Davos, 14 gennaio 2026 – Un mondo sempre più incerto e teso: è questo il ritratto che emerge dal nuovo Global Risks Report del World Economic Forum, presentato oggi, a pochi giorni dall’apertura del meeting di Davos. Il rapporto, basato sulle opinioni di oltre 1.300 tra accademici, manager, rappresentanti istituzionali e membri della società civile, mette in chiaro una cosa: lo scontro geoeconomico è il rischio più grande a livello globale. Una dinamica che, avvertono gli esperti, potrebbe portare presto a una “collisione” tra conflitti armati, militarizzazione dell’economia e frammentazione sociale.
Scontro geoeconomico e instabilità: i rischi che pesano di più
Secondo il rapporto, metà degli intervistati – in aumento di 14 punti percentuali rispetto allo scorso anno – si aspetta che i prossimi due anni saranno “turbolenti o tempestosi”. Un altro 40% prevede situazioni “instabili”, mentre solo il 9% si aspetta un periodo stabile e appena l’1% è ottimista su una fase di calma. “Le previsioni di leader ed esperti parlano chiaro: c’è molta preoccupazione”, si legge nel comunicato del Forum.
Guardando più avanti, nei prossimi dieci anni, la situazione non migliora: il 57% vede un mondo ancora turbolento, il 32% instabile, il 10% stabile e solo l’1% tranquillo. “L’era della competizione rende più gravi i rischi globali – dal confronto geo-economico alla tecnologia fuori controllo, fino al crescente debito – e limita la nostra capacità di farvi fronte insieme”, spiega Saadia Zahidi, direttrice generale del World Economic Forum.
Conflitti e divisioni sociali: i pericoli che non mollano
Al secondo posto tra i rischi per il 2026 ci sono i conflitti armati tra Stati, che nelle previsioni a due anni scendono al quinto posto. Una minaccia che pesa sulle catene di approvvigionamento e sulla stabilità economica mondiale. Tra le altre preoccupazioni spiccano eventi meteorologici estremi, polarizzazione sociale e disinformazione.
“Collaborare e dialogare resta fondamentale”, ricorda Børge Brende, presidente e CEO del World Economic Forum. “Il nostro appuntamento annuale a Davos sarà un’occasione chiave per capire rischi e opportunità e costruire i ponti necessari per affrontarli”.
Sul piano geopolitico, il 68% degli intervistati si aspetta un “ordine multipolare o frammentato” nei prossimi dieci anni, quattro punti in più rispetto al 2025. Un segnale della difficoltà crescente a trovare accordi condivisi a livello internazionale.
Economia in difficoltà: debito, inflazione e rischio bolla
I rischi legati all’economia mostrano il maggior aumento nelle previsioni a due anni. La paura di una recessione economica e dell’inflazione sale rispettivamente all’undicesimo e al ventunesimo posto tra le priorità globali. Intanto, il rischio di una bolla speculativa passa dal venticinquesimo al diciottesimo posto. “Le preoccupazioni per il debito e le possibili bolle, insieme alle tensioni geo-economiche, potrebbero far scattare una nuova fase di instabilità”, avverte il rapporto.
Disinformazione e tecnologia: l’incognita dell’intelligenza artificiale
La disinformazione si piazza al secondo posto nelle previsioni a due anni, seguita dall’insicurezza informatica al sesto. Spicca la crescita delle paure legate agli “esiti negativi dell’IA”: il rischio legato all’intelligenza artificiale balza dal trentesimo posto nelle previsioni a due anni al quinto in quelle a dieci anni. Un salto che racconta l’ansia per le conseguenze su lavoro, società e sicurezza.
La polarizzazione sociale, strettamente connessa ai progressi tecnologici, è al quarto posto nel 2026 e al terzo nel 2028. La disuguaglianza resta stabile al settimo posto sia nelle previsioni a due sia a dieci anni.
Davos, il crocevia del dialogo globale
Il rapporto arriva mentre cresce l’attesa per le riunioni a Davos, dove è prevista anche la partecipazione del presidente statunitense Donald Trump, noto per mettere in discussione la cooperazione multilaterale. In questo scenario, il World Economic Forum si propone come un “sistema di allerta precoce”, per aiutare governi e aziende a orientarsi tra rischi vecchi e nuovi.
“Nessuno di questi rischi è inevitabile”, conclude Zahidi. “Solo con dialogo e collaborazione possiamo trovare risposte efficaci”. Ma tra le montagne svizzere, la sensazione è chiara: la strada verso una stabilità globale resta in salita.
