Borsa asiatica in rialzo: l’inflazione Usa spinge Tokyo a +1,48% con uno yen debole

Borsa asiatica in rialzo: l'inflazione Usa spinge Tokyo a +1,48% con uno yen debole

Borsa asiatica in rialzo: l'inflazione Usa spinge Tokyo a +1,48% con uno yen debole

Giada Liguori

Gennaio 14, 2026

Milano, 14 gennaio 2026 – Le Borse asiatiche hanno iniziato la settimana con una spinta decisa, spinte dai dati sull’inflazione americana diffusi ieri. Questi numeri hanno riacceso le speranze di nuovi tagli ai tassi da parte della Federal Reserve. A fare da traino è stata Tokyo, che ha chiuso con un rialzo dell’1,48%. Dietro di lei, Taiwan (+0,76%), Seul (+0,65%) e Sydney (+0,14%). In controtendenza, invece, Shanghai ha perso lo 0,31%, mentre le piazze di Hong Kong (+0,54%), Mumbai (+0,04%) e Singapore (-0,1%) sono ancora aperte.

Asia in rialzo dopo i dati Usa

La giornata sui mercati asiatici è partita con il botto. Appena sono stati pubblicati i dati sull’inflazione americana, gli operatori hanno reagito con entusiasmo. Molti vedono in quei numeri un possibile cambio di rotta nella politica della Fed nei prossimi mesi. “Il dato ha sorpreso in positivo, lasciando spazio a nuove manovre sui tassi”, ha detto un trader di Tokyo poco dopo la chiusura delle contrattazioni. L’effetto si è visto soprattutto in Giappone, dove i titoli dei grandi esportatori hanno beneficiato anche del rafforzamento del dollaro sullo yen.

Export giapponese in luce

A Tokyo, gli acquisti si sono concentrati sui titoli legati all’export. Il cambio favorevole – con il dollaro a 159,16 yen – ha dato una spinta importante ai produttori di semiconduttori come Lasertec (+5,2%) e Advantest (+4,89%), ma anche ai colossi dell’auto come Nissan (+2,53%) e Suzuki (+1,96%). Bene anche l’elettronica, con Nikon (+2,16%) e Panasonic (+1,23%). “Il cambio ha fatto la differenza”, ha ammesso un analista di Nomura Securities. “Con questi valori, le aziende esportatrici migliorano i loro margini”.

Oro e argento alle stelle

Sul fronte delle materie prime, l’oro è salito dell’1,09%, raggiungendo i 4.636,59 dollari l’oncia. Ma a rubare la scena è stato l’argento, con un balzo del 5,47% che l’ha portato sopra i 90 dollari l’oncia (90,35 dollari), un nuovo record. L’attenzione degli operatori è tutta rivolta verso i beni rifugio in questa fase, come spiega un broker di Singapore: “La domanda è alta”. In calo, invece, il petrolio WTI (-0,7% a 60,72 dollari al barile) e il gas naturale europeo (-2,06% a 30,83 euro al MWh), segno che la domanda di energia resta debole.

Spread Btp-Bund in calo

In Europa, nel mercato obbligazionario, si nota il calo dello spread tra Btp e Bund decennali tedeschi, ora a 63 punti base netti. Il rendimento annuo del titolo italiano è salito leggermente al 3,48%, mentre quello tedesco si attesta al 2,85%. “Il restringimento dello spread mostra una maggiore fiducia degli investitori nella stabilità dell’area euro”, ha commentato un gestore milanese. Sul fronte delle valute, il dollaro perde terreno contro euro (85,84 euro) e sterlina (74,37 penny), ma si rafforza sullo yen.

Sguardo puntato sugli Usa

Gli occhi dei mercati restano fissi sugli Stati Uniti. I future sulle Borse europee sono in territorio positivo, segno che anche Milano e Francoforte potrebbero partire bene. Quelli su Wall Street, invece, sono più cauti. Gli investitori aspettano i dati sulle vendite al dettaglio, sulle nuove abitazioni e sulle scorte di greggio. “Questi numeri saranno decisivi per capire la direzione della Fed”, racconta un operatore di Londra.

In sintesi, la giornata si apre con un cauto ottimismo sui mercati globali. L’Asia guida il rimbalzo, spinta dalla prospettiva di una Fed più morbida e da un export giapponese in crescita. Ma la partita vera si giocherà nelle prossime ore, quando dagli Stati Uniti arriveranno nuovi segnali sulla salute dell’economia mondiale.