Il film di Daniele Vicari su Frêney: un’epica avventura cinematografica si conclude

Il film di Daniele Vicari su Frêney: un'epica avventura cinematografica si conclude

Il film di Daniele Vicari su Frêney: un'epica avventura cinematografica si conclude

Giada Liguori

Gennaio 14, 2026

Bolzano, 14 gennaio 2026 – Si sono chiuse ieri, sulle nevi dell’Alta Val Venosta, le riprese di “Bianco”, il nuovo film diretto da Daniele Vicari con Alessandro Borghi nel ruolo dell’alpinista leggendario Walter Bonatti. Tre mesi durissimi tra i 3.000 e i 3.500 metri di quota, in condizioni proibitive, per raccontare una delle pagine più intense e famose dell’alpinismo italiano.

Tra vette e ricordi: il set che sfida la montagna

Il regista, appena finito l’ultimo ciak, ha raccontato: “Tre mesi tra i tremila e i 3500 metri, e non abbiamo mai mollato. Non c’è stato un momento di cedimento, solo la voglia di stare lì, in alto. La montagna ti dà forza, ti spinge verso l’alto, ma chiede solo rispetto.” Vicari ha voluto sottolineare come tutta la troupe abbia affrontato la montagna con grande rispetto, ricevendone in cambio una bellezza che – dice lui – “ci accompagnerà per molto tempo”.

Le riprese si sono mosse tra la Valle d’Aosta e l’Alto Adige, attraversando luoghi simbolo come il Flambeaux, la Fourche, il Peuterey e il Pilone Centrale del Frêney. Quest’ultimo, una parete verticale di 800 metri, è il cuore della tragedia che il film vuole ricostruire. Dopo le riprese in quota, la produzione si è spostata a Roma, dove in studio sono state ricreate con tecnologie all’avanguardia le pareti e le cenge del Frêney. La fase finale è tornata sulle nevi altoatesine, chiudendo un lungo viaggio iniziato mesi fa.

Bonatti e la tragedia del Frêney: una storia di coraggio e dolore

“Bianco” racconta la spedizione del luglio 1961, quando Walter Bonatti insieme a Andrea Oggioni e Roberto Gallieni tenta per la prima volta di scalare il Pilone Centrale del Frêney, ancora inviolato. Al bivacco della Fourche, i tre si incontrano con una cordata francese guidata da Pierre Mazeaud e decidono di unire le forze. È l’alba del 10 luglio 1961.

La scalata parte bene, ma presto una tempesta feroce – neve e vento gelido – li blocca su piccole terrazze di roccia. Quattro giorni e quattro notti senza cibo né riparo vero. È lì che scatta la tragedia: non tutti ce la faranno. Una vicenda che ha segnato per sempre la storia dell’alpinismo europeo.

Nel cast, oltre a Borghi, ci sono Pierre Deladonchamps, Finnegan Oldfield, Marlon Joubert, Quentin Faure, Alessio Del Mastro e Jonas Bloquet. Il film si ispira al libro “Frêney 1961 – La tempesta sul Monte Bianco” di Marco Albino Ferrari, che ha scritto anche soggetto e sceneggiatura insieme a Massimo Gaudioso, Francesca Manieri e lo stesso Vicari.

Un lavoro internazionale con radici profonde

Il film è una coproduzione tra Italia, Francia e Belgio. Produttori sono Mattia Guerra, Laurent Fumeron, Joseph Rouschop ed Eva Curia. Tra i partner figurano Be Water Film con Rai Cinema, The Project Film Club, Tarantula. Il progetto ha ricevuto sostegno dal MIC-DGCA e dal Fondo per lo sviluppo del cinema e dell’audiovisivo, oltre al supporto di IDM Film & Music Commission Südtirol e della Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste.

Non mancano collaborazioni con realtà locali: Moncler, BCC Valdostana, Club Alpino Italiano, e il patrocinio dei Comuni di Courmayeur e Chamonix. Skyway Monte Bianco ha fornito assistenza logistica come partner location.

Dietro la macchina da presa, a curare la fotografia è Gherardo Gossi, la scenografia è di Marta Maffucci, i costumi di Emmanuelle Youchnovski. Al suono lavora Alessandro Palmerini, il montaggio è firmato da Benni Atria, mentre le musiche sono di Luca D’Alberto.

Il 2026 sarà l’anno di “Bianco” nelle sale

Il film arriverà presto nei cinema italiani grazie a 01 Distribution. La data precisa non è stata ancora fissata, ma la produzione punta a una uscita entro il 2026.

Per chi ama il cinema e la montagna, ma anche per chi cerca storie vere di coraggio e resistenza, “Bianco” promette un racconto fedele, intenso, capace di riportare sulle scene le emozioni di quei giorni sul Monte Bianco. Un viaggio tra le vette e nella memoria, con la natura che resta protagonista assoluta.