Il cinema risorge: la tassa sulle piattaforme di streaming come salvezza

Il cinema risorge: la tassa sulle piattaforme di streaming come salvezza

Il cinema risorge: la tassa sulle piattaforme di streaming come salvezza

Giada Liguori

Gennaio 14, 2026

Roma, 14 gennaio 2026 – Il movimento #siamoaititolidicoda torna a farsi sentire e lancia un nuovo appello al governo: l’identità culturale del cinema italiano deve tornare a essere una priorità politica. Il gruppo mette in guardia contro le ultime scelte dei ministri Gennaro Sangiuliano e Alessandra Giuli, che secondo loro rischiano di smantellare quanto di buono c’è nel nostro settore audiovisivo. Denunciano una logica di “punizione ideologica” che lascia da parte una vera idea di crescita culturale e industriale.

La Francia ci ha già messo mano: e noi?

Nel comunicato uscito stamattina, il movimento ricorda come la Francia abbia adottato già dal 2021 un sistema per finanziare il cinema, soprattutto quello indipendente, basato su una tassa tra il 20% e il 25% sulle piattaforme di streaming. “È una misura concreta – spiegano – che ha portato centinaia di milioni di euro nelle casse pubbliche, soldi poi investiti nel nostro cinema”. In Italia, invece, si parla tanto ma non si arriva mai a una soluzione vera. “Si rinuncia a strumenti già testati e funzionanti in altri Paesi europei”, si legge nella nota.

Per #siamoaititolidicoda, il modello francese funziona perché è parte di una visione chiara, culturale e industriale, ben radicata nel tempo. “Da noi, invece, prevale un dibattito ideologico che non porta a nulla”. E la domanda è semplice: perché non copiare anche da noi questa strada?

Le responsabilità del governo e il ruolo delle piattaforme

La risposta, secondo il movimento, è tutta politica. “Oggi una scelta del genere sembra impossibile per via di una sudditanza crescente verso gli interessi statunitensi”, accusano. Le ultime riforme e i decreti sul settore, secondo loro, mettono in ginocchio il cinema indipendente italiano. “Si favoriscono soprattutto le grandi multinazionali americane”, sostengono gli attivisti.

Il pericolo, dicono, è una lenta svendita del patrimonio industriale e culturale del Paese. Un fenomeno che definiscono come “colonialismo economico e culturale”. Eppure, mentre si lamenta la scarsità di fondi, si ignorano strumenti che potrebbero portare nelle casse dello Stato decine, se non centinaia, di milioni di euro.

Tra crisi e speranze: il futuro del cinema italiano

Le risorse che arriverebbero da una tassa sulle piattaforme digitali, secondo #siamoaititolidicoda, potrebbero dare una boccata d’ossigeno al settore. Servirebbero a sostenere le opere prime, i film più rischiosi e sperimentali. “Si potrebbe salvaguardare l’occupazione in un comparto oggi in grave difficoltà”, spiegano. Parole che fotografano le difficoltà di produttori indipendenti, registi emergenti e maestranze tecniche.

Negli ultimi mesi, molti operatori del settore hanno denunciato la mancanza di fondi per le produzioni italiane. “Siamo sempre più in balia di logiche di dipendenza”, racconta un produttore romano che preferisce restare anonimo. “Così rischiamo di perdere la nostra identità culturale”.

Il dibattito resta aperto, ma le risposte tardano

La tutela del cinema italiano resta al centro del dibattito politico e culturale. Da Palazzo Chigi, però, nessuna risposta ufficiale alle richieste del movimento. Fonti vicine al Ministero della Cultura parlano di “nuove misure in arrivo per sostenere la filiera”, ma per ora non si parla di interventi simili a quelli francesi.

Intanto, #siamoaititolidicoda annuncia nuove iniziative pubbliche nelle prossime settimane. L’obiettivo è chiaro: riportare la questione della difesa del pluralismo produttivo e dell’occupazione sotto i riflettori di Parlamento e opinione pubblica. “Non possiamo permettere che il cinema italiano diventi terreno di conquista per interessi stranieri”, concludono. La partita, insomma, è ancora aperta.