Catanzaro, 14 gennaio 2026 – In Calabria, tra il 2004 e il 2023, appena 1.273 ordinanze di demolizione su 11.398 sono state davvero messe in pratica nei Comuni, poco più dell’11%. Lo rivela il dossier “Abbatti l’abuso in Calabria”, presentato oggi da Legambiente nella Cittadella regionale di Catanzaro. Il rapporto, nato da una collaborazione con la Regione Calabria, scatta una fotografia impietosa di un fenomeno ancora radicato, soprattutto lungo le coste. La Calabria è infatti tra le regioni più a rischio di abusivismo edilizio.
Abusivismo edilizio: i numeri che non mentono
Dai dati raccolti da Legambiente, che ha coinvolto 105 Comuni calabresi (circa un quarto del totale, ma con la metà della popolazione regionale), emerge che il grosso delle demolizioni – il 73% – riguarda immobili sulle coste. Non una sorpresa per chi conosce la pressione sulle spiagge calabresi, soprattutto d’estate. Ma nonostante le ordinanze, la maggior parte degli abusi resta lì, intatta.
Solo 135 immobili sono finiti nelle casse comunali – appena l’1,1% delle ordinanze emesse – anche se la legge dice che in caso di mancata demolizione da parte dei proprietari, l’immobile deve passare ai Comuni. “Questo conferma le difficoltà croniche degli enti locali a far rispettare i provvedimenti”, ha spiegato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria.
Sentenze e ordinanze: quando tutto resta bloccato
Il dossier mette in luce anche il peso della magistratura: tra le Procure coinvolte, sono state emesse 1.029 sentenze di demolizione per immobili abusivi. Di queste, solo 244 sono state eseguite, poco meno del 24%. Le altre 1.843 ordinanze non eseguite sono state girate alle Prefetture, che dovrebbero intervenire con provvedimenti sostitutivi.
La maggior parte dei reati riguarda costruzioni senza permesso: ben 3.808 provvedimenti toccano case costruite senza alcun titolo, spesso in zone vincolate o a rischio frane e alluvioni. “Sono numeri che raccontano una realtà difficile da scalfire”, ha ammesso Parretta. “Serve un cambio netto nei controlli e nelle sanzioni”.
Calabria ultima in classifica: un problema di fondo
Con solo l’11% di demolizioni eseguite, la Calabria si piazza all’ultimo posto tra le regioni più esposte all’abusivismo edilizio insieme a Campania, Puglia, Sicilia e Lazio, come sottolinea Legambiente. In queste altre regioni la media delle demolizioni è più alta; la Calabria resta indietro.
Le ragioni? Tra i motivi segnalati da esperti, funzionari regionali e Procure ci sono la mancanza di risorse nei Comuni, le lungaggini burocratiche e, non da ultimo, la pressione sociale e politica dei proprietari degli immobili abusivi. “Non è solo una questione tecnica”, ha spiegato un dirigente regionale, “ma anche culturale: spesso manca la volontà di fare sul serio”.
Le reazioni: “Basta rinvii, serve una svolta”
Alla conferenza non sono mancate le parole dei sindaci dei Comuni costieri più colpiti. “Siamo spesso lasciati soli”, ha raccontato il sindaco di un piccolo centro del Tirreno cosentino. “Le risorse per le demolizioni scarseggiano, e i ricorsi rallentano tutto”. Legambiente ha chiesto alla Regione e al Governo un piano straordinario per aiutare i Comuni a far rispettare le ordinanze e per rafforzare i controlli preventivi.
Il dossier sarà inviato alle Prefetture e alle Procure calabresi. Solo allora si capirà se i numeri cambieranno davvero. Intanto, sulle coste calabresi, tante case abusive restano al loro posto, in attesa di una risposta concreta dalle istituzioni.
