scimpanzé.

Da cucciola in Africa a protagonista in Giappone

Arrivata in Giappone poco dopo il suo primo anno di vita, Ai è stata affidata alle cure del primatologo Tetsuro Matsuzawa. Era il 1977 quando la piccola iniziava il suo percorso in laboratorio, prima tra le colline di Inuyama e poi a Kyoto. “Con lei abbiamo scoperto quanto sia sottile il confine tra l’intelligenza umana e quella degli altri primati”, ha raccontato Matsuzawa, ricordando i primi esperimenti con una tastiera collegata a un computer. Un dettaglio che ancora oggi molti ricercatori citano: a soli 18 mesi, Ai interagiva già con strumenti tecnologici, anticipando di anni le ricerche moderne sull’apprendimento animale.

Scoperte che hanno fatto scuola

Negli anni Ottanta, Ai ha stupito il mondo scientifico con risultati che sono finiti persino sulle pagine di Nature. Secondo i dati raccolti dal team giapponese, entro i cinque anni sapeva riconoscere i numeri da uno a sei, distinguere colori e associare circa 300 oggetti a etichette visive. “Era in grado di leggere anche alcuni caratteri kanji”, ha ricordato una delle ricercatrici storiche del progetto, “un risultato che allora sembrava impossibile”. Le sue performance nei test di memoria e apprendimento hanno fatto il giro del mondo, contribuendo a rivedere completamente il concetto di intelligenza animale.

Quando l’arte incontra la scienza

Ai non si è fatta notare solo per numeri e simboli. Durante le pause dagli esperimenti, prendeva spesso pennarelli e fogli per disegnare. “Non lo faceva per premi o cibo”, ha spiegato un tecnico del laboratorio, “sembrava un vero bisogno di esprimersi”. Nel 1989, insieme a un altro scimpanzé, riuscì addirittura a evadere dalla gabbia usando una chiave per aprire un lucchetto. Un episodio che fece parlare tutta la comunità scientifica: “Dimostrava la sua capacità di osservare e risolvere problemi”, ha ammesso Matsuzawa.

L’eredità che continua con Ayumu

Nel 2000 Ai ha avuto Ayumu, che è diventato a sua volta protagonista di studi internazionali grazie a una memoria eccezionale. Il figlio ha raccolto il testimone della madre, partecipando a esperimenti che hanno ampliato la conoscenza sulle capacità cognitive degli scimpanzé. Nel 2017, per il quarantesimo anniversario del “Progetto Ai”, una sciarpa ispirata a uno dei suoi disegni è stata donata a Jane Goodall, massima autorità mondiale nello studio dei primati. Un gesto che ha sancito il legame tra la ricerca giapponese e quella internazionale.

Addio a Ai, un’icona per la scienza e l’umanità

La morte di Ai – causata da insufficienza multiorgano legata all’età, come precisato dallo staff dell’Università di Kyoto – lascia un grande vuoto nella ricerca ma anche una traccia indelebile nel rapporto tra uomo e animali. “Ci ha insegnato che la differenza tra noi e loro è molto più sottile di quanto pensassimo”, ha detto uno degli assistenti storici del centro. Oggi il laboratorio dove Ai ha vissuto gran parte della sua vita resta un punto di riferimento per chi studia la mente dei primati. Ma dentro quelle mura silenziose, la sua assenza si fa sentire forte. Solo così si capisce davvero quanto sia stato unico il suo contributo alla scienza e al dialogo tra specie diverse.