New York, 13 gennaio 2026 – Donald Trump, ex presidente e attuale candidato repubblicano alla Casa Bianca, non ha perso tempo ieri sera per commentare i nuovi dati sull’inflazione negli Stati Uniti, lanciando un appello deciso alla Federal Reserve perché agisca sui tassi di interesse. “Numeri alti sull’inflazione. Jerome ‘Too Late’ Powell dovrebbe abbassare i tassi in modo deciso. Se non lo fa, sarà sempre ‘Too Late’”, ha scritto Trump sul suo social Truth, poco dopo che è stato reso noto il dato di dicembre, che segna un’inflazione al 2,7%.
Inflazione in calo, Trump spinge la Fed a muoversi
Il Bureau of Labor Statistics ha appena pubblicato i dati che mostrano come l’inflazione negli Stati Uniti a dicembre sia scesa al 2,7% su base annua, un leggero calo rispetto al mese precedente. Per molti, questo potrebbe essere un segnale per la Federal Reserve di rivedere la sua politica monetaria nei prossimi mesi. Trump, però, non si è fatto sfuggire l’occasione per tornare all’attacco contro il presidente della Fed, Jerome Powell, che in passato è stato già etichettato come “Too Late” per la sua lentezza nelle decisioni sui tassi.
Nel suo messaggio, pubblicato intorno alle 19 ora di New York, Trump ha sottolineato la necessità di “tagliare i tassi in modo netto”, avvertendo che un intervento tardivo rischia di rallentare la crescita economica. “Se non lo farà, sarà sempre ‘Too Late’”, ha ripetuto, tornando così su uno dei temi forti della sua campagna: la gestione dell’economia e il costo del denaro.
Powell sotto pressione tra mercati e politica
Jerome Powell, alla guida della Federal Reserve dal 2018, si trova ora stretto tra due fronti: i mercati, che cercano segnali chiari su un possibile allentamento della politica monetaria, e il clima politico sempre più infuocato in vista delle elezioni di novembre. Gli esperti di Wall Street stimano che la Fed potrebbe valutare un primo taglio dei tassi già nella primavera del 2026, se l’inflazione continuerà su questa strada.
La Fed, però, non ha risposto ufficialmente alle parole di Trump. Fonti vicine all’istituto hanno fatto sapere che le decisioni saranno prese “in base ai dati, non alle pressioni politiche”. Una posizione che Powell ha ribadito più volte nelle ultime conferenze stampa: “Il nostro mandato resta la stabilità dei prezzi e la piena occupazione”, aveva detto a dicembre.
Tassi e inflazione: il nodo della campagna elettorale
Il tema dei tassi di interesse e dell’inflazione è ormai al centro della sfida tra i candidati alla Casa Bianca. Trump si presenta come il difensore del potere d’acquisto degli americani, accusando la Fed e l’amministrazione Biden di aver reagito troppo tardi all’aumento dei prezzi degli ultimi anni. “Serve una svolta netta”, ripete spesso nei suoi comizi in Iowa e New Hampshire.
Dall’altro lato, la Casa Bianca sostiene la linea della Fed e invita alla prudenza. “Le decisioni sulla politica monetaria spettano alla Fed, che è indipendente”, ha detto ieri un portavoce dell’amministrazione Biden. Alcuni economisti, come Paul Krugman, mettono in guardia: un taglio troppo veloce dei tassi potrebbe far risalire l’inflazione proprio quando sembra stabilizzarsi.
Mercati in attesa, occhi puntati sulle mosse della Fed
Nel frattempo Wall Street segue tutto da vicino. Dopo i dati sull’inflazione, l’indice S&P 500 ha chiuso in leggero rialzo (+0,3%), segno che gli investitori puntano su un possibile cambio di rotta della Fed nei prossimi mesi. Ora tutti aspettano i verbali della prossima riunione del FOMC (Federal Open Market Committee), in programma il 24 gennaio.
In questo quadro, le parole di Trump aumentano la pressione su Powell e sul consiglio della Federal Reserve. La partita sui tassi di interesse si intreccia a quella elettorale, in un clima che promette di rimanere caldo fino all’autunno. Per ora, però, la linea ufficiale resta quella della cautela: “Seguiamo i dati”, ripetono dalla Fed a Washington. Ma il dibattito è tutt’altro che chiuso.
