Torino, 13 gennaio 2026 – Le suore Immacolatine di Torino hanno presentato una richiesta di risarcimento da un milione di euro contro la cosiddetta “gang di Don Alì”. Tutto nasce dall’aggressione subita da un maestro elementare davanti alla figlia, un episodio avvenuto a novembre nei pressi della scuola. Nel mirino delle religiose non c’è solo il tiktoker noto come Don Alì, ma anche altri due giovani e un maestro di boxe, sospettato di essere il mandante. Le suore spiegano che la somma è stata calcolata tenendo conto della “gravità del fatto”, della “violenza fisica e verbale” e delle “accuse false e denigratorie” rivolte all’insegnante.
Aggressione e accuse: cosa è successo davvero
Gli inquirenti hanno ricostruito la vicenda: il 24enne Don Alì, nome di battesimo Ali Ben Mohamed, era già noto sui social come “Re dei maranza”, con migliaia di follower su TikTok. Il video dell’aggressione, che è circolato in rete poche ore dopo l’episodio, mostra il tiktoker mentre insulta e circonda il maestro, con accanto due ragazzi, uno di 27 anni e l’altro coetaneo di Don Alì. Nel filmato si sente distintamente l’accusa: “Sei un pedofilo”, urlata davanti alla bambina dell’insegnante. Una scena che ha fatto montare l’indignazione tra i genitori e gli insegnanti della scuola.
La procura di Torino ha deciso per Don Alì e i suoi due complici una misura cautelare per atti persecutori, con obbligo di firma. Dopo le prime verifiche, gli investigatori hanno escluso ogni fondamento delle accuse contro il maestro. “Non c’erano prove a suo carico”, hanno detto fonti della polizia giudiziaria. Nonostante questo, la vicenda ha avuto un’eco immediata, anche per la diffusione sui social.
Le suore Immacolatine: una risposta chiara
Le suore Immacolatine, che gestiscono la scuola, si sono fatte parte civile nel processo. Hanno incaricato i loro avvocati di chiedere un risarcimento danni di un milione di euro. Una cifra che, secondo la congregazione, non copre solo il danno materiale e morale subito dall’insegnante e dalla scuola, ma vuole anche lanciare un segnale forte contro la violenza e la diffamazione. “Non possiamo permettere che episodi del genere restino impuniti”, ha detto suor Maria Teresa, la superiora. “La scuola deve essere un posto sicuro per tutti”.
Nel fascicolo della procura spunta anche il nome di un maestro di boxe, sospettato di aver organizzato l’aggressione. Gli investigatori stanno cercando di capire se dietro ci sia stata una regia esterna e quale legame abbia con Don Alì.
La città sotto choc: genitori in piazza
L’aggressione, avvenuta in pieno giorno davanti alla scuola, tra via Cibrario e corso Tassoni, ha scosso profondamente la comunità torinese. Tanti genitori si sono radunati fuori dall’istituto nelle ore successive, chiedendo più controlli e sicurezza. “Non è accettabile che un insegnante venga aggredito così, davanti ai bambini”, ha detto una madre presente.
La polizia ha identificato rapidamente i responsabili. Don Alì è stato arrestato poche ore dopo; per lui e i complici è scattato l’obbligo di firma. La procura ha ribadito che le accuse contro il maestro erano “del tutto infondate”. Ora si cerca di chiarire il ruolo del presunto mandante.
Social e giustizia: il peso di un video virale
Questo episodio ha riacceso il dibattito sull’uso dei social network come strumenti di gogna pubblica. Il video dell’aggressione ha superato le 200mila visualizzazioni in meno di un giorno, scatenando polemiche e commenti spesso duri. “Bisogna fare attenzione al potere distruttivo della rete”, ha osservato il dirigente scolastico durante una riunione con i genitori.
Sul fronte giudiziario, la richiesta delle suore Immacolatine segna un precedente importante: mai prima d’ora una congregazione religiosa torinese aveva chiesto un risarcimento così alto per un fatto simile. L’udienza preliminare è attesa nelle prossime settimane. Intanto, il maestro aggredito è tornato in classe. “Voglio solo ricominciare la mia vita”, ha confidato a chi gli è vicino. Ma la ferita resta aperta, dentro la scuola e nella città.
