Fater presenta Rock and Safe: la sicurezza sul lavoro che tocca l’anima

Fater presenta Rock and Safe: la sicurezza sul lavoro che tocca l'anima

Fater presenta Rock and Safe: la sicurezza sul lavoro che tocca l'anima

Matteo Rigamonti

Gennaio 14, 2026

Milano, 14 gennaio 2026 – La sicurezza sul lavoro resta un punto fermo per Fater, azienda che opera nel settore dei prodotti per l’igiene della casa e della persona. Lo ha ribadito Antonio Fazzari, General Manager e Chief Operating Officer, in un’intervista con Adnkronos/Labitalia. «Ci teniamo molto alla sicurezza perché è il modo migliore per proteggere chi lavora con noi e dare senso al nostro motto ‘People First’», ha spiegato Fazzari, sottolineando quanto questo tema sia al centro della strategia aziendale. Ma la prevenzione tradizionale non basta più. Per questo in Fater si cercano strade nuove, anche con l’aiuto di chi si occupa di marketing e comunicazione.

Rock n Safe: la musica che parla di sicurezza in fabbrica

Tra le idee più recenti c’è ‘Rock n Safe’, un format nato da Stefano Pancari, «un nostro amico, a cui siamo sempre grati», dice Fazzari, portato direttamente negli stabilimenti e nella sede centrale. È un vero e proprio concerto rock che mescola musica dal vivo, racconti e testimonianze dirette. L’obiettivo? Raccontare la sicurezza in modo diverso, che coinvolga davvero. «Siamo convinti che ascoltare un brano dal vivo mentre si parla di sicurezza tocchi l’anima in modo molto più profondo», confida il manager.

L’esperimento ha preso forma negli ultimi mesi: un palco montato tra le linee di produzione, luci soffuse, strumenti pronti a suonare. Operai e impiegati seduti fianco a fianco, qualcuno con la tuta ancora impolverata. Dietro, i macchinari fermi per un’ora. «Abbiamo voluto rompere la routine», raccontano alcuni dipendenti. «Così la sicurezza non è più solo una regola da seguire, ma qualcosa che senti davvero dentro».

Safe Start: portare la cultura della sicurezza oltre la fabbrica

Non solo musica. Fater ha lanciato anche ‘Safe Start’, un programma che punta a diffondere la cultura della sicurezza anche fuori dallo stabilimento. «Partiamo da una convinzione semplice: il 90% dei problemi di sicurezza dipende da noi, non dai macchinari o dagli altri», spiega Fazzari. Il progetto si concentra sugli stati d’animo e i comportamenti che mettono a rischio la sicurezza: stanchezza, fretta, distrazione, troppa sicurezza in se stessi.

«Safe Start vuole aiutare le persone a riconoscere questi segnali — anche a casa, non solo al lavoro», precisa il manager. L’idea è chiara: se impari a riconoscere i segnali di pericolo nella vita di tutti i giorni, sarai più attento anche in fabbrica. Le prime valutazioni interne mostrano che il programma sta interessando soprattutto i più giovani, spesso meno inclini a seguire le regole in modo rigido.

Formazione e coinvolgimento: il cuore del metodo Fater

Queste iniziative fanno parte di un impegno più ampio che punta sulla formazione continua e sul coinvolgimento diretto dei dipendenti. «Non basta fare un corso obbligatorio una volta all’anno», ammette Fazzari. «Serve un linguaggio nuovo, strumenti che parlino davvero alle persone». Da qui l’idea di provare format diversi — dalla musica alle testimonianze — per far sentire il tema meno lontano.

Nei corridoi della sede di Pescara, dove lavorano più di 400 persone, si respira curiosità. «All’inizio eravamo un po’ scettici», racconta un tecnico della manutenzione. «Poi abbiamo capito che certe storie ti rimangono più in testa di mille slide». Ma non è tutto semplice: «Cambiare mentalità richiede tempo», ammette una responsabile delle risorse umane.

Sicurezza: un valore che diventa di tutti

Per Fater, la vera sfida è trasformare la sicurezza da un obbligo a un valore condiviso. «People First non è solo uno slogan», insiste Fazzari. «Vuol dire mettere davvero le persone al centro». Il percorso è lungo — lo ammettono anche i vertici — ma i primi segnali sono buoni. «Quando vedi un collega che richiama un altro su una distrazione, senza paura di sembrare pignolo, capisci che qualcosa sta cambiando».

In fabbrica, tra una pausa caffè e una riunione, la sicurezza torna spesso nei discorsi informali. Ed è forse proprio lì, lontano dai manifesti e dalle procedure scritte, che si misura il vero impatto di queste iniziative.