Washington, 13 gennaio 2026 – “Patrioti iraniani, continuate a scendere in piazza. Prendete in mano le istituzioni. Tenete a mente i nomi di chi uccide e opprime, pagheranno caro. Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani. L’aiuto sta arrivando”. È con queste parole, pubblicate ieri sera su Truth Social, che Donald Trump è tornato a parlare della crisi in Iran, lanciando un appello diretto a chi da settimane sfida il regime di Teheran con le proteste.
Trump taglia i ponti con Teheran: “L’aiuto è in arrivo”
L’ex presidente Usa, da tempo molto presente sulla scena internazionale, ha deciso di rivolgersi senza filtri agli iraniani, invitandoli a non mollare. “Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani”, ha scritto, sancendo di fatto una rottura netta con i tradizionali canali diplomatici. Il messaggio arriva in un momento teso: nelle ultime 48 ore, secondo fonti locali, le proteste sono cresciute soprattutto a Teheran, Isfahan e Shiraz, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
Il mistero resta sull’“aiuto in arrivo”: nessun dettaglio è stato fornito. Né la Casa Bianca, guidata da Joe Biden, ha confermato piani per sostenere le opposizioni iraniane, direttamente o indirettamente. Ma la presa di posizione di Trump ha già acceso reazioni contrastanti, sia negli ambienti diplomatici statunitensi sia tra gli alleati europei.
Proteste in Iran: la tensione cresce nelle piazze
Da metà dicembre, l’Iran è attraversato da una nuova ondata di manifestazioni contro il regime degli ayatollah. Le organizzazioni per i diritti umani parlano di almeno 35 morti negli scontri con la polizia e la Guardia Rivoluzionaria. Le autorità di Teheran rispondono accusando “agenti provocatori” e denunciando “interferenze straniere”.
Nelle ultime ore, testimoni contattati da Reuters raccontano scene di alta tensione nel centro di Teheran: “La gente urla slogan contro il regime, si alzano barricate improvvisate, la polizia risponde con gas lacrimogeni”, dice un residente di via Enghelab. Le immagini sui social mostrano strade quasi deserte dopo il tramonto, negozi chiusi e una forte presenza delle forze antisommossa.
Reazioni globali: tra cautela e preoccupazione
Le parole di Trump hanno avuto eco anche fuori dagli Stati Uniti. A Bruxelles, fonti della Commissione europea hanno sottolineato la necessità di “evitare escalation” e di “difendere i diritti fondamentali degli iraniani”. Il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, ha definito la situazione “preoccupante” e chiesto “moderazione da tutte le parti”.
A Washington, il portavoce del Dipartimento di Stato si è limitato a dire che “gli Stati Uniti seguono da vicino gli sviluppi” e che “le decisioni saranno prese insieme agli alleati”. Nessun commento ufficiale sulle parole di Trump, che ormai da mesi segue una linea separata rispetto all’amministrazione Biden.
Il nodo dei rapporti tra Usa e Iran
La crisi si inserisce in un quadro già segnato da tensioni tra Washington e Teheran. Dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare nel 2018, durante la presidenza Trump, i rapporti non si sono più normalizzati. Le sanzioni restano in vigore e il dialogo diplomatico procede a rilento.
Per alcuni analisti, l’intervento di Trump rischia di complicare ancora di più le cose. “Parla direttamente ai manifestanti, ma non spiega che tipo di aiuto intende offrire”, osserva Michael Singh, esperto del Washington Institute for Near East Policy. “Così si creano aspettative difficili da gestire”.
Prospettive incerte
Al momento, non ci sono segnali chiari di un cambiamento da parte del governo iraniano. Le autorità continuano a parlare di “complotto internazionale” e promettono tolleranza zero verso chi scende in strada. Intanto, la comunità internazionale guarda con attenzione: le prossime settimane potrebbero essere decisive per capire se le proteste riusciranno a scuotere gli equilibri interni.
Nel frattempo, le parole di Trump restano sospese tra promessa e minaccia. In Iran, molti giovani hanno rilanciato sui social il suo appello. Altri temono che dichiarazioni così dure possano dare al regime un pretesto per aumentare la repressione.
