Roma, 14 gennaio 2026 – Oggi al Ministero dell’Università e della Ricerca è stato siglato un accordo importante tra la Regione Sardegna e lo Stato tedesco della Sassonia. Obiettivo? Rafforzare la collaborazione per l’Einstein Telescope, il futuro osservatorio europeo dedicato alle onde gravitazionali. L’Italia punta a ospitare la struttura nell’ex miniera di Sos Enattos, in provincia di Nuoro, mentre la Sassonia propone la regione della Lusazia. La firma è arrivata in un momento decisivo, alla presenza della ministra Anna Maria Bernini, del primo ministro sassone Michael Kretschmer e della presidente sarda Alessandra Todde. In sala, tra gli altri, anche il premio Nobel Giorgio Parisi e il presidente dell’INFN Antonio Zoccoli.
Einstein Telescope, la doppia sfida tra Sardegna e Lusazia
Al centro dell’intesa c’è l’idea di costruire l’Einstein Telescope come una “doppia elle”: due strutture gemelle, collegate tra loro, una a Sos Enattos e l’altra nella Lusazia sassone. Un modello che punta a una collaborazione solida tra Italia e Germania. Dal Ministero spiegano che la scelta nasce dalle condizioni geologiche favorevoli di entrambi i territori e dalla complementarità delle competenze scientifiche e industriali. “Questa soluzione – si legge nella nota del Mur – renderebbe il progetto più sostenibile e meno rischioso”.
Si parla di un investimento vicino al miliardo di euro, uno dei principali progetti europei nel campo delle onde gravitazionali. La candidatura italiana, sostenuta dal Mur con un impegno finanziario diretto, vuole trasformare una sfida territoriale in una proposta da portare avanti insieme in Europa.
Diplomazia scientifica: un passo avanti per l’Europa
Dietro la firma di oggi c’è un lavoro lungo e intenso. Non solo tra governi regionali e nazionali, ma anche con la comunità scientifica internazionale. “Questo accordo dimostra che territori con storie e culture diverse possono lavorare insieme per un futuro scientifico condiviso”, ha detto la ministra Bernini durante la cerimonia.
Per Bernini, l’intesa “rafforza una visione comune: costruire una collaborazione duratura sulle onde gravitazionali, uno dei settori più avanzati della scienza nel mondo”. Fondamentale anche il supporto del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, insieme all’impegno della presidente Todde, che hanno contribuito a far arrivare a questo risultato.
Una partita europea ancora aperta
La candidatura Sardegna-Sassonia si inserisce in un quadro competitivo. Anche i Paesi Bassi hanno proposto di ospitare l’Einstein Telescope nell’area dell’Euregio Mosa-Reno, al confine tra Belgio, Germania e Paesi Bassi. In Germania, la decisione finale tra la Lusazia sassone e Maastricht – sostenuta da Belgio, Paesi Bassi e dalla Renania Settentrionale-Vestfalia – non è ancora stata presa. L’accordo di oggi però dà più forza alla Sassonia nel dibattito tedesco.
Per l’Italia, questa intesa è anche una strategia per mettere in luce il Mezzogiorno come un polo scientifico europeo. “Collaborare con un’altra regione periferica europea come la Sassonia è un valore aggiunto”, ha spiegato Alessandra Todde. “Non abbiamo mai visto la candidatura sassone come un ostacolo, ma come un’opportunità per unire le forze e raggiungere un obiettivo comune”.
La spinta della comunità scientifica
Alla cerimonia hanno preso parte alcune delle figure più importanti della ricerca italiana ed europea. Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica e presidente del comitato tecnico-scientifico istituito dal Mur a supporto della candidatura italiana, ha dato il suo appoggio alla soluzione della doppia infrastruttura. Con lui anche i fisici Marica Branchesi e Fernando Ferroni, e il presidente dell’INFN Antonio Zoccoli.
“Questo traguardo è il frutto di un lavoro lungo e costante”, ha ricordato Todde. Un percorso fatto di rapporti istituzionali, dati tecnici e confronto continuo. “Ringrazio tutti quelli che hanno contribuito, a partire dalla ministra Bernini che ha sempre sostenuto il progetto con spirito di collaborazione”.
Prossimi passi e sfide future
L’accordo tra Sardegna e Sassonia segna una tappa importante nella corsa all’Einstein Telescope, ma la decisione finale arriverà solo a ottobre 2025. Nel frattempo, il progetto si candida a diventare un simbolo della cooperazione scientifica europea, con ricadute importanti sia sul piano tecnologico che su quello dello sviluppo del territorio.
“Einstein Telescope è una grande infrastruttura di ricerca, un investimento strategico per il futuro della scienza fondamentale”, ha concluso Bernini. Un investimento che guarda lontano, puntando a rafforzare l’attrattività dell’Europa nel mondo e a costruire ponti tra regioni diverse, unite dalla ricerca.
