Torino, 13 gennaio 2026 – La Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro festeggia i suoi 40 anni di attività, aprendo un nuovo capitolo nella storia dell’Istituto di Candiolo-Irccs, alle porte di Torino. Da oggi, la strada che ospita il centro di ricerca e cura oncologica cambia nome: si chiamerà viale della Ricerca, con il civico 7 a segnare l’ingresso principale. Un gesto simbolico ma concreto, per mettere in luce il ruolo fondamentale della ricerca scientifica nella vita sociale e sanitaria del Piemonte.
Il viale che racconta la ricerca
La piccola via, fino a ieri una traversa poco nota, ha ricevuto il nuovo nome questa mattina davanti all’ingresso dell’Istituto di Candiolo. C’erano medici, ricercatori, operatori sanitari e rappresentanti delle istituzioni locali. “Questo nuovo indirizzo è un riconoscimento a 40 anni di impegno”, ha detto Allegra Agnelli, presidente della Fondazione, poco dopo le 10. “Non è solo una formalità: serve a far vedere a tutti il lavoro che si fa qui ogni giorno”.
L’Istituto di Candiolo-Irccs è nato nel 1986 e da allora ha costruito una solida reputazione, diventando un punto di riferimento nazionale per la diagnosi e la cura dei tumori. Oggi lavorano qui più di 400 persone tra medici, ricercatori e personale sanitario. Ogni anno, secondo i dati della Fondazione, si seguono circa 30mila pazienti.
Il Giardino della Ricerca: uno spazio da vivere
Per il 40° anniversario, la Fondazione ha annunciato anche il progetto del Giardino della Ricerca, un’area verde che nascerà proprio all’ingresso dell’Istituto. Durante la cerimonia sono stati illustrati i dettagli: alberi autoctoni e percorsi pedonali accessibili a tutti. “Vogliamo uno spazio aperto, dove possano ritrovarsi pazienti, famiglie e cittadini”, ha spiegato Agnelli. “Un luogo dove fermarsi, riflettere e trovare un po’ di pace prima o dopo una visita”.
Il giardino, dicono gli architetti, sarà pronto entro l’estate. Si affaccia sul parco naturale di Stupinigi, offrendo una vista tranquilla sulle campagne. “Abbiamo voluto creare un legame tra natura e scienza”, ha aggiunto uno dei progettisti. “Per ricordare che la ricerca nasce anche dal rispetto per l’ambiente”.
Bee Honey: il miele di Candiolo
Tra le novità c’è anche Bee Honey, il miele prodotto direttamente nel parco dell’Istituto grazie ad alcune arnie installate lo scorso autunno. Il progetto, nato con apicoltori locali, vuole sensibilizzare sull’importanza della biodiversità e coinvolgere pazienti e visitatori in attività educative.
“Il Miele di Candiolo sarà un simbolo del nostro legame con il territorio”, ha sottolineato Agnelli. “Ogni vasetto racconterà una storia di cura, attenzione e comunità”. Il primo raccolto è previsto per la prossima primavera; parte del ricavato andrà a finanziare nuovi progetti di ricerca.
Quarant’anni di scienza e radici sul territorio
Dal 1986 a oggi, la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro ha raccolto più di 200 milioni di euro grazie a donazioni private e campagne pubbliche. I fondi hanno permesso di acquistare apparecchiature diagnostiche all’avanguardia, finanziare borse di studio per giovani ricercatori e ampliare le strutture cliniche.
“Il nostro obiettivo è mantenere vivo e forte il legame tra ricerca, territorio e persone”, ha ribadito Agnelli prima di concludere. Tra il nuovo viale della Ricerca, il Giardino della Ricerca e il miele prodotto in loco, il messaggio è chiaro: portare la scienza dentro la vita di tutti i giorni, vicino ai bisogni concreti della gente.
Le celebrazioni per i 40 anni continueranno nei prossimi mesi con incontri pubblici, visite guidate e iniziative per le scuole. Un modo per aprire le porte dell’Istituto – fisicamente e simbolicamente – a tutta la comunità piemontese.
