Davos: la geopolitica in una svolta cruciale dal 1945

Davos: la geopolitica in una svolta cruciale dal 1945

Davos: la geopolitica in una svolta cruciale dal 1945

Giada Liguori

Gennaio 14, 2026

Davos, 14 gennaio 2026 – Il Forum economico mondiale sta per aprire i battenti la prossima settimana a Davos, in Svizzera, in quello che il presidente del Wef, Borge Brende, ha definito “il quadro geopolitico più complicato dal 1945”. Un’affermazione che pesa, soprattutto se si pensa alle tensioni internazionali che hanno segnato l’ultimo anno. Eppure, tra le montagne grigie e la neve che ricopre la cittadina svizzera, si prepara una delle edizioni più partecipate di sempre. “Saranno presenti sei su sette leader del G7”, ha spiegato Brende, sottolineando quanto questa presenza sia “storica”.

Davos 2026: il Forum sotto la lente della geopolitica

Il Forum di Davos 2026 si apre in un clima di grande incertezza. “Non vedevamo una situazione così complessa da oltre settant’anni”, ha detto Brende ieri pomeriggio durante la conferenza stampa a Ginevra, nella sede del Wef. Sul tavolo ci sono temi caldi: dalla guerra in Ucraina alle tensioni tra Stati Uniti e Cina, senza dimenticare le crisi in Medio Oriente e la sicurezza energetica. Fonti vicine all’organizzazione sottolineano che la partecipazione quasi completa dei leader del G7 – tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il primo ministro giapponese Fumio Kishida – mostra quanto la comunità internazionale senta il bisogno di un confronto diretto.

Economia globale: tenuta e segnali di ripresa

Nonostante le ombre geopolitiche, Brende ha voluto mettere in chiaro un punto: “L’economia tiene, ci aspettiamo una crescita globale superiore al 3% quest’anno”. Una previsione che trova conferma anche nel Fondo Monetario Internazionale, che nelle ultime settimane ha rivisto al rialzo le sue stime. “La crescita non sarà uguale ovunque – ha ammesso – ma vediamo segnali incoraggianti sia nei mercati emergenti sia in alcune economie avanzate”. Occhi puntati sugli Stati Uniti, dove l’inflazione sembra sotto controllo, e sulla Cina, che sta iniziando a riprendersi dopo mesi di rallentamento.

Partecipazione record e un’agenda fitta

A Davos sono attesi oltre 2.800 delegati da tutto il mondo: capi di Stato, amministratori delegati delle grandi multinazionali e rappresentanti della società civile. Il programma è fitto, con incontri su temi come transizione energetica, intelligenza artificiale, sicurezza alimentare e nuove strategie per la cooperazione internazionale. “Mai come quest’anno – spiega un funzionario del Wef – la richiesta di dialogo è stata così forte”. Tra i panel più seguiti, quello sulle nuove regole del commercio globale e una sessione speciale dedicata alla cybersicurezza.

Le sfide sul tavolo: energia, clima e disuguaglianze

Il momento è delicato. La crisi energetica resta in primo piano, con i prezzi del gas ancora instabili e la necessità di accelerare sulla transizione verso le rinnovabili. Il clima sarà un tema chiave: un rapporto recente del Wef sottolinea come il rischio di eventi climatici estremi sia visto come una delle maggiori minacce per i prossimi anni. Non mancheranno poi dibattiti sulle disuguaglianze sociali ed economiche, aggravate dalla pandemia e dalle tensioni geopolitiche.

Davos tra speranze e tensioni

I leader arriveranno tra domenica sera e lunedì mattina. In città, l’atmosfera è già tesa: le misure di sicurezza sono state rafforzate, con controlli agli ingressi e presidi delle forze dell’ordine lungo le strade principali. “Ci aspettiamo proteste pacifiche”, ha detto un portavoce della polizia locale. Intanto, tra gli operatori economici si respira un cauto ottimismo. “Il fatto che si parli ancora di crescita è già una buona notizia”, ha commentato un manager italiano incontrato all’aeroporto di Zurigo.

Uno sguardo al futuro: Davos come punto di svolta

Il Forum di Davos 2026 si presenta come un appuntamento decisivo per la politica e l’economia mondiali. “Sarà un’occasione per cercare soluzioni condivise”, ha concluso Brende, lasciando capire che solo dal confronto diretto potranno arrivare risposte concrete alle sfide globali. Per ora, tra le Alpi svizzere, si respira attesa. E anche un po’ di preoccupazione.